Luoghi di culto rupestri in Diocesi: l’eremo della Madonna del Cauto a Morino

Attorno all’anno Mille, nelle regioni montuose che cingono la Diocesi di Sora, Cassino, Aquino e Pontecorvo, e nei territori attigui, si estese un intenso movimento eremitico che, soprattutto negli anni a seguire, portò all’edificazione di varie chiesette rupestri sulle quali dimorarono numerosi eremiti. Tale movimento è da ricondurre alla presenza in Diocesi, soprattutto nei secoli XI-XIII, dei monaci benedettini di Montecassino, che ebbero un’influenza determinante sulla vita morale e religiosa del territorio diocesano. In queste terre, naturalmente montuose, e perciò puntellate di luoghi inaccessibili, il monachesimo benedettino trovò non solo il luogo ideale per sviluppare la sua influenza religiosa ed economica, ma anche per ampliare l’ideale di vita spirituale nelle due forme più conosciute: prima quella anacoretica, nei sec. V-VIII, ed in seguito quella cenobitica, che ebbe il suo maggiore sviluppo nei sec. XI-XII. In particolare un luogo dove, tra il dodicesimo ed il tredicesimo secolo, la vita ascetica conobbe il suo periodo di massima espansione, fu la Valle Roveto, con le sue splendide montagne poste nel mezzo di una importante via di comunicazione che collegava la provincia Valeria con il territorio sorano. È in questo periodo storico che si hanno le prime attestazioni dei romitori di Sant’Angelo in Valle Sorana, di Sant’Elia in San Giovanni Valle Roveto, di San Francesco a Civita d’Antino, delle grotte eremitiche di San Lorenzo a Capistrello, e San Bartolomeo a Civitella Roveto. Sempre in questi anni è attestata la fondazione dell’eremo della Madonna del Cauto, sicuramente uno dei più belli dal punto di vista naturalistico e spirituale.

La prima notizia storica di questo luogo di culto, situato a 1.173 mt., è datata 1174, quando i chierici della chiesa di San Giovanni di Celano aprirono un contenzioso con i monaci di Santa Maria del Pertuso sulle modalità di consacrazione degli oli sacri il giorno del giovedì santo; i primi, infatti, ne volevano un’ampolla separata per le loro chiese rispetto alle altre della diocesi. Dopo tale data le tracce del monastero e della chiesa di Santa Maria del Pertuso si perdono del tutto. Comunque la vita del cenobio dovette concludersi prima del secolo XV, visto che il Febonio, ai suoi tempi (1678), descrivendo il luogo non vedeva che solitudine e rovina. Oggi il piccolo eremo è ancora lì, con il suo antichissimo impianto giunto integro fino a noi, come se il tempo si fosse fermato nel lontano XII secolo. La chiesetta, in pietra grezza, comprende la cappella nella parte alta, ed al di sotto una cripta con scopo abitativo. Un arco a tutto sesto sostiene la piccola balconata di ingresso alla chiesa. L’interno (m. 7.50 x m. 4) ha la volta a botte in pietra, con un solo altare che riceve luce dall’unica finestra posta sul prospetto e da una porta sul lato destro che conduce all’esterno, su un singolare sepolcro roccioso. Sulla parete di fondo sono visibili degli affreschi restaurati nel 1990 da Pietro Della Nave, che si estendono in parte verso l’alto. Rappresentano in sei riquadri la storia della vita di Santa Caterina d’Alessandria, e tra quelli meno visibili si scorge un San Clemente. Pur non essendo mai stata effettuata una ricognizione artistica da parte di esperti, grazie al recente restauro, nell’angolo in alto a destra  della parete in fondo, è emersa una data: 1210, presumibilmente la data di ampliamento ed abbellimento della chiesetta del già esistente cenobio benedettino.

Come raggiungere l’eremo: superata la frazione di Grancia di Morino, arrivati alla riserva naturale Zompo lo schioppo, ci si porta di fianco al laghetto della centrale Enel. Da qui inizia il sentiero CAI che prende il nome di “Scalelle”, ottimamente segnalato, tramite il quale ci si addentrerà nel bosco di faggi che consente di risalire da dietro la cascata dello Zompo. Nel percorso vi sono delle difficoltà dovute alla presenza di alcuni tratti ripidi ed a strapiombo che affacciano sulla valle. Dopo aver costeggiato la roccia, superato il torrente Romito in altezza, ed esser passati al di sotto di una grossa parete calcarea, si raggiunge lo speco dell’eremo. Dislivello in salita: 670 metri circa; Tempo di percorrenza: 3h. (andata e ritorno).

 

Fonti:

MEGLIO, Lucio, Gli eremi della Diocesi di Sora, Aquino e Pontecorvo, Sora, 2013;

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Categorie: Tracce: arte & cultura

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