Basilica-Santuario di Canneto – Maria, tempio del signore

Carissimi amici,

l’otto marzo scorso abbiamo pregato in questa Basilica-Santuario per invocare la particolare protezione della Vergine Bruna di Canneto verso la quale un ampio territorio dell’Italia centrale da secoli esprime la sua radicata spiritualità popolare. Eravamo agli inizi delle restrizioni imposte dal Governo per l’emergenza da coronavirus Covid-19. Nei giorni successivi, il contagio cresceva in modo esponenziale, dimostrava la sua aggressività insidiosa, la situazione divampava e diventava drammatica soprattutto in alcune regione settentrionali del Paese. Eravamo ormai consapevoli di dover affrontare un nemico invisibile come in guerra, forse illusi di poterlo neutralizzare in tempi ragionevoli.

Oggi torniamo in questo luogo a noi tutti molto caro, per celebrare l’inizio del percorso spirituale del mese mariano. Come da consolidata tradizione la celebrazione odierna dà inizio, anche se in modalità inedite per l’assenza fisica di fedeli per la persistente emergenza da coronavirus, al crescente flusso annuale di fedeli, pellegrini e devoti che particolarmente nei mesi estivi si incamminano in pellegrinaggio verso la Valle di Canneto. Siamo ancora sottoposti alle restrizioni per frenare la diffusione del contagio. Preghiamo in diretta streaming; so che anche dal Molise e dall’Abruzzo molti pellegrini sono collegati con i mezzi di comunicazione per poter pregare insieme, ognuno intenzionalmente rivolto al volto di Maria, con la mente carica di ricordi, ferita dalla nostalgia dello sguardo della Madre. Nel cuore della catena montuosa che custodisce gelosamente la Valle di Canneto, invochiamo Maria, Stella del monte Meta, perché il silenzio assordante delle città deserte si trasfiguri in preghiera interiore carica di intensa fiducia nella sua materna presenza, premurosa vicinanza, amorevole sollecitudine.

Ho scelto per la celebrazione liturgica il formulario mariano di “Maria Vergine Tempio del Signore”. Lei insegna ad ogni famiglia a diventare “tempio” di Dio, luogo sacro che custodisce e vive del mistero di Cristo, Chiesa domestica. Il mistero del Tempio, prefigurato nella maestosa costruzione di Salomone, raggiunge il suo compimento in Cristo Gesù (cfr Gv 2,19-22), nel quale “abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2,9). Teologo della divinità di Cristo, sant’Atanasio insegna: “Il Verbo di Dio, immateriale e privo di sostanza corruttibile, si stabilì tra noi, anche se prima non ne era lontano … Egli stesso si costruì nella Vergine un tempio, cioè il corpo e, abitando in esso, ne fece un elemento per potersi rendere manifesto” (Disc. Sull’incarnazione del Verbo, 8-9).  Dio abita anche nei cuori dei singoli fedeli: Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? (…) perché santo è il tempio di Dio, che siete voi (1 Cor 3,16-17). Anche riguardo alla comunità cristiana si dice: “Voi siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù, nel quale ogni costruzione cresce in tempio santo, nel Signore” (Ef 2,19-21). Se la famiglia è Chiesa domestica, non può non essere “tempio di Dio”, quindi luogo dove si vive l’esperienza privilegiata di Dio. La comunità cristiana nel tempo del distanziamento dai luoghi abituali della preghiera liturgica si è riscoperta più solidale e partecipe. L’impedimento di celebrare la liturgia nelle chiese, ha fatto riscoprire un tesoro nascosto: la famiglia. È soprattutto su questo, cari amici, è necessario conversare, per capire come valorizzare e consolidare quanto la tragedia dell’epidemia ci sta fortunatamente restituendo, con la sua rilevanza non solo antropologica e sociale, ma anche cristiana.

