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Alla scuola della volontà di Dio – Omelia per le Compagnie di pellegrini di Canneto (Basilica-Santuario Regionale, 21 agosto 2025)

ALLA SCUOLA DELLA VOLONTÀ DI DIO

Omelia per le Compagnie di pellegrini di Canneto
Basilica-Santuario Regionale, 21 agosto 2025

 

Cari amici, fedeli, devoti e pellegrini,

non finirò mai di ripetere il mio affettuoso grazie per la vostra bella e tenace testimonianza di fede in Dio e di amore alla Madre di Dio, qui venerata con il titolo di Vergine Bruna di Canneto, celeste Patrona della nostra diocesi. In particolare, quest’anno molti di voi sono stati sorprese da un violento temporale lungo i sentieri di montagna in cammino verso la Basilica mariana di Canneto. Il Signore Gesù e il cuore di Maria vi ricompensi di ogni sacrificio, mentre desideriamo ringraziare la Madre di Dio per aver custodito e protetto ogni pellegrino da qualsiasi danno o pericolo.

Siamo pellegrini di Canneto

Non facciamo turismo religioso. Noi non siamo viaggiatori seriali, non escursionisti della natura, per quanto stupenda sia, non camminatori “fai da te”, né turisti per caso o cercatori incuriositi da antichi e rinomati siti religiosi, sognatori affascinati da immaginazioni del sacro misto a racconti leggendari.

Noi siamo “pellegrini di Canneto”, mendicanti di speranza. La gran parte di voi ha camminato, percorrendo sentieri montuosi e armonizzando lo stupore per la bellezza del creato con il respiro dell’anima ritmato da passi incerti e faticosi. Qui, a Canneto, la Madre del Dio Vivente, ci ascolta, attende paziente i suoi figli a Lei affidati dal Figlio nel momento estremo del suo amore per tutti, e aiuta anche noi a “custodire nel cuore”, cioè a riportare nel cuore tutto ciò che ci ha sedotti nei momenti più belli della nostra vita di fede, attirandoci in questo santo luogo di venerazione e di ininterrotto culto alla Vergine Bruna. La speranza della meta è sempre purificato e impreziosito dal cammino della fraternità, del camminare insieme nella forma anche fisica di una cordata di amici decisi a percorrere la Via maestra, che è Cristo Gesù con la sua Parola e con il suo sorprendente modello di vita. Impariamo sempre più a camminare con Lui, ripercorrendo le orme dei passi da Lui tracciati nel Vangelo, per poi riconoscerlo come compagno di strada che ci affianca nel duro selciato delle paure, delle frustrazioni e delusioni, lamentele e delusioni (cfr. Lc 24). Se impariamo a condividere il cammino riconoscendo la sua presenza, in alcuni momenti particolari sentiremo “ardere il cuore” di gioia, di consolazione, di misericordia, di benevolenza, di pace e soprattutto di tanta speranza che ci introduce nel cammino di ritorno.

La prima volta di Gesù

Ho visto in questi giorni diversi bambini, alcuni davvero con pochi mesi di vita, portati in pellegrinaggio davanti all’effigie della Madonna di Canneto. Queste scene mi hanno riportato al primo pellegrinaggio di Gesù, quando era davvero piccolo, anche lui a poche settimane dalla nascita a Betlemme: “Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore” (Lc 2,22). Attraverso i suoi genitori, il Bambino si fa pellegrino nella Casa del Padre, per essere a Lui offerto in quanto primogenito, per imparare a compiere la volontà di Dio. Così interpreta tale evento l’autore della Lettera agli Ebrei: “Entrando nel mondo, Cristo dice: ‘Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: ‘Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà’. Dopo aver detto: Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato, cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: Ecco, io vengo a fare la tua volontà. Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre” (Eb 10, 5-10). Per il Bambino Gesù, il suo entrare nel Tempio inaugurava il suo ingresso nella storia del mondo, a favore del quale iniziava a sintonizzare la propria esistenza terrena con la volontà salvifica del Padre. Tale armonia di Cristo con la missione affidatagli dal Padre si compirà perfettamente con l’offerta del proprio corpo “una volta per sempre”. Secondo l’autore ispirato, l’ingresso di Gesù nel Tempio dà inizio già al processo della nostra santificazione che si perfezionerà compiutamente nel sacrificio della propria vita per l’istituzione della nuova ed eterna alleanza. Tutto ciò considerato, già questo primo pellegrinaggio di Gesù rivela la potenza e la preziosità della sua missione.

