La parrocchia di Fontechiari

Storia e fede della chiesa parrocchiale dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Fontechiari

Una parrocchia tutta da scoprire

Il video di Tonino Bernardelli: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=527969730872630&id=210898452579761

La parrocchia di Fontechiari, la storia della chiesa principale del paese è connessa a quella che ha vissuto il piccolo centro di Schiavi negli anni in cui l’arciprete eresse la chiesa parrocchiale apparteneva al Ducato di Sora fino a quando nel 1796, per volontà di Ferdinando I, re delle Due Sicilie, fu reintegrato nel Regno di Napoli.

Nel 1862 il paese cambiò denominazione da Schiavi (poiché in questa località venivano custoditi gli schiavi del condottiero arpinate Caio Mario) a Fontechiari, dal nome dalle limpide fonti di acqua sorgive intermittenti che sono presenti nel territorio.

Scarne sono le informazioni riguardanti la piccola chiesa intitolata a due santi importanti per la Chiesa Cattolica: Giovanni il Battista, il profeta che annunciò Cristo già nel grembo materno e Giovanni Apostolo ed Evangelista, il discepolo che Gesù amava. I santi titolari della parrocchia sono raffigurati sulla tela che domina l’abside della chiesa e che avvolge il fedele che vi entra.

L’attuale chiesa parrocchiale dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista fu edificata nel 1751 per volere dell’allora arciprete Don Tommaso De Carolis. Sorge sui resti di una precedente costruzione romanica. Dapprima strutturata come chiesa a navata unica e poi ricostruita nell’attuale pianta rettangolare a croce latina a tre navate, la chiesa ha sei colonne con capitelli di tipo corinzio ed otto archi. L’interno, un insieme di romanico – lombardo (maestri comacini) e di barocco, è caratterizzato da un transetto e da un coro a semicerchio tutto di noce con nove posti. Nell’abside c’è la tela raffigurante il Cristo con i due Giovanni, Battista ed Evangelista. Tutte le tele sono di epoca seicentesca e sono visibili mosaici della precedente chiesa medievale. Numerose sono le opere d’arte conservate al suo interno tra le quali segnaliamo due affreschi del XV secolo raffiguranti Vergine e Santi, una croce processionale di scuola abruzzese del XIV secolo, il ciclo di affreschi che decora il soffitto della navata centrale del Cavalier d’Arpino e infine il monumentale organo in noce costruito nel 1785 da Cesare Catarinozzi, restaurato nel 1985.

L’interno della chiesa rappresenta una struttura più squisitamente barocca, caratterizzata dai capitelli e dalle finiture delle mura dorati. La struttura si presenta ben illuminata oltre che dalla luce naturale che penetra dalle finestre e dalle vetrate artistiche colorate della cupola anche dalla luce artificiale emanata dai caratteristici candelabri.

Il fedele che entra nella chiesa fontechiarese si lascia avvolgere dalla meditazione personale fornita dalle statue che occupano la teoria delle cappelle presenti, caratteristica delle chiese della corrente.

Fonti:

  • siti internet
  • italianvirtualtour.it

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