La nostra preghiera celebra anche la gioia e la gratitudine per i semi di speranza che stanno germogliando nel tempo della pandemia. Abbiamo visto rifiorire il senso di appartenenza ad una grande comunità, le molteplici manifestazioni di prossimità, di servizio, di collaborazione, di volontariato, di sacrificio, di generosità senza misura. Abbiamo riscoperto la centralità della vita familiare, il suo insostituibile ruolo di accoglienza, di protezione, di tutela affettiva e psicologica. In questo tempo, la famiglia meglio di altri soggetti anche istituzionali ha svolto una preziosa funzione di “ammortizzatore sociale”. È cresciuta in particolare l’esperienza di fede in tante famiglie: la pratica religiosa, interrotta per la chiusura degli edifici sacri, è rifiorita nelle famiglie e tra le famiglie grazie alla fantasia e creatività di laici e presbiteri che hanno favorito in ogni modo il senso di vicinanza spirituale tra le persone, la partecipazione alla preghiera liturgica in diretta streaming, la preghiera mariana, la comunione spirituale, le catechesi con i ragazzi, i meeting con le coppie, ritiri spirituali, meditazioni, conferenze su argomenti sensibili, ascolto condiviso. Direi che la famiglia si è preso una bella rivincita, provocando una necessaria verifica e ripensamento della pastorale ordinaria, a volte ripetitiva e sclerotizzata in schemi forse obsoleti.

A partire soprattutto dal Concilio Vaticano II, abbiamo solcato decenni di riflessioni sulla famiglia, fiumi di parole, numerosi scritti, insegnamenti magisteriali, elucubrazioni accademiche, sinodi, convegni e celebrazioni di ogni genere con scarsi risultati sul piano della conversione pastorale nella giusta direzione. Abbiamo ricevuto una lezione efficace e concreta proprio dalla sofferenza della pandemia che costringe tutti noi a un forzato ritiro nelle nostre case. “Le celebrazioni sono sospese, molte Chiese sono chiuse ed è rischioso raggiungerle. Ci sentiamo soli, isolati ed è proprio in questo isolamento che lo Spirito ci suggerisce di riscoprire il sacramento del matrimonio, in forza del quale le nostre case, per la presenza costante di Cristo nella relazione consacrata degli sposi, sono una piccola Chiesa domestica”[1]. Ritengo finalmente irreversibile e quindi irreversibile la valorizzazione e la messa in atto del legame inscindibile tra Chiesa e Chiesa domestica: “La Chiesa di Cristo è veramente presente nelle legittime comunità locali dei fedeli … In queste comunità, sebbene spesso piccole e povere e disper­se, è presente Cristo, per virtù del quale si raccoglie la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica”[2]. Ma il mistero della comunione della Chiesa arriva fino a rifletter­si e ad essere realmente partecipato, sebbene a suo modo, da quella piccola comunità che è la famiglia cristiana, dal Concilio chiamata “Chiesa domestica”[3].

Se il mistero delle relazioni trinitarie è la matrice prima, il modello sublime e la mèta suprema della comunione della Chiesa, di questo “popolo adunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo[4], anche la famiglia è indicata come riflesso del mistero della comunione della Trinità santa. La famiglia è icona della Trinità: significa riconoscere nel mistero della co­munione divina la sorgente, la meta e il mo­dello anche di ogni famiglia. La stessa indissolubilità del vincolo co­niugale rivela il grande mistero dell’amore di Cristo per la Chiesa. Conseguentemente l’amore degli sposi non è altro che un rifles­so dell’amore divino. È scuola di vita e di amore trinitario, e le ca­ratteristiche del sacramento nuziale- come l’indissolubili­tà e l’unicità del lega­me coniugale – sono orientate al bene della comunione tra tutti i componenti della famiglia. Tutto ciò che si muove nella direzione con­traria procura soltan­to tristezza e sofferen­za. Credo giusto e doveroso riconoscere che la presenza più diffusa e più capillare di ogni Chiesa particolare sul proprio territorio si realizza grazie alle singole comunità domestiche. L’intera Chiesa particolare si costituisce come “famiglia di famiglie”, vivificata dal ministero ordinato, arricchita da ministeri e carismi laicali, articolata in singole parrocchie. La “parrocchia” esprime e si pone al servizio pastorale della vita reale, della partecipazione e della corresponsabilità delle famiglie che la compongono. Il significato sacramentale della famiglia è prevalente rispetto al servizio pastorale della parrocchia, anche se quest’ultimo è necessario alla vita della Chiesa domestica. Della famiglia si può parlare “come di Chiesa domestica”[5], non così della parrocchia. L’azione pastorale della comunità parrocchiale a favore delle Chiese domestiche è tutta nella formazione alle tre dimensioni costitutive della Chiesa: la preghiera, la Parola e la carità (Atti 2 e 4). Di conseguenza, la famiglia santificata dalla grazia battesimale dei suoi membri e dalla sacramentale del matrimonio dei coniugi è abilitata a vivere anche al suo interno, in modo suo proprio, queste tre dimensioni costitutive della Chiesa. La comunità familiare impara a vivere tra le mura domestiche la celebrazione della preghiera, l’ascolto della Parola, il servizio della carità. L’esperienza molto sofferta della pandemia può essere riconosciuta come un “segno dei tempi” che ci ha restituito la centralità della famiglia come Chiesa domestica che impara ad offrire il culto spirituale di una vita santa, la fedeltà martiriale a Cristo, l’amore che si fa “carne” nella comunione con le altre famiglie, e soprattutto servizio alla “carne” di Cristo che sono i poveri e i malati.

