Omelia per l’apertura del V° Congresso eucaristico di Plaga

Stemma di Mons. Gerardo Antonazzo

VOI CHI DITE CHE IO SIA?

Omelia per l’apertura del V° Congresso eucaristico di Plaga

Civitella Roveto,11 settembre 2021

 

Carissimi presbiteri, diaconi, consacrati, autorità civili e militari, sorelle e fratelli tutti,

con la solenne celebrazione eucaristica desideriamo entrare in un tempo speciale di grazia spirituale, di rigenerazione della nostra fede, di rinascita della vita cristiana, di ri-evangelizzazione per quanti sono stati sorpresi e risucchiati dal vortice del neo-paganesimo che prosciuga ogni traccia di riferimento al Signore risorto. A te, carissimo don Franco Geremia, nostro fratello nel ministero, guida zelante e premurosa, fervido nella mente e sollecito con cuore di padre e pastore, la gratitudine del tuo Vescovo e della Chiesa diocesana per l’esemplarità del tuo servizio pastorale e l’invincibile determinazione con cui sempre provvedi, in ogni modo e in ogni tempo, al bene spirituale della comunità di Civitella Roveto e dell’intera zona pastorale della Valle Roveto che ti riconosce da sempre maestro e modello di vita presbiterale.

 

Sinassi eucaristica e sinodalità

A distanza di venticinque anni dall’ultimo evento, la celebrazione del V° Congresso eucaristico di Plaga gode della felice prossimità con la XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi (2021-2023), nonché del Cammino sinodale della Chiesa italiana (2021-2025). L’apertura odierna del Congresso eucaristico è quasi preludio soprattutto al cammino sinodale anche della nostra comunità diocesana (2021-2025): il mistero eucaristico imprime alla vita della Chiesa la forma dinamica del cammino con Gesù risorto, dell’ascolto della Scrittura come i discepoli di Emmaus, della frazione del pane, della missione. Proprio dalla sinassi eucaristica la Chiesa impara a vivere lo stile sinodale, a diventare “corpo di Cristo, e a camminare insieme nel segno della fraterna comunione: “La sinodalità ci riconduce all’essenza stessa della Chiesa, alla sua realtà costitutiva, e si orienta all’evangelizzazione. È un modo di essere ecclesiale e una profezia per il mondo di oggi. «Come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo» (1 Cor 12, 12). È ciò che Sant’Agostino denomina il Cristo Totale (cf. Sermone 341), capo e membra in unità indivisibile, inseparabile. Solo dall’unità in Cristo capo assume significato la pluralità tra i membri del corpo, che arricchisce la Chiesa, superando qualunque tentazione di uniformità. A partire da questa unità nella pluralità, con la forza dello Spirito, la Chiesa è chiamata ad aprire cammini e, al contempo, a porsi essa stessa in cammino” (Documento sul processo sinodale, 24 aprile 2021). Alla radice c’è un verbo greco: synodeuo, che vuol dire viaggiare in compagnia, camminare insieme; da esso deriva anche la parola synodos che vuol dire anche adunanza, riunione ch’è il frutto del con-venire. Nel suo uso più antico la parola «sinodo» ha un significato personale: indicava, cioè, delle persone. I cristiani, scriveva Sant’Ignazio d’Antiochia agli Efesini, sono synodoi, ossia coloro che camminano insieme: “Siete tutti compagni di viaggio (synodoi, conviatores), portatori di Dio, portatori del tempio, portatori di Cristo e dello Spirito, in tutto ornati dei precetti di Gesù Cristo” (Lettera agli Efesini 9, 2).

