Sintesi del questionario “Scheda per la Comunità”, proposto dall’Ufficio Catechistico Nazionale ed effettuato nelle parrocchie della Diocesi

QUALE CATECHESI PER LA NOSTRA DIOCESI?

Sintesi del questionario “Scheda per la Comunità”,

proposto dall’Ufficio Catechistico Nazionale

ed effettuato nelle parrocchie della Diocesi.

 

Introduzione

L’esperienza della pandemia causata dal Covid-19 ha messo in luce le grandi debolezze dell’essere umano di cui non è un’eccezione anche l’aspetto religioso legato, fra le tante cose, alla catechesi. Se vogliamo sintetizzare l’esperienza vissuta , potremmo farlo attingendo al libro della Genesi: «9Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?”. 10Rispose: “Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”» (Gen 3,9-10). Martin Buber parafrasando proprio questo passaggio del testo biblico, nel suo libro “Il cammino dell’uomo”, afferma come Dio non voglia sapere da Adamo dove si è nascosto, come se stessero giocando a nascondino, ma gli sta chiedendo: “ a che punto sei della tua vita?”. È come se questa pandemia ci stesse chiedendo: “che cristiano sei?”. Ci siamo sentiti nudi, senza le nostre sicurezze, spogliati dai nostri libri e sussidi che come catechisti abbiamo sempre utilizzato nei nostri incontri di catechesi. La pandemia ha scoperchiato le nostre fragilità di comunità avvolte, talvolta, nel mito del “si è fatto sempre così”, invogliandoci e incoraggiandoci a scoprire nuove strade e, nel nostro caso, nuove vie di catechesi. Dalle relazioni è apparso come in alcune realtà non solo abbiamo avuto paura e ci siamo sentiti nudi, ma ci si è anche nascosti. Come? Semplicemente pensando di non essere all’altezza, tirandoci fuori da una collaborazione, abbandonando la nave. Eppure lo Spirito Santo che ha fatto nuova la creazione e che con Adamo ha iniziato la bellissima relazione Dio – popolo, ci fa comprendere come non è poi così tutto da buttare, ma ha posto in questa situazione dei germogli freschi e nuovi da far crescere.

 

  1. “Dove siamo?”. La situazione di partenza della nostra diocesi

 

Dalle relazioni sintetiche giunte allo scrivente Ufficio dalle singole otto zone pastorali (frutto del questionario proposto dall’UCN nel mese di giugno 2021), si evince una situazione che a fronte di difficoltà e smarrimento iniziale fa emergere anche punti di forza. Nonostante la nostra diocesi sia molto estesa con zone eterogenee fra loro, dalle relazioni viene fuori una situazione comune, con qualche sfumatura dovuta proprio alla sua eterogeneità. Cerchiamo, per chiarezza, di vedere quali sono state le criticità e poi i punti di forza.

 

Criticità:

  • Qualcosa di nuovo. La situazione pandemica, che ci ha colti di sorpresa nel 2019, e successivamente la situazione del 2020 e per questo 2021, ci ha messo in crisi. Passare da incontri di catechesi in presenza a incontri on line, o comunque con mezzi che sono andati a sostituire l’incontro faccia a faccia, ci ha negato la bellezza della relazione catechista – gruppo fondamentale per l’accompagnamento catechistico. Questa criticità della novità, come catechisti ci ha spiazzato, perché non si sapeva cosa fare, cosa preparare, come comportarsi, considerando già tutto il carico di lezioni scolastiche on line, a cui, in alcuni casi, si aggiungeva anche il catechismo. Non va neppure dimenticato, molte volte, la difficoltà di famiglie ad avere strumenti tecnologici che potevano permettere la condivisione di tutto il materiale messo a disposizione.
  • Non sentirsi adeguati.(genitori e catechisti). Questa criticità ha trovato una espressione visibile nel non sentirsi adeguati, sia da parte dei catechisti che da parte dei genitori. Molti catechisti si sono sentiti persi dinanzi a questa novità e incapaci di riuscire a trovare delle soluzioni e tutto questo ha portato ad una sensazione di inadeguatezza, che in alcuni casi si è trasformata in un tirarsi indietro dall’impegno preso. Questa inadeguatezza ha fatto emergere i limiti di una preparazione metodologica dei catechisti, incapaci talvolta di reinventarsi. Accanto ai catechisti, è emerso come anche i genitori hanno sperimentato questo loro senso di inadeguatezza. L’aver dovuto condurre la catechesi a casa utilizzando del materiale fornito dalle varie parrocchie, in molte famiglie ha mostrato il loro essere a digiuno di cristianesimo. Dall’impegno di dover organizzare, nei tempi familiari, il momento da dedicare alla catechesi, fino ad arrivare a doverlo gestire ha creato senso di inadeguatezza, ed anche qui, come per i catechisti, c’è stata una diserzione dall’impegno.
  • Abbiamo fornito del materiale alle famiglie su cui lavorare, ma è stato riconsegnato? La riconsegna non voleva certamente essere, e non è stata pensata, forma di controllo se il lavoro era svolto e come, ma semplicemente strumento per invogliare, spingere le famiglie nel loro mettersi in gioco e riscoprirsi come primi educatori alla fede dei loro figli. Mancando questa riconsegna, accanto alla mancanza di poter avere incontri dal vivo, alcune famiglie si sono defilate.
  • Difficoltà di trasmettere i contenuti. La programmazione diocesana prevedeva come primo punto il partire dal Vangelo della domenica, motivato soprattutto dal voler rimettere al centro dell’azione evangelizzatrice l’Eucarestia domenicale. È emerso come molto ci si è soffermato sul brano del Vangelo ma gli altri contenuti legati alla fede cristiana non si è riusciti a farli passare o comunque ad esplicitarli correttamente e pienamente. Molto è dipeso anche dalle schede preparate: certamente non potevano illustrare tutti i contenuti presenti nel Vangelo, ma prendere spunto da una frase o magari anche da una parola, perché, oggettivamente, molto circoscritto lo spazio “fisico”della scheda. Questa mancanza non ha permesso ai ragazzi e alle ragazze un pieno cammino di fede.