La Vergine Bruna di Canneto, Tempio del Signore, benedica, indichi e sostenga la fede delle nostre famiglie nel loro cammino domestico di Chiesa viva, riunita nel nome del Padre misericordioso, del Figlio Gesù Cristo Parola di vita eterna, dello Spirito Santo Amore.

Gerardo Antonazzo

[1] K. FARREL, Osservatore Romano, 22 marzo 2020.

[2] Lumen Gentium, n. 26.

[3] Cfr. Lumen gentium, n. 11.

[4] Lumen gentium, n. 4.

[5] Catechismo della Chiesa Cattolica,




“Il Cammino dei Giovani verso Canneto”

Anche quest’anno si ripete la bellissima esperienza de “Il Cammino dei Giovani verso Canneto”.

Accompagnati dal nostro Vescovo Gerardo Antonazzo, faremo la stessa esperienza dei figli che si incamminano fiduciosi verso la più della bella delle madri, la “Vergine Bruna” nella Basilica Pontificia Minore di Canneto
La giornata è pensata per tutti i giovani della Diocesi ed è organizzata dall’Ufficio di Pastorale per il Tempo libero, turismo, sport e pellegrinaggi in collaborazione con il Servizio diocesano di Pastorale Giovanile.
Per info e prenotazioni:
don Mimmo Simeone 3358020724 e don Silvano Casciotti 3315040599

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Giubileo diocesano dei portatori di statue

Giubileo Diocesano dei portatori di statue a Canneto

Foto di Copertina di Paolo D’Agostino

 




Giubileo dei Portatori di Statua a Canneto

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La sua è un’opera di “riscatto”

“La sofferenza non fa bene, ma fa del bene” – Speciale Giubileo a Canneto




Omelia per Giubileo dei malati, anziani e volontari

Stemma Finis Terrae Mons. Gerardo Antonazzo

IN RISCATTO PER TUTTI

 

Omelia per Giubileo dei malati, anziani e volontari

Basilica-Santuario di Canneto, 18 settembre 2016

Lo definirei un giubileo speciale, oltre che straordinario, quello che oggi stiamo celebrando, dal momento che papa Francesco nell’indizione dell’anno santo della misericordia ha pensato anche a “quanti per diversi motivi saranno impossibilitati a recarsi alla Porta Santa, in primo luogo gli ammalati e le persone anziane e sole, spesso in condizione di non poter uscire di casa. Per loro sarà di grande aiuto vivere la malattia e la sofferenza come esperienza di vicinanza al Signore che nel mistero della sua passione, morte e risurrezione indica la via maestra per dare senso al dolore e alla solitudine.” (Lettera a mons. R. Fisichella). Sarebbe bastato questo, e le solite pratiche spirituali richieste per tutti. Ma, grazie al generoso servizio dei volontari e degli operatori sanitari, alcuni ammalati e anziani oggi possono celebrare l’indulgenza plenaria anche attraversando fisicamente la porta santa della misericordia di questo tempio giubilare, dedicato alla Madre di Dio, la Vergine bruna di Canneto. Vi sono particolarmente grato, e spiritualmente molto vicino, consapevole che nei segni della fragilità è custodito il tesoro della potenza di Dio (1Cor 1,25).

L’uomo-Dio ha dato se stesso

L’apostolo Paolo professa la sua fede in Gesù, sulla base di un antico Credo, celebrato quale “mediatore tra Dio e gli uomini”. Essere mediatore significa mettere in relazione due o più controparti in disaccordo, per il raggiungimento di un possibile accordo pacificatore. Significa adoperarsi per la riconciliazione tra persone i cui rapporti si sono bruscamente interrotti.

Gesù si mette in mezzo fra noi e il Padre per fare pace, ricostruire l’alleanza distrutta dal peccato. In che modo Gesù ha riconciliato Dio e l’uomo? In che cosa consiste la sua opera di mediazione?