Pellegrino “dispettoso”

“I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa” (Lc 41-42). Maria, la madre, è in affanno; Giuseppe è smarrito, in uno stato confusionale senza precedenti perché sente su di sé una tremenda responsabilità nel custodire la vita del Figlio di Dio. Il ragazzo si è allontanato dalla carovana dei suoi familiari, per fermarsi nel Tempio a discutere, rispondere e interrogare i dottori della Legge, stupiti e sorpresi dalla sua abilità argomentativa molto sapiente, pronto nel conversare con loro, i quali facevano fatica a tenergli testa. Quando i genitori, su segnalazione di qualche altro pellegrino, lo rintracciano nel Tempio, non gli risparmiano uno sfogo comprensibile. Non è un rimprovero, ma un’attestazione affettuosa di grande amore, espressione di un desiderio di insopprimibile di capire il destino di questo singolare “figlio”. La reazione di Gesù è rivelativa per i suoi genitori: “Come può essere che mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio? (Lc 2,49). Ritorneranno tutti e tre a Nazareth uniti alla propria carovana, mentre Giuseppe e Maria rimuginavano nella loro mente la risposta del figlio, domandandosi che cosa volesse dire “fare la volontà del Padre mio”.

Da pellegrini a discepoli

Cari pellegrini e devoti, il Cammino ci cambia: alla scuola della Parola, e sull’esempio di Giuseppe e Maria, i pellegrini imparano proprio a Canneto a diventare discepoli della volontà di Dio. Ce lo ricorda Maria durante le nozze di Cana, nel momento in cui invita gli inservienti a mettersi a disposizione di quanto Gesù deciderà di fare per risolvere l’impasse della mancanza di vino durante la festa nuziale: “Sua madre disse ai servitori: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv 2,5). Come si vede, la volontà di Gesù, come quella del Padre, è sempre e solo di favorire il nostro vero bene. Dio non è colui che ci complica la vita, o il padrone che ci tiene al guinzaglio. Ci vuole liberi e felici: a noi credere con estrema fiducia in tutto ciò che lui compie per il nostro vero bene, anche quando non risponde ad alcune nostre attese. Tutto ciò che non mi fa bene non viene da Dio, dalla forza del male che a volte riesce a prevalere. La domanda, anche per noi, è la medesima che si pongono Maria e Giuseppe: cosa significa fare la volontà di Dio? Comprendere o affidarsi? L’una e l’altra cosa: ma in ordine inverso! Con Dio prima ci si deve fidare, e poi comprendere. Dio merita ogni nostro atto di fiducia e di consenso, per poi comprendere la bontà degli eventi da lui suscitati e ordinati a nostro vantaggio secondo la sua logica di Padre. Gesù si fa pellegrino per manifestare la sua obbedienza al Padre; Maria si fa pellegrina nella fede per giungere a compiere la volontà del Padre; noi, pellegrini, camminiamo non solo con i piedi, molto di più con il cuore, per imparare a compiere la volontà di Dio. Gesù educa al suo esempio, educandoci con la preghiera del Padre nostro: “…Sia fatta la tua volontà”. Non sono le parole disperate di chi non trova una via d’uscita, nulla a che vedere con un senso di rassegnazione e di disfatta, di scoraggiamento e di rinuncia. Sono parole coraggiose di speranza! Dio non mi delude, né può tradire il bene che desidera per me. Lui lo compirà. A me tocca attendere, e accogliere con fiducia filiale ciò che Lui dispone per plasmarci come discepoli docili e fedeli alla sua volontà.

+ Gerardo Antonazzo