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47ª Giornata Nazionale per la Vita

“Trasmettere la vita, speranza per il mondo” è stato il tema della Giornata che Cassino ha dedicato a Marco De Angelis, “Alfiere della Vita”

Domenica 9 febbraio la Sala degli Abati a Cassino si è letteralmente riempita di persone per celebrare la 47ª Giornata Nazionale per la Vita, dal titolo “Trasmettere la vita, speranza per il mondo”. Cassino da sempre ha onorato questo appuntamento, ma quest’anno è stato davvero particolare, perché è diventata la Giornata per la Vita in memoria di Marco De Angelis, che per tanti anni ne è stato l’animatore, il sostenitore, il conduttore, convinto, anzi innamorato come era della Vita, dedicando gran parte del suo tempo all’aiuto delle mamme in difficoltà, alla creazione e conduzione del Centro di Aiuto alla Vita di Cassino, agli incontri con i fidanzati che si preparavano al sacramento del Matrimonio, alle giovani famiglie, essendo molto attivo nella Pastorale familiare in Diocesi. Una bella foto di Marco era stata appoggiata con discrezione ma in vista, alla statua di S. Benedetto, laterale al tavolo dei relatori. A introdurre e coordinare i lavori, dopo un canto eseguito dal Coro in cui lo stesso Marco cantava, della Parrocchia di S. Antonio, è stato Don Giovanni De Ciantis, responsabile diocesano della Pastorale familiare. Presente il Vescovo diocesano Gerardo Antonazzo, il quale ha illustrato il tema di quest’anno, che ha assunto l’orizzonte della Speranza, centro del Giubileo 2025. Vedi testo completo. Citando alcuni passi della Bolla di indizione del Giubileo Spes non confundit, al n° 9 ed il Messaggio della Conferenza Episcopale Italiana per questa ricorrenza, ha trasmesso una visione della vita carica di speranza. Oggi, purtroppo, si registra una “perdita del desiderio di trasmettere la vita” piuttosto diffusa nella società. Non c’è fiducia nel futuro e spesso i giovani guardano con preoccupazione al futuro, fino a pensare che non valga la pena impegnarsi per rendere il mondo migliore. Ma, come sostiene Marina Casini, Presidente del Movimento per la vita, “Diritto all’aborto significa aborto dei diritti”. L’indulgenza plenaria che dà il Giubileo, ha sottolineato il Vescovo Gerardo, non si lucra solo andando nelle basiliche e nelle chiese giubilari, ma anche sostenendo attività a difesa della vita. La crisi non deve mai farci perdere la speranza, della quale non si può fare a meno nella vita. Marco De Angelis, che si è dedicato moltissimo a questo, profondendo amore alla vita e alle persone, potremmo dichiararlo “Alfiere della Vita”. Il secondo intervento, intervallato da un altro canto eseguito dal Coro degli “amici di Marco”, è stato dell’avv. Arturo Buongiovanni, del Movimento per la Vita, che ha fatto un po’ la storia del Movimento e dei Centri di aiuto alla Vita e ha ricordato che la Giornata per la Vita nacque nel 1978, subito dopo la legalizzazione dell’aborto in Italia e contemporaneamente nacque il volontariato per la vita. Fu allora di Marco l’iniziativa di far nascere il Cav a Cassino, rimboccandosi le maniche e affrontando le difficoltà delle madri. Oggi, ha affermato, c’è una cultura del silenzio, anzi una congiura, perché del bambino concepito non si parla, è il grande dimenticato, come se non equivalesse al bambino già nato. Tutta la vita fragile e indifesa appare come un problema da togliere di mezzo. Invece con attenzione, affetto e sensibilità bisogna accostarsi e aiutare, come Marco, che sempre e fino all’ultimo ha fatto di tutto, con coraggio e intraprendenza, per aiutare le mamme in difficoltà, negli incontri prematrimoniali diceva sempre che ogni bambino è una risorsa ed è “uno di noi”. A Cassino sono stati salvati centinaia e centinaia di bambini.