Non con parole, né con ragionamenti astratti. La sua è un’opera di “riscatto” nei confronti dell’uomo. Il termine riscatto fa pensare ad una condizione umana di prigionia, di schiavitù, di sequestro nel quale la persona è privata della sua libertà.  Ogni espressione di peccato, infatti, produce una forma di “sequestro di persona”, sottoposta al dominio del Maligno. Come nei tanti sequestri di persona che ancora accadono nel mondo, lo scopo spesso è quello di chiedere un prezzo per il riscatto del sequestrato, perché sia rilasciato libero. Anche nell’antichità, per liberare uno schiavo bisognava pagare il prezzo del riscatto. Solitamente in denaro.

Gesù Cristo paga il riscatto dell’uomo dal peccato accollandosi il prezzo del riscatto. Quale? Il prezzo più alto, cioè l’offerta della sua stessa vita. Per questo l’apostolo afferma: “ha dato se stesso in riscatto per tutti”. Gesù paga il nostro riscatto dalla schiavitù del peccato offrendo la sua vita per noi. Paga il prezzo più salato, per una redenzione universale: “per tutti”, e non solo per alcuni.

 

Le ferita del limite

 

A questo punto è spontaneo chiederci: è cambiato qualcosa nella sofferenza umana a partire dal sacrificio con il quale Cristo ci ha riscattato dal potere del peccato? L’offerta di sé in riscatto per tutti ha trasformato il senso della sofferenza, strappando all’assurdo l’esistenza ferita. Gesù introduce un nuovo significato nella condizione umana della sofferenza: quello della partecipazione alla sua Croce, quello dell’amore che continua a riscattare, liberare e salvare.

“La natura umana, ferita dal peccato, porta inscritta in sé la realtà del limite. Conosciamo l’obiezione che, soprattutto in questi tempi, viene mossa davanti a un’esistenza segnata da forti limitazioni fisiche. Si ritiene che una persona malata o disabile non possa essere felice, perché incapace di realizzare lo stile di vita imposto dalla cultura del piacere e del divertimento. Nell’epoca in cui una certa cura del corpo è divenuta mito di massa e dunque affare economico, ciò che è imperfetto deve essere oscurato, perché attenta alla felicità e alla serenità dei privilegiati e mette in crisi il modello dominante” (Papa Francesco, 12 giugno 2016).

C’è ancora oggi un’invocazione di redenzione e di trasfigurazione della condizione umana? Sì, è il grido dell’intero universo, è il grido di un dolore cosmico: “La creazione è stata sottoposta alla caducità […] nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi (Rm 8, 20-22). Ogni forma di sofferenza, se vissuta nella luminosità della fede pasquale, partecipa all’opera redentiva di Cristo. Tale partecipazione è la più grande opera di misericordia nei confronti del mondo, schiacciato sotto il peso delle sue iniquità, nefandezze e malvagità. Se il cosmo intero potrà tendere verso un fine di successo, sarà perché la sofferenza redentiva di Cristo continua nella sofferenza umana vissuta nella dinamica pasquale.

L’amore principio e fondamento

 

Nell’orazione “Colletta” di oggi riconosciamo che Dio ha posto nell’amore verso di Lui e verso il prossimo il fondamento di tutta la legge. Carissimi volontari e operatori sanitari, siete esperti di questo amore verso chi soffre. Il vostro, è un servizio svolto nella tenerezza verso l’altrui debolezza, verso chi non di rado è costretto a subire, insieme con il peso della sua sofferenza, anche  l’oltraggio dell’indifferenza, del disinteresse e dell’abbandono: “Tra le realtà più preziose della Chiesa ci siete proprio voi che ogni giorno, spesso nel silenzio e nel nascondimento, date forma e visibilità alla misericordia. Voi siete artigiani di misericordia: con le vostre mani, con i vostri occhi, con il vostro ascolto, con la vostra vicinanza, con le vostre carezze! Voi esprimete il desiderio tra i più belli nel cuore dell’uomo, quello di far sentire amata una persona che soffre” (Papa Francesco, 3 settembre 2016). Ogni uomo e donna di buona volontà è chiamato, come l’amministratore del vangelo odierno, a passare dalla scaltrezza della disonestà, che desidera trattenere tutto per sé, alla scaltrezza della misericordia con la quale si rinuncia a qualcosa per far maggiormente contenti gli altri, farseli amici. Questo apre la nostra esistenza a nuove relazioni e costruisce amicizie forti, come quella tra malati e volontari, tra malati e operatori sanitari dediti al servizio della malattia con la delicatezza del tatto umano e della carità evangelica.