Punti di forza:

  • Mettersi in gioco. La novità della pandemia e l’urgenza di trovare nuovi percorsi percorribili su cui poggiare le base di un cammino catechistico ha spinto molti catechisti a cercare nuove strade, nuove metodologie, a rimettersi in gioco. Se da un lato veniva mancare l’incontro settimanale, dall’altra parte diventava centrale l’Eucarestia domenicale come momento in cui guardarsi negli occhi, salutarsi, scambiarsi piccole informazioni per far capire che la Chiesa, in quanto famiglia, c’è e non ti lascia solo. Il mettersi in gioco ha spinto i catechisti e le catechiste a ristudiare, approfondire, meditare su quella Parola da condividere con i “più piccoli”. In alcune realtà il mettersi in gioco si è trasformato in una riscoperta della bellezza del lavoro di equipe, confrontarsi con gli altri, pregare insieme, collaborare per trovare nuove forme di evangelizzazione. Questo punto di forza ha permesso di uscire da quel guscio che tante volte ci costruiamo pensando di potercela fare da soli o, come spesso accade, sentirci non parte della comunità ma delle isole felici.
  • Centralità dell’Eucarestia domenicale. Altro elemento positivo, o punto di forza, è l’aver messo nuovamente l’Eucarestia al suo posto, e cioè al centro. L’aver puntato sull’Eucarestia domenicale come centro del percorso catechistico, ha permesso di avvicinare intere famiglie e non solo bambini lasciati dinanzi la porta delle Chiesa per la Messa. Genitori e figli, insieme prendere parte alla Mensa Eucaristica ha permesso di riallacciare relazioni, sostenersi in questo momento così particolare e allo stesso tempo riscoprirsi famiglia.
  • Ritornare a “casa”. La centralità dell’Eucarestia ha portato al ritorno di tanti “figlioli prodighi”, che dopo tanto tempo che non andavano a Messa, hanno sperimentato il ritorno, hanno sperimentato l’amore misericordioso tornando a confessarsi, hanno sentito nell’ascolto e nella meditazione della Parola di Dio e nel comunicarsi, quell’amore che solo Dio sa donarci.
  • Lasciare gli “otri vecchi” per gli “otri nuovi”. Le metodologie che erano diventate le nostre sicurezze, con questa pandemia abbiamo capito che vanno aggiornate. I genitori di oggi sono quei ragazzi e ragazze che ieri abbiamo formato alla fede, perché questa difficoltà nel raccontare la fede? Abbiamo capito, sulla linea dell’insegnamento di Gesù, che il vino nuovo va messo in otri nuovi e non in otri vecchi. Pensare, immaginare nuove metodologie che siano più vicine ad una forma di catechesi esperienziale, capace di avvicinare la vita alla fede. Oggi, alla luce di quanto è accaduto e sta accedendo, questa nuova consapevolezza si sta facendo strada e il solo voler ripensare di tornare a metodologie vecchie diventa un pensiero fortemente anacronistico.

