LETTERA DEL VESCOVO AI RAGAZZI

“STO ALLA PORTA E BUSSO” – APRI, ASCOLTA, RISPONDI!

Carissimi ragazzi,
questa mia Lettera ci prepara all’incontro che avrò la gioia di avere con voi in occasione della prossima Visita pastorale. Vi confido che non vedo l’ora di trascorrere qualche minuto prezioso di dialogo, per conoscervi e apprezzare le vostre belle qualità, per ascoltare le vostre domande, raccogliere i vostri desideri, risolvere qualche dubbio e difficoltà, incoraggiare i vostri sogni e spronare il vostro impegno. Desidero parlare a ciascuno di voi, sperando di consegnarvi qualche pensiero utile per i vostri futuri progetti.

Nel vangelo di san Luca leggiamo che Dio invia tramite l’angelo Gabriele una notizia importante, destinata ad una ragazza di nome Maria. A Nazareth, Lei viveva tranquilla e serena, felice della sua vita e soprattutto del suo innamorato, Giuseppe; era un amico d’infanzia. Le rispettive famiglie si frequentavano spesso, dal momento che abitavano a pochi passi di distanza; e anche loro, Giuseppe e Maria, avevano stretto da subito una forte amicizia. Da bambini giocavano insieme, andavano insieme a scuola presso la sinagoga del paese; sprizzavano gioia e scherzavano con l’innocenza di chi non è capace di alcuna malizia. Erano felici, e si divertivano un mondo a fare qualche scherzo ai vicini, come bussare alla loro porta di casa, per poi darsela a gambe e scomparire nel buio della sera. Da piccoli lo abbiamo fatto un po’ tutti.

Un giorno però Qualcuno bussò alla porta di Maria. Non era Giuseppe, non erano gli amici o i vicini di casa, non era una persona qualunque, ma Dio stesso. A Nazareth, Dio non entra senza bussare, non sfonda la porta, non irrompe con forza. Entra solo dopo aver bussato, perché non è maleducato, non manca di buona creanza e porta rispetto. Ha atteso sulla porta di casa, in attesa che Maria gli desse il permesso di entrare e il consenso di sostare presso di lei. Maria percepisce subito che non si tratta di un gioco, e non è nemmeno uno scherzo. Dio non scappa dopo aver bussato, non si nasconde dietro un angelo né dietro un angolo. Lui bussa e si ferma, entra e si fa riconoscere, parla e si rivela, confida al cuore di quella ragazza il motivo della sua visita: “Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te”. [ …continua a leggere ]

 




LETTERA AI GIOVANI: ” ALLE RADICI LA VERITA’ “

Cari Amici,
questa stagione della vostra vita merita tutto lo stupore di cui siete capaci. Sprigionate la vostra meraviglia, e assaporate la freschezza delle relazioni, delle scoperte, delle esperienze, e delle conoscenze mai vissute prima. Date importanza ai volti, nomi, storie, racconti, confidenze, e amicizie inesplorate. Dire crescita, significa cogliere nell’universo del quotidiano le migliori opportunità culturali, sociali, relazionali, affettive. Ma non senza l’impegno educativo della famiglia, della scuola, dell’università: fidatevi di chi si impegna per voi, e si spende in termini di passione, competenza, professionalità, coerenza, credibilità, maturità adulta e saggio equilibrio ..

Leggi la lettera completa: >> Lettera ai giovani – Alle radici la verita <<




CONVEGNO PASTORALE DIOCESANO – LETTERA DI MONS. GERARDO ANTONAZZO

Carissimi fratelli e sorelle,

amati da Dio e santi per chiamata,

grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo (Rm 1,7).

Abbiamo concluso da poche settimane il Convegno pastorale diocesano, esperienza assembleare e sinodale di ascolto e condivisione, incentrata sul mistero della Chiesa e sul risveglio missionario delle nostre parrocchie. Ora scrivo a tutti voi in previsione del tradizionale appuntamento della scuola di evangelizzazione per “discepoli missionari” (educatori alla fede), che ogni anno ha costituito quasi la “porta d’ingresso” nella ripresa autunnale del percorso diocesano.