La Vergine bruna di Canneto è stata la prima artigiana della misericordia quando, dopo aver accolto dall’angelo la rivelazione dell’amore straordinario di Dio per lei, “piena di grazia”, si fa subito volontaria “in uscita” verso la fragilità e i bisogni degli altri. A Nazareth, la porta della misericordia di Dio in entrata si è trasformata ben presto in porta della misericordia in uscita verso il mondo in attesa di salvezza.

 

+ Gerardo Antonazzo

 




La programmazione dell’Anno Pastorale 2016/17 a Canneto

La programmazione dell’Anno Pastorale 2016/17

 




Festa Madonna di Canneto [Foto]

Canneto 22 agosto 2016 – Album fotografico n°1

Canneto 22 agosto 2016 – Album fotografico n°2

 




Festeggiamenti della Madonna di Canneto

Canneto 21 Agosto – Dalla Basilica alla Valle in unità e fratellanza




Foto della Festa della Madonna di Canneto

Canneto 21 agosto 2016 – Le compagnie di pellegrini alla Madonna Nera – Album Parte II

Canneto 21 agosto 2016 – Le compagnie di pellegrini alla Madonna Nera – Album Parte I

 




Appello del Vescovo ai sindaci della diocesi nel giorno della Festa della Madonna di Canneto

http://www.diocesisora.it/pdigitale/vescovo-ai-sindaci-della-provincia-riconoscimento-della-regione-lazio-del-cammino-canneto-ormai-inderogabile/

 




Camminiamo con Maria, Vergine Bruna

http://www.diocesisora.it/pdigitale/camminiamo-maria-vergine-bruna/

 




Cammino di Canneto 11 agosto 2016

Cammino dei Giovani a Canneto di seguito il programma:

Cammino di Canneto

 

 




Chi è il discepolo? Colui che segue Cristo

http://www.diocesisora.it/pdigitale/grande-festa-per-lapertura-del-mese-mariano-a-canneto/




Omelia per il Giubileo degli Amministratori

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Vicini, non indifferenti

 

Omelia per il Giubileo degli Amministratori

Basilica-Santuario S. Maria di Canneto, 27 dicembre 2015

 

Carissimi sorelle e fratelli, grazie perché la vostra partecipazione all’eucarestia domenicale ci edifica come famiglia di Dio. Il mio compiacimento è anche per le Autorità civili della nostra diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo impegnati nelle amministrazioni comunali, provinciale e regionale, insieme con il Prefetto della provincia di Frosinone, qui convenuti per celebrare il Giubileo della misericordia per gli Amministratori. L’incontro odierno celebra anche il tradizionale raduno di fine anno per il canto del “Te Deum”, inno di lode e benedizione alla misericordia e alla benevolenza con cui il Signore si è preso cura di ciascuno durante quest’anno.

Cari Amministratori, la vostra responsabilità pubblica è oggi illuminata e arricchita sia dalla festa liturgica della “Santa famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe”, sia dal provocatorio messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale della pace del prossimo 1° gennaio 2016 dal tema: “Vinci l’indifferenza e conquista la pace”.

            La misericordia è il cuore di Dio

Dio agisce sempre con misericordia perché Dio fa le cose con il cuore. Si prende cura del bene di ciascuno e di tutti. In Lui troviamo lo stile del buon governo, giusto e retto, della Città quale “casa comune”, o “casa comunale”, indicando con quest’ultima espressione non un edificio ma la vita di ogni paese. Sin dai primordi della storia umana si prende cura con amabile tenerezza e commovente coinvolgimento delle inquietudini umane. Il primo segno di misericordia e di compassione Dio lo compie proprio verso la prima famiglia: “Il Signore Dio fece all’uomo e a sua moglie tuniche di pelli e li vestì” (Gen 3,21). Riveste la nudità dei progenitori, soccorre cioè le loro condizioni divenute deboli, fragili e indifese. Si prende cura del loro smarrimento e della confusione nella quale sono caduti a causa dell’accecamento provocato dal veleno del peccato di orgoglio. Il peccato deturpa sempre la nostra dignità di creature; ma la risposta di Dio è solo il perdono! Dio si fa carico delle nostre fragilità: Lui abbraccia le nostre piaghe, cura e fascia le nostre ferite, restituisce a ciascuno la speranza. Dio si interessa delle sorti dell’uomo: è attento, ascolta, conosce, libera; non è indifferente. Il cuore compassionevole di Dio si è rivelato in maniera piena e definitiva nel mistero del Natale: la sua misericordia per noi si è resa talmente vicina, da diventare visibile, udibile, palpabile nella tenerezza della carne del Bambino-Dio.