 

  1. Cosa lasciare e da dove ripartire.

Le criticità ed i punti di forza espressi ci spingono a fare una considerazione: tornare indietro, guardando ciò che è stato è, non solo, anacronistico ma anche non evangelico, visto che Gesù dice chiaramente che chi mette mano all’aratro e poi si volge indietro non è adatto al Regno dei Cieli. Dobbiamo allora guardare avanti e questo ci dà la forza di capire cosa va lasciato e da cosa dobbiamo ripartire. Prima, però, dobbiamo fare due premesse: siamo in un continuo divenire e questo significa che qualunque metodologia si andrà a pensare deve essere sempre rivista, aggiornata, ricordandoci che l’unica cosa che non muta è il Vangelo. Seconda premessa: dato emerso è il desiderio di ritornare a fare gli incontri in presenza, di tornare a quelle relazioni vere e forti con i gruppi di catechesi

Cosa lasciare:

  • Metodologia scolastica. Dalle relazioni è emersa, come se fosse una necessità, il dover abbandonare una metodologia che rendeva il catechismo come scuola. Ci si è soffermati solo sul dover fare apprendere dei contenuti e meno sul vivere il proprio cristianesimo.
  • Libri di catechismo. Altro punto che emerso è l’inadeguatezza dei testi di catechismo. Chiariamo: i testi di catechismo della CEI sono validi nei contenuti e possono aiutare, ma hanno metodologie e forme di comunicazione che presuppongono una alfabetizzazione della fede che oggi non c’è. Inoltre non dobbiamo dimenticarci che erano nati come testi che dovevano aiutare il catechista (insieme alla guida) nel preparare gli argomenti e gli incontri di catechesi, invece nel tempo noi li abbiamo messo in mano ai ragazzi dei gruppi a noi affidati.

Più in sintesi, non mancano aspetti critici da rivedere e rimodulare, quali:

  • il rapporto diretto catechista-ragazzi, fatto di ruoli, azioni, sentimenti ed emozioni, senza interferenze digitali;
  • l’insufficiente o inadeguato coinvolgimento delle famiglie per creare relazioni efficaci e rilevanti con la parrocchia: la crescita spirituale delle famiglie connota la crescita spirituale delle parrocchie;
  • la responsabilità e la preparazione che impone la chiamata dei genitori, primi educatori alla fede dei figli;
  • il lavoro di équipe dei catechisti (all’interno del proprio gruppo), il lavoro con gli operatori della pastorale familiare o giovanile e la scarsa collaborazione con altri gruppi parrocchiali: davanti alle sfide pastorali bisogna incentivare la passione educativa ed evitare i cedimenti, le resistenze e le fughe;
  • le schede operative, strumento inizialmente utile, ma che deve favorire e suscitare un approfondimento della fede;
  • il linguaggio comprensibile e più vicino al prossimo, adatto a intrecciare la narrazione evangelica con il vissuto quotidiano;
  • l’uso dei dispositivi digitali che incitano alla sfida dell’inculturazione attraverso il mondo dei social, streaming e simili e impongono limiti e disagi nella comunicazione;
  • l’evangelizzazione considerata un’azione decisiva per diventare cristiani e saper vivere da cristiani, non soltanto per giungere alla meta sacramentale in quanto tale;
  • la consapevolezza dei genitori dei propri limiti nella conoscenza dei contenuti della fede.

Da dove ripartire:

  • Centralità dell’Eucarestia. L’aver voluto ripartire dalla centralità dell’Eucarestia, come abbiamo visto, ci ha donato di risentirci famiglia. Certamente oggi dobbiamo ripartire dall’Eucarestia, ricordando che è l’Eucarestia che fa la Chiesa e non l’incontro di catechismo. La centralità dell’Eucarestia non significa moltiplicare celebrazioni eucaristiche ma celebrare riscoprendone il significato profondo di una chiesa, assemblea che celebra il sacramento e che il sacerdote presiede.
  • Centralità della famiglia. Rimettere al centro la famiglia significa non togliere più ai genitori il loro compito di essere i primi educatori alla fede, e che il compito della comunità è quello di sostenerli in questo compito importante. Per anni le comunità, piuttosto che aiutare, hanno sostituito in toto i genitori in questo compito, e se oggi molti genitori si sentono inadeguati è anche per causa nostra. Rimettere al centro la famiglia in questo percorso è dare alla comunità cristiana il suo senso profondo di famiglia di famiglie.
  • Centralità del Vangelo. Altro punto emerso è il desiderio di rimettere al centro il Vangelo. Piuttosto che i testi di catechismo, ripartiamo dalla Parola di Dio, dal suo contenuto, nei Vangeli troviamo tutto ciò che ci serve. Ma questo presuppone che ci siano catechisti formati, che sappiano leggere e comprendere il Vangelo e saperlo donare agli altri.
  • Centralità del/la ragazzo/a. rimettere anche il ragazzo/la ragazza al centro dell’azione catechistica significa ripensare delle metodologie che sappiano metterlo nelle condizioni di essere – sapere – saper fare, cioè nelle condizioni di crescere come cristiano adulto nella fede. Non dimentichiamoci che gli adulti di oggi erano i bambini di ieri ed i ragazzi di oggi saranno gli adulti di domani.