In preparazione alla Visita Pastorale, con il Consiglio episcopale abbiamo ritenuto vantaggioso ripensare l’ordinamento di questa convocazione assembleare di settembre, al fine di riflettere comunitariamente sui temi portanti del Sussidio pastorale e approfondire la preparazione dottrinale, spirituale e pastorale della Visita in modo più diffuso, con l’auspicio di una migliore corresponsabilità e maggiore coinvolgimento di tutte le espressioni della vita diocesana, zonale e parrocchiale. Il materiale del Sussidio per la Visita Pastorale è già pubblicato on line sul sito della Diocesi.

Nel mese di settembre la Scuola di evangelizzazione approfondirà in particolare i seguenti temi: la Chiesa-comunità di credenti e di discepoli, il ministero del Vescovo nella Chiesa diocesana, il significato e le prospettive della Visita pastorale per la nostra diocesi.

 

Le prime indicazioni per lo svolgimento della scuola di evangelizzazione sono le seguenti:

Testo di lettura: Sussidio per la Visita Pastorale “Sto alla porta e busso” (si consiglia una previa lettura personale del testo);

Date:                   Martedì 10 -17 – 24 settembre 2019, con orario a discrezione delle singole Zone;

Sede:

Zona pastorale di Balsorano: presso la parrocchia SS. Trinità, in Balsorano;

Zona pastorale di Sora: presso la Sala san Tommaso, in Sora.

Zona pastorale di Isola del Liri: presso la Chiesa San Carlo, in Isola del Liri;

Zona pastorale di Aquino: presso la Sala Giovenale, in Aquino;

Zona pastorale di Pontecorvo: presso il Centro pastorale “S. Cuore”, in Pontecorvo;

Zona pastorale di Cassino: presso l’Aula Magna della Curia Vescovile, in Cassino;

Zona pastorale di Cervaro: presso la Parrocchia s. Paolo, in Cervaro;

Zona pastorale di Atina: presso il Palazzo Ducale, in Atina.

 

Le tre sere della Scuola di evangelizzazione saranno dirette da ciascun Vicario zonale, con la collaborazione del presbiterio di Zona e del Consiglio pastorale zonale. Lo svolgimento della Scuola nella propria Zona intende promuovere l’ampia partecipazione di tutti i presbiteri e dell’intero laicato impegnato nelle molteplici espressioni pastorali. Infatti, l’importanza ecclesiale della Visita Pastorale merita il meglio del nostro impegno e della nostra partecipazione personale e comunitaria.

Vi benedico di cuore.
Gerardo Antonazzo

Scarica la lettera originale: >> Scuola di evangelizzazione 8 luglio 2019 <<

 

 




Omelia per la Solennità di Pasqua 2019

 

AGNUS REDÉMIT OVES

Omelia per la solennità di Pasqua

21 aprile 2019

 

INDIZIONE DELLA VISITA PASTORALE

Christus vivit: è l’annuncio pasquale che Papa Francesco ha consegnato al cuore dei giovani e a tutto il popolo di Dio con la sua Esortazione apostolica post-sinodale. “Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo…accanto a te c’è il Risorto, che ti chiama e ti aspetta per ricominciare” (n. 2). L’Agnello ha redento il suo gregge, e il Pastore risorto riprende in pienezza la vita donata sulla croce. Il masso rimosso dal sepolcro, segna la caduta del muro più triste, quello della morte. D’ora in poi si potrà passare dall’altra parte senza paura!

Io dò la vita

 Gesù Risorto inaugura un’esistenza umana risplendente di luce e di bellezza divina, piena di vita: “Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano.” (Gv 10, 27-30). Il contesto nel quale Gesù pronuncia questo insegnamento è quello della festa di Hanukkàh, della Dedicazione, che celebrava la riconsacrazione del nuovo tempio. Per tale festa, venivano portati nel Tempio gli agnelli allevati per il sacrificio e l’olocausto. Nell’intimità del Cenacolo, Gesù annuncia il sacrificio del suo corpo e il versamento del suo sangue, sostituendo all’agnello dell’antica pasqua ebraica l’offerta della sua vita: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,12-13).  Oggi la lode della Chiesa canta l’amore del Pastore che preserva il suo gregge dal pericolo della distruzione e dalla minaccia della morte pagando in prima persona il prezzo più alto.

