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Credo la risurrezione di questa carne

La partecipazione della diocesi di Sora‑Cassino‑Aquino‑Pontecorvo alle commemorazioni friulane nel 50° del sisma

Nel cuore del Friuli, tra le montagne e la piana di Gemona, la memoria del terremoto del 1976 si è trasformata in preghiera e gratitudine. Cinquant’anni dopo, la celebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale Matteo Zuppi, cui ha preso parte la delegazione diocesana rappresentata da don Antonio Lecce e don Akino Theofilo, ha ridato voce a un popolo che ha saputo rinascere dalle macerie, sostenuto da una rete di solidarietà che ha attraversato l’Italia. Le parole della Veglia Pasquale – «quanto è stato distrutto si ricostruisce, quanto è invecchiato si rinnova» – hanno risuonato come sintesi di una storia di fede e di comunità.

Tra i protagonisti di quella rinascita ci furono anche i volontari della Diocesi di Aquino, Sora e Pontecorvo, che risposero all’appello di mons. Giovanni Nervo, presidente di Caritas Italiana. Nacque così un legame di amicizia tra Chiese sorelle, un ponte di mani e di cuori che unì Gemona, Bordano, Osoppo e Trasaghis. Don Paolo Vanutti, parroco e guida spirituale, fu il punto di riferimento di questa fraternità concreta: con le prime donazioni acquistò il legname per costruire un centro polifunzionale, simbolo di una comunità che non si arrende.

Nel cinquantesimo anniversario, la visita alla tomba di Don Paolo nel cimitero di Bordano è diventata gesto di riconoscenza e continuità. Durante l’incontro tra le delegazioni delle diocesi gemellate, la ceramica della Madonna di Canneto e il numero speciale del Bollettino Ufficiale con il decreto di proclamazione della Vergine Bruna come Patrona della Chiesa di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo sono stati doni di comunione spirituale. La cena offerta dalla Pro Loco ha suggellato un abbraccio collettivo: un popolo che ricorda e ringrazia chi ha accompagnato i suoi padri nella rinascita materiale e spirituale.

«Siamo felici di aver ripercorso grazie a voi la memoria del sisma, ma soprattutto la tanta partecipazione che ci ha aiutati a rinascere», ha scritto il preside Gian Mario, testimone di quella fraternità. Le sue parole racchiudono il senso profondo di questa celebrazione: la fede che diventa storia, la solidarietà che si fa resurrezione. In Friuli, come altrove, la Chiesa continua a credere nella risurrezione di questa carne – quella dell’uomo e delle sue comunità – perché ogni ferita può diventare luogo di vita nuova.

Sulla tomba di don Paolo VaruttiLa consegna Madonna Di CannetoCena ad AvasinisCon il Card. Zuppi