Più in sintesi:

   La centralità della celebrazione eucaristica della domenica, imprescindibile per la vita di fede di tutti i cristiani;

   la lettura, il commento e l’interpretazione delle Sacre Scritture per poi raccordarle con la vita di tutti i giorni;

   un’instancabile lettura del territorio al fine di rilevarne le povertà e i bisogni come pure le risorse e le ricchezze;

   il cambiamento di mentalità dovuta al fatto che indietro non si può più tornare, per cui i dovuti “aggiustamenti pastorali” non sono altro che delle sperimentazioni in corso d’opera per apportare una revisione alla vita comunitaria;

   lo studio di alcuni temi da rimettere al centro dell’attenzione (così come ad esempio quelli riportati nella relazione della zona di Sora):

. la paura della morte

. il mistero della croce e del dolore

. il senso e la forza della preghiera

. il rapporto tra il peccato e il castigo di Dio

. i miracoli e la loro interpretazione;

 

   il coinvolgimento delle famiglie nel processo educativo dei figli, soprattutto quello riguardante la fede, per il quale non devono essere abbandonati alle proprie iniziative ma guidati a un retto cammino e a seguire la fede della Chiesa;

   interventi incisivi sulle coppie di fidanzati prossimi al matrimonio, affinchè diventino coscienti del loro compito genitoriale inclusivo dell’azione educativa e catechistica: sono i genitori i primi compagni di fede dei propri figli;

   la realizzazione di un percorso strutturato per i genitori che chiedono il sacramento del Battesimo per i propri figli e di un accompagnamento successivo che s’interponga tra il Battesimo e l’evangelizzazione dei fanciulli;

   il dialogo tra la parrocchia e le famiglie quale punto di forza della nuova evangelizzazione;

   il clima comunionale-sinodale per camminare insieme con coraggio verso traguardi più alti;

   una maggiore sensibilizzazione dei parroci di fronte alle problematiche che emergono non solo nella comunità ma anche tra gli operatori dell’evangelizzazione e un’attenta valutazione delle esperienze vissute al fine di apportare i dovuti aggiustamenti;

   rendere capaci i catechisti di intraprendere un dialogo educativo con le famiglie per la catechesi da svolgere a casa;

   lo studio del nuovo Direttorio della catechesi.

Conclusioni: alcune proposte a margine

Fermo restando tutte le difficoltà emerse per la novità del tempo che abbiamo dovuto vivere, emerge dalle relazioni un clima pieno di speranza e di fiducia. C’è voglia di lavorare ma allo stesso modo sentiamo ancora dentro di noi la paura a voler percorrere territori ancora inesplorati. Il bisogno ed il desiderio di mettersi in gioco è forte e questo non può che farci del bene.

Poiché in qualche relazione è emersa la richiesta, all’ufficio diocesano per l’evangelizzazione e la catechesi, di pensare alcune proposte e in qualche zona pastorale ne sono emerse, proviamo a fare delle considerazioni:

  • È difficile fare delle proposte operative o metodologiche sul da farsi data la grandezza e l’eterogeneità della nostra diocesi. Inoltre non dimentichiamoci come le metodologie non possono cadere dall’alto ma il catechista stesso ha bisogno di trovare una metodologia che sia la sintesi di un equilibrio fra le sue capacità e le necessità del gruppo a lui affidato. Per quanto riguarda i contenuti ci si può rifare al percorso diocesano, o magari si potrebbe fare una revisione, ma solo sulla suddivisione dei contenuti, magari rileggendoli eliminando direttamente i riferimenti alle unità dei testi di catechismo della CEI.
  • Qualcuno ha proposto di fare ricorso a metodologie che guardino anche al multimediale e digitale. Per quanto questo possa essere un linguaggio facilmente comprensibile ed in uso fra le nuove generazioni, ci espone però a qualche rischio: a) coltivare una forma di dipendenza nei confronti della tecnologia, già fortemente presente; b) rischiare di sostituire gli incontri “in presenza” con momenti on line; c) ricadere in una nuova forma di “scolarizzazione” dell’incontro di catechismo.
  • Proponiamo come strumento per le catechesi il testo del “You cat for Kids”. Si tratta di un testo scritto per i bambini e per i genitori che in una forma semplice, attraverso il metodo di domande e risposte propone i contenuti del Catechismo della Chiesa Cattolica. Un testo che potrebbe essere non solo in uso ai catechisti ma dato anche alle famiglie e che potrebbe aiutare nella trasmissione della fede.
  • In ultimo, prendendo sempre spunto da quanto emerso dalle relazioni, sta diventando sempre più importante pensare una formazione cristiana permanente. Come famiglia dobbiamo sentire il desiderio che tutti viviamo la fede secondo le nostre capacità, aspirazioni, ma per riuscirci dobbiamo essere capaci di crescere nella fede.