Amare è servire

Si coglie facilmente la duplice missione svolta da Gesù: quella del pastore che guida e nutre le sue pecore, e quella dell’ agnello sacrificato sull’altare della croce: “Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca” (Is 53,7). Il pastore, a differenza del mercenario che davanti ad un pericolo imminente sacrifica la vita delle pecore per mettere in salvo la sua, mette a repentaglio la propria vita per difendere e custodire quella del gregge. Noi siamo stati riscattati da ogni forma di illusione e di schiavitù “con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia…predestinato già prima della creazione del mondo» (1Pt 1, 19-20). L’amore autentico è sempre di natura “sacrificale”, comporta sempre la sofferenza personale: chi ama è disponibile a sacrificare qualcosa di sé. Gesù merita la fiducia dell’uomo, il suo amore è credibile perché ha pagato con la vita e ha confermato con il sangue la credibilità delle sue promesse. La vita di troppa gente oggi viene illusa da mercenari senza scrupoli, pronti a promettere ciò che non potranno mai compiere, pur di ingannare, per poi condannare le persone al delirio del tradimento di ogni speranza. Agnello crocifisso, con il suo sangue ha scritto i nostri nomi in Cielo. E’ questa la verità, unica fonte di vera gioia, pascolo e cibo di vita eterna che ci dona il nutrimento del perdono divino. Gesù è il Pastore vero, che distrugge nella sua morte la menzogna e la falsità degli idoli terreni e delle promesse insensate, e ci consegna l’esempio di un’esistenza spesa per amare e per servire. Oggi il sepolcro è rimasto vuoto: i teli e i lini che avvolgevano il cadavere di Gesù, sono al loro posto, non manomessi, come l’involucro di una crisalide volata via. L’altro discepolo, corso insieme a Pietro, entrò nel sepolcro, e vide e credette. Credere: sì, perché il sepolcro lasciato vuoto dà ragione alle parole con le quali Gesù aveva promesso di riprendere nuovamente la sua vita (Gv 10,17).

Ero morto, ora vivo per sempre

Gesù, vero Pastore, oggi vive e opera nel ministero dei suoi Pastori.

Carissimi, esattamente sei anni fa il Signore mi ha chiamato a diventare Pastore di questa nostra Chiesa diocesana di Sora-Aquino-Pontecorvo, in seguito mutata Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo. Oggi, inizio del settimo anno del mio ministero in mezzo a voi, in tutte le comunità parrocchiali verrà portata a conoscenza la Lettera con la quale decreto l’Indizione della prima Visita Pastorale in tutta la nostra Chiesa particolare. Il significato ecclesiale della Visita è molto forte: sarà Cristo, nella persona e nel ministero del Vescovo,  a visitare e ad “abitare” le comunità che formano la nostra Chiesa particolare. A tutti voi l’ invito: Apri, e ascolta Colui che bussa alla porta di Casa! Nel libro dell’Apocalisse si legge che il Signore Risorto si è reso presente nelle prime sette chiese dell’Asia Minore. Ad una di queste (Laodicea) annuncia: “Sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20).  Nel rito di ordinazione episcopale il celebrante si rivolge con queste parole al nuovo Vescovo: “Ricevi il pastorale, segno del tuo ministero di pastore: abbi cura di tutto il gregge, nel quale lo Spirito Santo ti ha posto come vescovo a reggere la Chiesa di Dio”. Percorrendo le strade delle nostre comunità con il segno del pastorale, il Vescovo busserà al cuore dei credenti e dei non credenti. Apriamo la porta, accogliamo il Signore risorto, ascoltiamo nella voce del Vescovo le parole del Pastore buono, accogliamo l’invito alla mensa della sua Parola e del suo Corpo, e crescere come suo Corpo vivo, la Chiesa: Corpo mistico, reale, visibile, divino e umano, santo e sempre bisognoso di purificazione, vivente nella storia ma orientato verso il compimento della Pasqua eterna nel suo Regno.

                                                                                                                                                 + Gerardo Antonazzo




Agenda Pastorale del Vescovo del 25-30 aprile 2019

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Agenda Pastorale del Vescovo del 15 – 21 aprile 2019




LETTERA PASTORALE – INFINESTERRAE – “LUCE SUL MIO CAMMINO”

La Chiesa, discepola del suo Signore, è Madre di ogni battezzato e Maestra nella fede. La Chiesa che vive in Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo è “un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo” (Ef 4,4-5). Questa Chiesa si prende cura dei suoi figli, accompagnandoli nella crescita e nella formazione alla vita cristiana, con la tenerezza di chi comprende limiti e fragilità, e con la sollecitudine di chi incoraggia alla gioia di una vita cristiana pensata e vissuta, matura e adulta “finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo” (Ef 4,13) …[Continua a Leggere]

Scarica la lettera Pastorale completa in PDF: >> CLICCA QUI <<

Gerardo Antonazzo
Vescovo di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo

 

LUCE SUL MIO CAMMINO
Parola e Discernimento

Lettera Pastorale
Itinerario di evangelizzazione
Quaresima- Pasqua 2019

Uffici: Diocesi di Sora Cassino Aquino Pontecorvo.

