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Andate, in fines terrae – Omelia per l’inizio del ministero di don Silvano Casciotti, parroco (Civitella Roveto, 16 maggio 2026)

ANDATE, IN FINES TERRAE

Omelia per l’inizio del ministero di don Silvano Casciotti, parroco
Civitella Roveto, 16 maggio 2026

 

Carissimo don Silvano, cari presbiteri, stimate autorità, amati fratelli e sorelle,

 resta vivo nel cuore il ricordo dell’indimenticabile don Franco Geremia. La gratitudine per il suo ministero si fa ancora una volta in questa liturgia rendimento di grazie al Signore, Sommo Sacerdote della nuova ed eterna Alleanza. Agli apostoli mossi da meraviglia e stupore mentre Gesù si distacca da loro per ritornare nella gloria del Cielo, viene chiesto: Perché state a guardare il cielo? Cari amici, cosa ha da dirci il cielo di tutti i giorni e di ogni notte, questo immenso spazio intasato da droni che bombardano e uccidono, numero incalcolabile di rifiuti abbandonati nelle missioni spaziali. Si tratta spesso di stadi dei razzi, frammenti di satelliti, scaglie di vernici, polveri, materiale espulso dai motori dei razzi, oltre a miriadi di antenne che cercano connessioni. Cosa c’è di nuovo oggi nel cielo? Ce lo dicono i due uomini in bianche vesti (At 1, 11): Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo. Dunque, in alto i vostri cuori, non gli occhi. Il cuore della Chiesa sia per sempre rivolto al Signore e non attaccato alla mondanità.

Come in cielo così in terra

L’Ascensione porta a compimento gli eventi della vita terrena di Gesù. Il Risorto assicura gli apostoli: saranno loro a continuare nel tempo e in ogni luogo la sua opera nel mondo e a favore del mondo. Per questo, affida una missione ben definita: essere testimoni della sua Pasqua in fines terrae. L’Ascensione del Signore lancia l’avventura della Chiesa nel mondo. Da ottimo educatore, Gesù fa un passo indietro per far posto ai testimoni del Vangelo. Se la presenza del Signore sulla terra è stata di breve durata, la sua vicinanza alla Chiesa sarà garantita sino alla consumazione del mondo (Mt 28,20). Gesù si congeda dai suoi apostoli: Una nube lo sottrasse ai loro occhi.  D’ora in avanti come abita il “cielo” della gloria divina, così Gesù continua ad agire sulla terra attraverso l’ardore di ogni discepolo missionario. La scena della sua “ascensione” descrive semplicemente il suo “nascondimento”, ma non la sua assenza. Anzi, ora si fa cercare ancora di più, proprio perché nascosto: “Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato…Mi hanno incontrata le guardie, da poco le avevo oltrepassate, quando trovai l’amore dell’anima mia”. (cfr Ctc 3,1-4). L’ascensione nella sfera divina sottrae Gesù allo sguardo degli apostoli ma non dal loro cuore, che arde ancora di più di amore per Lui. Nella tradizione biblica la nube manifesta, ma velandola, la costante e continua presenza di Dio in mezzo al suo popolo (Es 13; 19; 33). Sottratto allo sguardo degli uomini, raggiunto il mondo divino, gli uomini sono chiamati a riconoscere la sua presenza nascosta. Mentre ascende nella gloria del Padre, i discepoli sono sollecitati a non vivere di nostalgia ma di memoria: Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? (At 1,11). La nostalgia paralizza, fomenta la tentazione di tornare indietro; la memoria ravviva la profezia ed eleva in alto il cuore: “Sei tu – scrive s. Agostino -che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha pace finché non riposa in te. Che io ti cerchi, Signore, invocandoti e ti invochi credendoti”. Fare memoria è custodire gli eventi della storia, segni evidenti dell’azione salvifica di Dio, e investirli nel modo migliore verso il futuro che il Signore apre davanti ai nostri passi missionari. Il dispiacere di non vedere più il Signore risorto rischiava di schiacciare nel cuore il futuro che Gesù aveva loro prospettato: Riceverete la forza dello Spirito Santo e di me sarete testimoni sino ai confini della terra (cfr At 1,8). Lo sguardo degli apostoli viene distolto dal cielo e ricondotto al presente perché saranno gli attori della storia che comincia, vissuta nella tensione del ritorno di Cristo.

Non temete, Io sono con voi

L’ascensione del Signore è una forma di prossimità più profonda dell’Emmanuele, il Dio con noi (Mt 1,23), assicurata sino alla fine: Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo (Mt 28,20). Perciò, caro don Silvano, non temere! Quanti sono chiamati a svolgere una missione particolare sono sostenuti da Dio: “Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo Dio. Ti rendo forte e ti vengo in aiuto e ti sostengo” (Is 41,10). A Giosuè, giovane guerriero posto a capo delle tribù di Israele dopo la morte di Mosè, Dio dice: “Non ti ho forse comandato: ‘Sii forte e coraggioso’? Non aver paura e non spaventarti, perché il Signore, tuo Dio, è con te, dovunque tu vada” (Gs 1,9). Il profeta Geremia ha paura della chiamata del Signore. Dio lo rassicura: “Non dire: ‘Sono giovane’. Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò e dirai tutto quello che io ti ordinerò. Non aver paura di fronte a loro, perché io sono con te per proteggerti” (Ger 1,7-8). Nella casa di Nazareth l’angelo annuncia a Maria: Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te …Non temere, perché hai trovato grazia presso Dio (Lc 1, 28.30). A Giuseppe, raggiunto dall’angelo durante il sonno della sua docile obbedienza, Dio rivela: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa” (Mt 1, 20.24). La certezza della sua vicinanza ammorbidisce il timore della sproporzione tra il chiamato e la missione da affrontare, a svantaggio naturalmente delle sue forze umane: solo la certezza della vicinanza del Signore incrementa la fiducia di “riuscirci”.

Andate, annunciate, battezzate, insegnate

I verbi della missione sono sempre al plurale. L’evangelizzazione è opera ecclesiale, pastori e gregge insieme. Don Silvano oggi il Signore ti costituisce per queste comunità di Civitella testimone della sua risurrezione, per essere insieme con loro, e solo nel suo Nome, strumento di grazia, di riconciliazione, di salvezza. Gesù ti ricorda: “Io conosco quelli che ho scelto”. Lui ti conosce: non ti ha scelto a caso. Il suo sguardo su di te è radice della tua elezione: ti vuole bene, ti ama di un amore unico. Sei dono della sua predilezione gratuita e incondizionata. La sua è una scelta preferenziale per l’affidamento di un servizio speciale: Andate, fate miei discepoli, battezzate, insegnate ad osservare… Sono i verbi della tua missione qui, a Civitella. Gesù ti ricorda ancora che “un inviato non è più grande di chi lo ha mandato”. Nessuno di noi è costituito padrone della comunità, ma padre, fratello e pastore. Assumere la missione di parroco non corrisponde ad uno scatto di carriera, né giustifica la cattiva ascesa della superbia, e non funziona come un ascensore sociale. E’ piuttosto una responsabilità che richiede l’ascetica dell’umiltà e del servizio. Non sei più grande di Colui che ti ha inviato. Il discernimento del Vescovo deve favorire l’iniziativa di Dio: la missione alla quale oggi sei chiamato è affidata a te dalla Chiesa, nel nome di Gesù Cristo, l’Inviato dal Padre: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20,21). A me non resta che dare voce alla volontà del Signore perché si compia anche attraverso di te il suo mandato missionario…Andate in fines terrae!

+ Gerardo Antonazzo