La responsabilità della vostra autorità amministrativa vi rende consapevoli e partecipi dei bisogni altrui. Dinanzi a voi ci sono storie e volti umani spesso feriti da prove e tribolazioni. La vostra funzione amministrativa diventi profondamente “umana”: dietro l’impegno per la cosiddetta “cosa pubblica” c’è la partecipazione alla vita reale della nostra gente. Sia la compassione lo stile e la regola del buon governo, per amministrare la speranza e la fiducia di tutti. I problemi della gente ci tolgono il sonno e la pace: le persone non sono anonimi cittadini destinati a riempire lo scaffale anagrafico dei vostri uffici; sono i vostri con-cittadini dei quali condividete le sorti presenti e il loro futuro. Ognuno sia davvero il “primo cittadino” quanto a passione per la Città, e il “sindaco di tutti”, come solitamente si usa dire all’indomani di una vittoria elettorale, quanto alla magnanimità del dialogo aperto e della disponibilità verso chiunque.

Vicini e indifferenti

 

L’agire di Dio rivela sempre un cuore aperto e solidale. Ogni famiglia umana è chiamata a costituirsi come laboratorio delle buone relazioni, per educare ad una vera corresponsabilità solidale. Nella vita tante famiglie i tempi e gli spazi di ciascun membro non coincidono più; rischiamo per intere giornate di non incrociare facilmente gli uni i passi degli altri. Le relazioni familiari si sono ampiamenti divaricate fino a costruire vite parallele che non si incontrano più. Si soffre allora di solitudine, di chiusure, di muri di silenzi che portano a vivere un po’ tutti da separati in casa, vicini ma estranei e indifferenti! Così scrive papa Francesco nel Messaggio per la prossima Giornata della pace: “Esse costituiscono il primo luogo in cui si vivono e si trasmettono i valori dell’amore e della fraternità, della convivenza e della condivisione, dell’attenzione e della cura dell’altro” (n. 6).

Anche la grande famiglia sociale dei nostri paesi e città diventa più anonima, impersonale, quasi senza volto. E’ urgente favorire migliori processi di incontro, di integrazione, di collaborazione e corresponsabilità per la solidità di comunità solidali. Benedetto XVI affermava con particolare lucidità intellettuale: “Ogni ambiente educativo…possa insegnare a gustare la gioia che scaturisce dal vivere giorno per giorno la carità e la compassione verso il prossimo e dal partecipare attivamente alla costruzione di una società più umana e fraterna” (Messaggio per la pace 2012, n. 2).

            La società anestetizzata

 

La nostra famiglia umana mostra i primi segni di una società anestetizzata dal contagio dell’indifferenza che come virus inarrestabile si diffonde velocemente, devastando tradizioni secolari e stili di vita che nulla hanno a che fare con la cultura della Ciociaria caratterizzata da cordialità, ospitalità, coinvolgimento empatico e partecipazione sentita alle condizioni di vita degli altri. Contribuisce a questo anche l’eccesso di informazioni che generano una condizione di assuefazione che porta a non sentirsi più coinvolti nei dispiaceri altrui; è una sorta di saturazione provocata da una continua valanga mediatica che porta a relativizzare o ad evitare la gravità dei problemi sociali. Bisogna governare una reale inversione di tendenza, per raffreddare il rischio di una reale globalizzazione dell’indifferenza.

 

Molta gente è affetta di “sclerocardia”, malattia spirituale che indurisce il cuore, fino a non essere più né disposta né capace di commuoversi di fronte al dolore degli altri. Il virus dell’indifferenza debilita l’umanesimo della compassione e della comprensione.