Indirizzo: Via XI Febbraio, n°3 – 03039 Sora (FR)
Telefono: +39 0776831082
MAIL: redazione@diocesisora.it




Doctor Angelicus N. 11 – FAMIGLIA E GIOVANI: FEDE E DISCERNIMENTO VOCAZIONALE

Aprire le finestre della casa familiare per guardare, dall’interno della famiglia, ciò che accade nel mondo dei giovani, dentro e fuori la vita familiare.

Con queste parole Sua Ecc.za Mons. Gerardo Antonazzo ha introdotto il Convegno diocesano “Famiglia e Giovani: fede e discernimento”, svoltosi il 14, 15 e 18 giugno presso la Sala Giovenale di Aquino, delineandone obiettivi e prospettive.

L’immagine della casa familiare è particolarmente evocativa del disegno pastorale tracciato per la nostra comunità diocesana. All’interno di un cammino ecclesiale che proprio sul modo dei giovani e degli adolescenti punterà riflettori e riflessioni il prossimo mese di ottobre con il Sinodo dei Vescovi, la famiglia resta il grande orizzonte a cui guardare, mentre l’attenzione ai giovani la naturale prospettiva verso cui approdare.

La famiglia costituisce, invero, il punto di vista privilegiato per cogliere le dinamiche del dialogo intergenerazionale che si innesta tra giovani e adulti e le sfide educative che animano il nostro tempo.

… [Continua]

Scarica il documento completo in PDF … [ Clicca QuiDOCTOR ANGELICUS n.11 ]




Agenda Pastorale del Vescovo del 1 – 9 settembre 2018

Agenda Pastorale del Vescovo del 1 – 9 settembre 2018




Omelia per il Rito di Ammissione e per il ministero dell’Accolitato

Solo per Amore

Omelia per il Rito di Ammissione

e per il ministero dell’Accolitato

Cassino-Chiesa Concattedrale, 5 agosto 2018

Siamo stati invitati dalla sapienza liturgica della Chiesa con l’orazione della Colletta a chiedere al Signore di mostrare ancora una volta la sua benevolenza nell’assistere “il tuo popolo che ti riconosce suo pastore e guida”.  E’ vero, ed è bello per noi, popolo guidato da Dio verso il compimento della speranza: la vita eterna. La Parola e il Pane sono nutrimento, viatico, lungo il cammino. Riconosciamo la prossimità di Dio, pastore guida, attraverso i tanti segni del suo amore paterno, non ultimi i diversi carismi e ministeri che Lui, attraverso lo Spirito santo, suscita nella sua Chiesa.

Oggi rendiamo grazie al Signore per il carissimo Luca che inizia il suo cammino con il Rito di Ammissione fra i candidati all’ordine del diaconato permanente. Tale Rito traduce in preghiera e celebra nella liturgia un elemento fondativo e fondamentale nel processo del discernimento vocazionale, cioè il riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa della chiamata del Signore al ministero diaconale. Inoltre, con il conferimento del ministero dell’Accolitato preghiamo anche per il carissimo Francesco Paolo, al quale viene consegnato il dono santo del Pane e del Vino consacrati dallo Spirito nel Corpo e nel Sangue del Signore risorto.

