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Affiliati, pacificati e inviati

Tanti i fedeli radunati giovedì 21 maggio in Cattedrale per la Veglia di Pentecoste
con il vescovo Antonazzo, che ha offerto meditazione sull’azione dello Spirito

La diocesi di Sora‑Cassino‑Aquino‑Pontecorvo si è raccolta giovedì 21 maggio nel cortile della Curia vescovile di Sora per la veglia di Pentecoste, presieduta dal vescovo Gerardo Antonazzo. La liturgia ha visto convergere fedeli dalle diverse comunità parrocchiali, gruppi e movimenti in un clima di preghiera e di profonda comunione ecclesiale. La Pentecoste, culmine del tempo pasquale, è apparsa ancora una volta come il grembo in cui la Chiesa si lascia rigenerare dal dono dello Spirito, sorgente di unità, pace e missione.

Il rito iniziale, segnato dalla presenza del cero pasquale e dalla benedizione del fuoco, ha evocato la continuità del cammino pasquale: dalla luce del Risorto alla fiamma che arde nel cuore dei credenti. Attorno al braciere acceso, l’assemblea ha invocato i sette doni dello Spirito, mentre le fiaccole distribuite ai presenti sono state segno di una fede in cammino chiamata a testimoniare Cristo. La processione verso la Cattedrale, guidata dal cero e composta dalle fiaccole, si è snodata come un pellegrinaggio silenzioso, che ha innalzato al Cielo, davanti ai bagliori del vespro, una grande corale invocazione. La consegna delle fiaccole ha ricordato a ciascuno il mandato ricevuto: uscire, annunciare, edificare comunità vive, capaci di custodire la pace, primo dono del Risorto. Il cammino, scandito dai canti e dal passo ordinato dei fedeli, ha offerto l’immagine di una comunità che non teme di manifestare la propria speranza.

Entrando in Cattedrale, i fedeli si sono disposti all’ascolto della Parola, cuore della veglia: il racconto degli Atti, la varietà dei carismi descritta da Paolo, il soffio del Risorto nel Vangelo di Giovanni: testi suggestivi che tratteggiano e restituiscono alla Chiesa il suo volto originario di popolo convocato, unito e inviato. La liturgia ha fatto emergere, nella sua dimensione attualizzante permeata da tali parole e segni, la forza generativa dello Spirito, capace di trasformare la paura in audacia, la chiusura in apertura, la dispersione in comunione.

Nella meditazione pronunciata ai fedeli, il vescovo Antonazzo ha richiamato la responsabilità ecclesiale che nasce dal dono dello Spirito, affermando che la Pentecoste rappresenta il compimento dell’unica storia dello Spirito, un percorso che attraversa tre tappe decisive della rivelazione. Dalla croce, ha ricordato, Gesù «consegna lo Spirito», generando una nuova filiazione che trasforma i credenti in figli nel Figlio: è qui che la Chiesa nasce come popolo riconciliato, radicato nella grazia pasquale. Nel cenacolo della sera di Pasqua, invece, lo Spirito ricostruisce la comunione ferita: “Pace a voi”, dice il Risorto, affidando ai discepoli il compito del perdono e della riconciliazione fraterna, fondamento dell’unità ecclesiale.

La Pentecoste, terzo momento, è il compimento che apre le porte e trasforma la paura in missione. Lo Spirito, ha spiegato il Vescovo, non solo abilita all’annuncio, ma rende la Chiesa capace di vivere «non solo nel mondo, ma per il mondo», in un dinamismo che unisce filiazione, comunione e mandato. L’imperativo evangelico «andate in tutto il mondo» non è un’opzione, ma un dovere che corrisponde al diritto di ogni persona di ascoltare il Vangelo.

Per questo, ha concluso, la comunità non può perdere nessuno dei passaggi dello Spirito: generati alla croce, riconciliati nel cenacolo, inviati a Pentecoste. Solo così il Signore porta a compimento la promessa di non lasciarci mai orfani.

La veglia è continuata con le testimonianze, i simboli dello Spirito portati all’altare – le primizie, il profumo, l’abito, il vino nuovo -, che ne hanno reso tangibile la presenza nella quotidianità dei credenti, come promessa di rinnovamento e di consolazione

La veglia non si è limitata a preparare la solennità liturgica, ma ha restituito alla comunità diocesana il gusto di sentirsi popolo in cammino, convocato e inviato, radicato nella filiazione, nella riconciliazione e nella missione che nasce dal Vangelo e dal soffio dello Spirito, dono da cui la Chiesa locale e ogni comunità credente riparte, con la fiducia di chi sa che ogni cammino ecclesiale è già pienezza nel dono dello Spirito.