Desidero infine fare appello a un segno di provata speranza: il volontariato in ambito cattolico e laico di tantissimi giovani, e l’esempio di molte famiglie accoglienti. La solidarietà di molti bravissimi giovani esprime la volontà convinta e determinata, generosa e gratuita, di impegnarsi per il bene comune, per il bene di tutti e di ciascuno, in modo tale che in tanti si sentano responsabili e attivi in prima persona. Su questo versante così speranzoso le Amministrazioni comunali investano di più, per quanto possibile, anche in termini di risorse economiche per favorire lo sviluppo del volontariato sociale quale percorso formativo a favore di un’esistenza solidale e sensibile. E’ anche da riconoscere che non poche famiglie sono aperte al servizio dell’accoglienza, disponibili e operose nel risollevare le difficoltà dei più deboli, e in particolare dei rifugiati e dei migranti. Sono segnali confortanti e in controtendenza rispetto allo sfrenato egoismo che desertifica ogni affetto umano.

E’ questa solidarietà che stabilizza il terremoto della paura e della diffidenza verso le differenze e opere più efficacemente nel diffondere una cultura della fiducia e dell’accoglienza, per non marginalizzare la presenza di quanti rischiano di subire ulteriori discriminazioni ed esclusioni.

 

Il Signore, principe della pace, che è venuto a solidarizzare con la nostra umanità, ci scuota dalla nostra ipocrita indifferenza, e ci renda artefici di vera pace costruita sulla solidarietà più umana e più fraterna.

 

+ Gerardo Antonazzo




[Album Fotografico] Giubileo degli Amministratori e Te Deum a Canneto

Articolo: http://www.pastoraledigitale.org/giubileo-degli-amministratori-a-canneto/

Video Processione Introitale: http://www.diocesisora.it/pdigitale/giubileo-degli-amministratori-a-canneto-video.html

Video Omelia: http://www.diocesisora.it/pdigitale/omelia-per-il-giubileo-degli-amministratori-video.html

Foto: http://www.diocesisora.it/pdigitale/album-fotografico-giubileo-degli-amministratori-e-te-deum-a-canneto.html




Giubileo degli Amministratori e Te Deum a Canneto

Nella magnifica cornice della Valle di Canneto, tra le nuove ed accoglienti mura della ristrutturata Basilica Pontificia, dove il 13 dicembre è stata aperta la Porta Santa, il Vescovo di Sora Cassino Aquino Pontecorvo, S.E. Mons. Gerardo Antonazzo ha voluto celebrare il Giubileo della Misericordia degli amministratori. Oltre i tanti fedeli, che sfidando il clima gelido e le montagne innevate si recano al Santuario della Vergine Bruna per la Santa Messa delle 11, domenica 27 dicembre hanno attraversato la Porta della Misericordia tutti i sindaci, i consiglieri provinciali e regionali e le autorità militari dell’ormai allargato territorio diocesano. Un territorio molto vasto e variegato per tradizioni e cultura ma unito da sempre dal culto della Sacra immagine della Madonna di Canneto.

All’inizio della sua omelia il Vescovo ha salutato e ringraziato le amministrazioni locali, sottolineando una importante peculiarità della diocesi: ‘la reciproca collaborazione tra istituzioni civili e comunità cristiane’. Questa sinergia, è anche un importante flusso di speranza e di fiducia per tutte le comunità civili e religiose.

Il Vescovo nella parte centrale del suo discorso ha con decisione richiamato gli amministratori ‘ad usare la regola del buon governo, facendosi carico della fragilità… affinché la loro funzione pubblica diventi sempre più umana, cioè prossima alla vita delle persone. Dietro l’impegno per la cosiddetta Cosa Pubblica c’è la partecipazione vostra alla vita reale della gente’. In particolare, in prossimità della vicina campagna elettorale, il Vescovo ha chiesto a tutti di favorire ‘processi di incontro e non di scontro… processi di discernimento, integrazione e corresponsabilità’.

Al termine dell’omelia il Vescovo ha rivolto un accorato appello a tutte le amministrazioni pubbliche perché favoriscano con ogni mezzo ed iniziative il Volontariato. Il Volontariato sociale, forza motrice per una comunità civile oltre che religiosa, può essere un’inversione di tendenza, per la costruzione ‘di una civiltà della differenza ma non dell’indifferenza’.

La celebrazione si è conclusa con il canto del Te Deum, guidato dal rettore del Santuario don Antonio Molle ed accompagnato dalla Corale Polifonica di Pietrafitta.