Nella Parola di questa domenica troviamo dei riferimenti che illuminano alquanto sia il ministero dell’accolitato sia l’ammissione al diaconato permanente. La storia personale di Mosè nell’Antico Testamento è sintetizzata in un’unica espressione, sintesi di tutto ciò che Mosè è stato chiamato a svolgere per il popolo di Israele: “servo del Signore”.  Da questo, derivano le diverse altre categorie, quali quella di profeta, di sacerdote, di pastore, secondo le varie fonti redazionali del libro del Pentateuco. Caro Luca, tu sei oggi entri con tutta la tua persona, la tua vita, la tua storia, e direi anche con la tua famiglia, dentro questa vortice del servizio.  Tu sei stato già chiamato ad uno stato di vita esemplare, quello matrimoniale: sono vicini a te oggi soprattutto la tua sposa e i tuoi cinque figli. Da sposo e da padre stai già esercitando, per chiamata di Dio, il sublime servizio dell’amore. L’amore cristiano, fedele e aperto alla fecondità, è una testimonianza alta, profetica, straordinaria, nel contesto culturale segnato dal provvisorio, dal disimpegno, dal declino della responsabilità. La tua vita testimonia anche il servizio dell’amore familiare che si svolge prevalentemente nel gravoso compito educativo. Tale compito è generativo, come ci ricordava san Giovanni Paolo II nella bellissima Lettera alle famiglie, perché dopo aver  donato la vita fisica si continua a generare attraverso il processo educativo della prole. Quel Signore che ti ha chiamato ad amare nel sacramento del matrimonio ti chiama a potenziare, ad estendere, e ad accrescere il tuo servire nel segno del dono della tua vita, oltre i confini della tua famiglia. Caro Luca, chiedi allora al Signore questa dilatazione del cuore sull’esempio e nella forza di Cristo Gesù, il quale “pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo” (Fil 2,6-7).

La “gloria” del servizio passa attraverso l’umiltà, e la vera umiltà è autenticata dalle umiliazioni. Questo significa amare anche nel ministero diaconale. E da ciò impariamo a non cercare la gloria degli uomini ma la gloria di Dio.

Caro Francesco, nel vangelo odierno Gesù affronta alla folla, alla quale ha già dato da mangiare. E’ una folla che, come spesso accade anche oggi,  non capisce quel dono del pane come “segno” per la fede in “Colui che il Padre ha mandato” come pane del Cielo.  Con il Rito dell’Accolitato questo pane oggi viene a te consegnato, perché nelle tue mani e a partire dal tuo cuore possa essere dispensato quale pane della vita. Brevemente intendo richiamare quattro dimensioni di questo pane eucaristico. Esso è: sacramento pasquale, sacramento della carità, sacramento dell’unità, sacramento della guarigione.

– Nella tua vita orientata al diaconato permanente celibatario la celebrazione eucaristica, sacramento della Pasqua, dovrà restare fulcro, inizio e  compimento della tua giornata. Se la tua vita  non parte dalla Messa il tuo ministero di accolito si ridurrà a un servizio “burocratico” di distribuzione del sacramento di Cristo risorto. Dall’Eucarestia imparerai a vivere nella logica della Pasqua di morte e di vita. Con la tua vita e con le parole lo insegnerai anche ai fedeli, soprattutto agli infermi.

– Dall’eucarestia, sacramento dell’unità, dovrai imparare a tessere legami di fraternità, facitore di relazioni, di amicizie spirituali, di accoglienza, di riconciliazione, di pace. Collaborando con i presbiteri, dovrai favorire, con il dono del pane eucaristico e con il dono della tua vita, l’edificazione della comunità come un solo corpo. Sarai facilitatore della comunione, per  promuovere l’unità a tutti i costi. Papa Francesco nell’Esortazione apostolica “Evangelii gaudium” richiama quattro “principi relazionati a tensioni bipolari proprie di ogni realtà sociale”, tra cui “l’unità prevale sul conflitto” (n.226).  L’unità oltre il conflitto, sempre.

– L’eucarestia è il sacramento della carità. In quella eucarestia che tu distribuisci c’è il mistero della vita di Cristo donata sulla croce nel segno del sacrificio, c’è il mistero del sangue sparso per amore.  Questo impegna te in prima persona a diventare segno di carità, di sacrificio, di disponibilità, di dono, soprattutto verso le persone più fragili.

– L’eucarestia è sacramento della guarigione. Forse è la dimensione rimasta maggiormente in penombra nella catechesi ordinaria. Penso ai tanti ammalati ai quali porterai l’Eucaristia, penso anche ai detenuti, alle case di cura, ai tanti che vivono nelle forme più diverse di fragilità, di precarietà, non solo fisica, ma anche psicologica, morale, esistenziale. L’eucarestia è medicina spirituale che guarisce, pacifica,  riconcilia, ricompone le disperazioni: “Così impariamo che l’eucaristia non è un premio per i buoni, ma è la forza per i deboli, per i peccatori, è il viatico che ci aiuta ad andare a camminare” (Papa Francesco). Per tutto questo, caro Francesco, impara a nutrire la tua fede nell’eucarestia in particolare dalla celebrazione della Messa e dalla preghiera silenziosa e adorante davanti al tabernacolo.