Don Giovanni ha sottolineato che oggi il volontariato è una sfida e un’occasione per ognuno di noi e ha poi chiamato Annapaola Formisano, la moglie di Marco che con lui ha condiviso tutto. Emozionata, ma forte nelle sue convinzioni, ha cominciato a parlare leggendo l’Inno alla Vita di Madre Teresa. L’uditorio in sala era attento e partecipe, con una commozione che si toccava con mano. Ma non hanno vinto le lacrime, bensì la testimonianza vera, efficace, edificante di una vita vissuta nella fede e nell’amore, di un impegno costante e continuo per aiutare gli altri, di una rettitudine a tutta prova, di un senso della famiglia e della condivisione eccezionale, tanto che tutti quelli che si accostavano, si sentivano “a casa” e la loro casa era costruita davvero sulla roccia. Marco e Annapaola appartenevano all’Associazione Cristo Risorto e hanno lavorato in tale prospettiva a costruire la loro coppia e la loro famiglia, curando la formazione, la preghiera, la crescita. Anche quando è arrivata la malattia, Marco ha continuato a pregare, a credere, ad avere intorno familiari, amici, sacerdoti, persone. Anche quando non poteva più essere indipendente, la vicinanza degli altri e la fede lo hanno sostenuto. “Non ci siamo mai sentiti disperati. Anche nella malattia la speranza c’era”, ha affermato Annapaola. Lui, quasi con meraviglia, diceva: ma ci pensi quante persone pregano per me? E lei rispondeva: si vede che hai saputo costruire bei ponti con tutti. Tante, sì, le preghiere, tutti speravano in un miracolo. Il miracolo della guarigione non c’è stato, ma abbiamo visto tante grazie portate dalla malattia. Lui non si è mai lamentato, anzi offriva la sua malattia per le coppie, soprattutto quelle in difficoltà. È stato un papà presente con premura e consapevolezza. Il suo è stato un percorso di fede. La preghiera preferita era l’Adorazione Eucaristica o, quando gli veniva portata, la Comunione. Aveva un grande amore per Cristo Risorto. Ora, ha detto Annapaola, io soffro per la sua mancanza, ma so che lui sta col Signore, sicuramente nella gioia eterna e questo mi dà una grande forza. Sicuramente ci saranno ancora molti frutti, lascia una grande eredità. Quello di Marco è stato un Servizio alla Vita dal concepimento alla… resurrezione!

La commozione generale è esplosa in un applauso incredibile. Anche Don Benedetto Minchella, il loro parroco, ha voluto dare la sua testimonianza: è una delle più eccelse testimonianze di vita e di morte. Credeva a quello che diceva. Non ha lasciato indietro niente della parola di Dio. Anche quando gli incontri andavano bene, proponeva di far meglio la volta successiva. Ha dato la vita per testimoniare la fede nella resurrezione. Marco ha fatto sul serio col Signore e il Signore ha fatto sul serio con Marco.

Don Giovanni ha spronato i presenti a continuare l’opera di Marco e il Vescovo ha puntualizzato: Il Signore ci ha ascoltato, non ha guarito Marco ma attraverso Marco ha fatto arrivare molte conversioni.

Infine un altro amico, il dott. Goffredo Alviano, di Caserta, del Movimento per la Vita, ha voluto anche lui tracciare un profilo di Marco, a conferma di quanto già era stato detto, ed ha ringraziato Annapaola perché grazie a lei sua moglie riposa tra le braccia del Risorto. Portando l’esempio di S. Giuseppe Moscati, medico, esempio di medico cristiano, ha notato la grande disumanizzazione globale che esiste in campo medico e chiede in una sua preghiera che i medici possano lavorare in condizioni umane, e che l’accompagnamento sia terapeutico e umano, stabilendo empatia, donando anche tempo per accogliere il dolore e la paura del malato e dei familiari. La storia esemplare di Marco è il cristiano che testimonia la speranza: è un seme che fa nascere tanto bene.

Gli applausi, dopo questi discorsi di vita vissuta nella fede e nella speranza e altri interventi musicali degli amici di Marco e alcune significative testimonianze, avevano creato uno straordinario afflato emotivo. Tutti si sentivano toccati nel cuore e l’anima di tutti era sollevata perché è vero, la fede dà speranza e questo fa bene all’anima e alla vita di tutti. Anche questa serata è stata un dono di Dio per mezzo di Marco. Grazie, Marco. Grazie Annapaola. Grazie Amici. Cristo è davvero risorto!

Adriana Letta