Al termine della funzione religiosa tutti i sindaci, molti dei quali accompagnati da assessori e consiglieri si sono recati nel refettorio della Basilica dove hanno brindato, con Mons. Gerardo Antonazzo, al nuovo anno. Qui il Vescovo ha presentato, in anteprima, il nuovo libro Pastorale Digitale 2.0 dell’Ing. Riccardo Petricca, di cui lui ha curato la postfazione. Questo testo, disponibile da Gennaio in oltre 10.000 librerie in Italia e su tutti i principali canali on-line, racconta una storia di fede e di comunione nell’era del digitale e di un nuovo innovativo modo di comunicare e fare pastorale nato da due anni in diocesi. Questo progetto, che rappresenta un’eccellenza per il territorio, ha anche un’importante valore sociale, culturale e tecnologico. Una storia che vola veloce sul web, ma non solo… tutta da leggere.

– La Redazione




Apertura Porta Santa a Canneto [Album Fotografico]

Di seguito le foto dell’Apertura della Porta Santa nella Basilica di Canneto domenica 13 dicembre con il Vescovo S.E. Mons. Gerardo Antonazzo

http://www.diocesisora.it/pdigitale/apertura-porta-santa-a-canneto-foto.html

 

http://www.diocesisora.it/pdigitale/misericordes-sicut-pater-apertura-porta-santa-nella-basilica-pontificia-della-madonna-di-canneto-foto.html

 

 




“Misericordes sicut Pater”: Apertura Porta Santa nella Basilica Pontificia della Madonna di Canneto

Evento storico per la neo Basilica Pontificia dedicata alla Madonna Bruna dove, per la prima volta nella sua millenaria storia, è stata aperta una Porta Santa.

È stato il nostro Vescovo Diocesano, Mons. Gerardo Antonazzo, unitamente al Rettore della Basilica, don Antonio Molle, ad aprire la seconda Porta Santa della diocesi di Sora-Cassino-Aquino e Pontecorvo per il Giubileo Straordinario della Misericordia indetto da Papa Francesco.

L’aria pungente ed il rischio neve non sono stati sufficienti a fermare le migliaia di Pellegrini che non hanno voluto mancare allo storico appuntamento con l’inizio del Giubileo.

La funzione ha avuto inizio alle 10.45 nei locali della Cripta e da li, dopo qualche minuto di preghiera, il Celebrante unitamente ai sacerdoti ed ai numerosi pellegrini presenti hanno compiuto processionalmente un giro intorno al Sacro edificio accompagnati dal canto delle litanie dei Santi.

Pochi minuti e l’arrivo dinanzi la porta Santa della Basilica, un nuovo portale bronzeo raffigurante la Madonna di Canneto e 2 pellegrini oranti, la proclamazione delle parole di rito prese dal salmo 118 “Aprite le porte della giustizia, entreremo a rendere grazie al Signore” e poi l’apertura della Porta Santa da Parte del Vescovo e l’ingresso nella nuova aula liturgica risistemata per l’occasione con la nuova pavimentazione guidati dall’inno del Giubileo magistralmente eseguito dalla corale di Pontecorvo diretta da Mons. Luigi Casatelli.

Una celebrazione sentita e partecipata dove molti sono stati i riferimenti al significato del gesto compiuto. Non basta attraversare la porta Santa per ottenere l’indulgenza legata al giubileo, bisogna convertire il nostro cuore ed aprirsi completamente all’infinita misericordia di Dio, confessarsi e comunicarsi.

Al termine della Celebrazione, durante la quale sono state distribuite oltre 1400 comunioni, Mons Antonazzo ha ringraziato tutti i fedeli presenti, le autorità civili e militari che con grande discrezione hanno vigilato sulla sicurezza dell’evento ed infine ha ricordato che il passaggio attraverso la porta Santa non deve essere una cosa comoda: non basta, o meglio, ha poco senso non compiere un piccolo pellegrinaggio prima di attraversare la Porta Santa; bisogna cominciare a purificare il nostro cuore attraverso la fatica del cammino breve o lungo che sia.

Prima del canto finale il Vescovo ha ricordato anche i prossimi 2 appuntamenti che la Basilica Pontificia della Madonna di Canneto si appresta a vivere in questo Anno Santo: per la prima volta il 24 dicembre, vigilia di  Natale, sarà celebrata la Santa Messa di mezzanotte ed infine l’invito rivolto a tutti, ma in particolar modo agli Amministratori, di prendere parte domenica 27 dicembre alle ore 11 al giubileo degli Amministratori.

Simone Buzzeo

Foto di Rosalba Rosati e Piercarlo Gugliotta