                                                                                                                            + Gerardo Antonazzo




Omelia per l’inizio del ministero di parroco di don Giovanni De Ciantis

Con il Cuore di Pastore

Omelia per l’inizio del ministero di parroco
di don Giovanni De Ciantis

Cassino, Parrocchia S. Giovanni Battista, 4 agosto 2018

 

Con questa celebrazione eucaristica la comunità parrocchiale di s. Giovanni Battista accompagna e prega per l’inizio del ministero  del nuovo parroco, don Giovanni De Ciantis. A te, caro don Giovanni, assicuro sia la mia personale riconoscenza sia la vicinanza spirituale della nostra Chiesa diocesana, e in particolare dell’intera Città di Cassino. Il nostro comune ricordo, commosso e grato, va all’indimenticabile mons. Antonio Colella, che dal cielo oggi gioisce nel vedere la “sua” comunità in cammino, spiritualmente nutrita e fortificata negli anni del suo ministero pastorale. A te, carissimo don Benedetto Minchella, desidero esprimere i miei cordiali sentimenti di compiacimento per il tuo servizio di Amministratore parrocchiale, svolto con dedizione generosa ed encomiabile affetto pastorale.

L’amore del cuore di Cristo

Nella liturgia feriale la Chiesa oggi celebra la memoria di s. Giovanni Maria Vianney, conosciuto come il “santo Curato d’Ars”, patrono di tutti i parroci del mondo. Ricordiamo una delle tante espressioni che san Giovanni Maria Vianney amava ripetere con commozione forte, fino alle lacrime: “Il sacerdozio è l’amore del cuore di Cristo”. La Parola di Dio di questa domenica ci rivela squarci luminosi del cuore di Mosè “servo del Signore”, e di Cristo, servo dal cuore magnanimo verso la folla, che lo segue “come pecore senza pastore”.

Mosè ha davanti a sé un popolo da condurre a gran fatica verso la Terra promessa attraverso il difficile attraversamento del deserto. Mosè si identifica pienamente con la sua missione. La missione provoca la vita di ogni battezzato: “Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare” (Evangelii gaudium, 273).  Molto più la missione definisce la vita del presbitero.  Come pastori, siamo chiamati ad amare: è’ “missione” tutto ciò che ci rende responsabili della vita degli altri: “Pascete il gregge di Dio che vi è affidato…non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge” (1Pt 5,2-3).

Il servizio dell’acqua e del pane 

Mosè svolge di fronte a Dio per il suo popolo il gravoso e ingrato servizio “dell’acqua e del pane”. Se la Chiesa cresce non per proselitismo, ma per attrazione, la testimonianza che più attrae è quella della compassione, della carità. Questo servizio Mosè lo accetta e lo vive in modo consapevole, fino a soffrirlo terribilmente. Contro di lui sono rivolte le mormorazioni e le contestazioni del popolo, nel difficile attraversamento del deserto. Perciò osa discutere con Dio: “Mosè disse al Signore: «Perché hai fatto del male al tuo servo? Perché non ho trovato grazia ai tuoi occhi, al punto di impormi il peso di tutto questo popolo? L’ho forse concepito io tutto questo popolo? O l’ho forse messo al mondo io perché tu mi dica: «Portalo in grembo»…?”(cfr Num 11,11-14). Mosè sa di dover fornire al suo popolo risposte concrete ai suoi bisogni più immediati. Non si può guidare il popolo senza  tener conto delle sue necessità. Caro don Giovanni, non dimenticare che la gente prima di avere dei bisogni sublimi, ha delle necessità più elementari: l’accoglienza, la benedizione, la parola di consolazione, il consiglio, la comprensione, la compassione…. La compassione consiste nel vivere come propri i “problemi” degli altri, facendosi carico delle loro speranze e collaborando in modo operoso per una possibile soluzione. Questo è “l’amore del cuore di Cristo”! Il cuore compassionevole si dispone al servizio della consolazione: dà coraggio nel tempo delle prove, infonde fiducia sciogliendo la durezza del cuore.

Il servizio dell’ascolto e della corresponsabilità

Mosè è un pastore che sa ascoltare: è presente in prima persona nella vita del popolo, conosce i bisogni di ciascuno, risponde alle necessità di tutti,  raccoglie le loro paure, risolve i loro litigi, conforta le delusioni di ciascuno. Ietro, suo suocero, lo vede sfinito: “Sceglierai tra tutto il popolo uomini validi che temono Dio… Così ti alleggerirai il peso ed essi lo porteranno con te. Se tu fai questa cosa e Dio te lo ordina, potrai resistere e anche tutto questo popolo arriverà in pace alla meta” (cfr Es 18, 14-24). Emerge qui un ulteriore elemento di grande valore: la corresponsabilità. Il pastore non è bravo perché sa fare tutto da solo! Ciò non fa crescere la partecipazione, non educa alla corresponsabilità, e non edifica la vera comunione ecclesiale, quindi non fa la comunità. Il suo servizio non è generativo perché non fa crescere la gioia dell’ appartenenza. Il superamento reale del clericalismo, soprattutto nelle sue forme più sottili, è provato dalla partecipazione reale all’edificazione della comunità, in piena armonia con il presbitero e in comunione con il Vescovo. Il parroco non è il titolare di un’azienda o di un’impresa, non “possiede” la comunità da padrone, ma la serve  per far sentire a chiunque la concreta paternità di Dio.

Il servizio della fede

Il vangelo ci rivela il cuore di Cristo, buon pastore. Gesù ha davanti a sé una folla che continua a seguirlo dopo aver mangiato i pani moltiplicati con abbondanza per i cinquemila. La gente, sfamata da Gesù, lo cerca ancora e soltanto per l’elemento materiale del pane. Non riesce a compiere il “salto” della fede alla quale Gesù invita i presenti, chiedendo loro di compiere “l’opera di Dio”: “…che crediate in colui che egli ha mandato”. Se Gesù risponde ai bisogni materiali dell’uomo, è perché vuole educare ad andare oltre, e a riconoscere i bisogni spirituali.

Caro don Giovanni, uno dei compiti più delicati ed impegnativi del ministero pastorale è quello di intercettare le ragioni per le quali la gente anche oggi cerca il Signore, ed educare la ricerca nella giusta direzione. La parrocchia non è un “sindacato”, non è una ONG, non è un’associazione di volontariato dove tutto inizia e finisce, quando va bene, nella risposta ai bisogni materiali delle persone. La parrocchia è scuola di fede, è scuola di preghiera. E’ un  “cenacolo” dell’esperienza viva di Gesù risorto,  per poi diventare un “alveare” della carità verso i più poveri. So molto bene che  il più delle volte è necessario rispondere ai bisogni più immediati, per poi orientare e aprire il cammino dell’uomo ai segni della fede. E la fede cresce con il servizio della Parola annunciata, con l’educazione alla preghiera, quindi all’ascolto e al silenzio. Oggi viviamo in una giungla di “religioni fai da te”. Emergono nuove forme pseudo religiose, di stampo idolatrico, che esaltano la pretesa di potenziare la condizione umana senza Dio, grazie al sorprendente sviluppo delle tecnologie, fino all’illusione di risolvere il problema ultimo, quello della morte. Il presbitero è un educatore della fede: orienta a Dio, per farsi compagno di viaggio dei cercatori del Mistero e dei mendicanti di Infinito, consapevoli che solo in Dio si potrà comprenderà il senso pieno e ultimo della vita.

                                                                                                                                  + Gerardo Antonazzo




Agenda Pastorale del Vescovo del 6 – 12 agosto 2018

Agenda Pastorale del Vescovo del 6 – 12 agosto 2018




Agenda Pastorale del Vescovo del 1 – 5 agosto 2018

Agenda Pastorale del Vescovo del 1 – 5 agosto 2018




[Video] 2 serata convegno pastorale diocesano 2018

Si pubblica il video della 2 serata del convegno pastorale diocesano 2018

L’articolo [Video] 2 serata convegno pastorale diocesano 2018 sembra essere il primo su Diocesi Sora Cassino Aquino Pontecorvo.

Source: DIOCESISORA IT | Notizie Vescovo




[Video] Intervista 2 serata convegno pastorale diocesano 2018

Si pubblica la video intervista della seconda serata del convegno pastorale diocesano 2018

L’articolo [Video] Intervista 2 serata convegno pastorale diocesano 2018 sembra essere il primo su Diocesi Sora Cassino Aquino Pontecorvo.

Source: DIOCESISORA IT | Notizie Vescovo




[Video] Intervista 1 serata convegno pastorale diocesano 2018

Si pubblica la video intervista della prima serata del convegno pastorale diocesano 2018

L’articolo [Video] Intervista 1 serata convegno pastorale diocesano 2018 sembra essere il primo su Diocesi Sora Cassino Aquino Pontecorvo.

Source: DIOCESISORA IT | Notizie Vescovo




Convegno Pastorale Diocesano 2018

 

Convegno Pastorale Diocesano 2018

Nei giorni 14, 15 e 18 Giugno sarà trasmesso in diretta streaming il Convegno Pastorale Diocesano 2018 sulla WebTv diocesana a partire dalle ore 19.00.

Servizio offerto dalla WebTv diocesana.

La diretta sarà visibile dalle ore 18.30 in questa pagina, oppure, sulla pagina Facebook della Diocesi al seguente link: https://www.facebook.com/diocesisoracassinoaquinopontecorvo/?ref=bookmarks (per visualizzare la diretta streaming bisogna essere in possesso di un account Facebook per l’autenticazione)

Convegno Pastorale Diocesano 2018

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Festa di Santa Restituta

Sora festeggia la patrona Restituta, “capolavoro della Trinità”

Restituta, giovane romana convertitasi al cristianesimo, ha dato la sua vita per testimoniare fino in fondo la grandezza dell’Amore di Dio: il suo martirio, il suo sacrificio si sono dimostrati l’antitesi degli obiettivi dei suoi carnefici. Da quel momento infatti sono sbocciate nuove conversioni, che giorno dopo giorno, con il passare dei secoli hanno reso gli abitanti di questa città popolo di Dio.

E Sora ancora una volta ha voluto rendere grazie a questa giovane fanciulla, con dei festeggiamenti solenni iniziati con il triduo e culminati, sabato 26 maggio, con i Vespri solenni e la processione. Un lungo corteo, con il vescovo Gerardo Antonazzo, le confraternite, i sacerdoti delle parrocchie cittadine, le autorità civili e militari, ha preso avvio dalla chiesa dedicata alla martire, per attraversare l’intero centro cittadino per giungere alla Cattedrale, luogo in cui Santa Restituta fu imprigionata dopo essere stata condannata a morte. Al termine della processione il Vescovo, in una cattedrale gremita di fedeli, ha posto l’accento sulla santità come scelta di vita nella confermazione a Cristo. Un aspetto, quello della santità, contrapposto a quello della corruzione spirituale: la santità, come luce e sale della terra, può portare a ricostruire una integrità totale, una sfida che deve condizionare tutte le attività di ogni giorno. Ed ecco allora la possibilità di ripartire da questa sosta spirituale, la festa di Santa Restituta, “guariti”, purificati da ogni contaminazione di peccato.

Nella mattinata di domenica 27, solennità della Santissima Trinità, dopo la celebrazione eucaristica delle ore 6.30, animata dalla Pia Unione Madonna delle Grazie, la statua di Santa Restituta, in processione, è stata riportate nella chiesa a lei dedicata. Alle ore 9 il solenne Pontificale del Vescovo, concelebrato dal parroco mons. Bruno Antonellis, don Giovanni De Ciantis e don Marcello Di Camillo. Mons. Antonazzo, nell’omelia, ha sottolineato la concomitanza della solennità della Santissima Trinità con la festa di Santa Restituta, una donna che non si è accontentata di un’esistenza “annacquata”, restando testimone fedele fino al martirio. Non si è trattato di un “femminicidio, ma di un capolavoro della Trinità”: la sua sofferenza è stata vissuta con amore. Ed ecco emergere gli stili femminili di santità, che si ritrova nella “capacità oblativa della donna”, di amare, soffrire e dare la vita, non per un figlio, ma per Cristo. “Sembrano altri tempi”, ha sottolineato il Vescovo, “ma il Cristianesimo non ha altri tempi. Chiediamoci cosa siamo disposti a a fare: le sfide di oggi non sono così lontane da quelle della sua epoca”.

Al termine della celebrazione, il saluto di don Bruno rivolto al Vescovo, alle autorità presenti, ai numerosi fedeli: seguendo l’esempio della patrona, che “ci ricorda i messaggi sempre attuali del maestro, lei che incoraggia, condivide e sostiene, rimotivando le esperienze di fede affinché si possa passare da praticanti a credenti”.

Infine, la consegna delle rose ai partecipanti alla celebrazione, in ricordo di quella rosa che la tradizione narra sia fiorita nel punto in cui cadde la testa della giovane Santa, nel luogo del suo martirio.

 

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Source: DIOCESISORA IT | Notizie Vescovo




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