Fare strada, tra ascolto e discernimento

Il Vangelo proclamato nella liturgia odierna presenta l’archetipo e il paradigma della sinodalità della Chiesa, e cioè i discepoli in cammino con Gesù: Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo. Questa è la sinodalità, questa è la vita della Chiesa: camminare lungo la strada insieme con il Signore, sapendo che Gesù stesso ha dichiarato: “Io sono la via…” (Gv 14, 6). Il cammino con Gesù si fa ascolto: Gesù prima di dare risposte, desidera ascoltare, per conoscere e capire l’umore della gente. Papa Francesco esorta tenacemente al dovere di ascoltare: “Presi dalla fretta, da mille cose da dire e da fare, non troviamo il tempo per fermarci ad ascoltare chi ci parla. Rischiamo di diventare impermeabili a tutto e di non dare spazio a chi ha bisogno di ascolto: penso ai figli, ai giovani, agli anziani, a molti che non hanno tanto bisogno di parole e di prediche, ma di ascolto. Chiediamoci: come va il mio ascolto? Mi lascio toccare dalla vita della gente, so dedicare tempo a chi mi sta vicino per ascoltare?” (Angelus, 5 settembre 2021). Ponendo le sue domande, il Signore non cede al populismo dei sondaggi ma vuole mettere alla prova e nutrire la fede in Lui. L’apertura del V° Congresso eucaristico è accompagnata dalle domande poste da Gesù: “La gente, chi dice che io sia?”. Questo è lo stile sinodale come metodo: porre domande, non dare in anticipo le presunte risposte, probabilmente a domande che nemmeno la gente si pone più. Abbiamo mai provato a chiedere alla nostra gente cosa pensa oggi di Gesù, della sua risurrezione, della vita eterna, del Vangelo, della Chiesa, dei preti, dei sacramenti, della Messa, della nostra stessa parrocchia, della dignità di ogni persona umana, del suo destino finale? Cosa pensano i giovani della fede, della Chiesa cattolica? Come la nostra gente guarda e considera le nostre parrocchie? Quale riferimento resta alla vita della comunità cristiana da parte dei tanti battezzati che chiedono solo dei riti ma non i sacramenti della fede? Gesù non ha paura di chiedere e di ascoltare, nonostante il pericolo di brutte sorprese.

La seconda domanda coglie di sorpresa anche noi: “Ma voi, chi dite che io sia?”. È come chiedere: Io chi rappresento per te? Quale posto occupo nella graduatoria di ciò che ti sta veramente a cuore? È il tempo della verifica seria, esigente della fede, messa alla prova da domande impegnative, a modo delle prove Invalsi, per validare l’attendibilità della formazione discepolare. Avranno capito chi è Gesù, almeno loro! In un primo momento nessuno risponde, sembrano impacciato, la lingua come seccata, tutti ammutoliti, solo Pietro prende l’iniziativa e dichiara: Tu sei il Cristo. Un esame superato, da trenta e lode. Ma non finisce qui. Perché Gesù spiega a tutti il senso del suo essere l’Unto, il Messia: annuncia apertamente per la prima volta che Lui dovrà patire ed essere ucciso. Pietro si oppone, dimostrando che anche lui non ha compreso, nonostante ciò che ha dichiarato riguardo a Gesù. Non è disposto ad accettare l’annuncio dell’umiliazione, della sofferenza della morte, e rimprovera Gesù. Qui le strade si divaricano, la sinodalità va in frantumi, la comunione sintonica si dissocia e Pietro viene qualificato come “Satana”.

L’eucarestia, palestra di fede

Se riflettiamo bene sulla strategia di Gesù, capiremo anche che la sinodalità non consiste solo nel camminare insieme, a fianco di Gesù lungo la strada, ma in definitiva di camminare con lui sulla sua stessa strada, posizionarsi e allinearsi con Gesù sulla via dell’amore umiliato, crocifisso. Troppo spesso anche noi rischiamo di camminare a fianco del Signore, ma non siamo disposti a camminare con Lui sulla stessa strada dell’amore. Gesù allora deve rimproverare con forza, per farci comprendere che non basta credere che Lui è Dio, ma motivati dalla carità seguirlo sulla sua stessa strada, quella della croce, suprema prova di amore ferito e purificato dalla sofferenza. Di questo insegnamento ed esempio abbiamo bisogno tutti, indistintamente: ecco perché Gesù lo spiega chiamando intorno a sé sia i discepoli che la folla, per offrire a tutti la possibilità di un nuovo inizio, ma con il passo giusto: Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Il banchetto eucaristico è mistero pasquale e scuola di sublime carità. Sigilla la forma più sublime e intensa di comunione con il Signore. Talmente reale e vincolante -ogni legame d’amore vincola- da renderci pienamente partecipi del suo mistero. L’eucarestia è palestra di servizio, sacrificio, dedizione, rinuncia e rinnegamento di sé e del proprio egoismo, di ogni forma di egolatria, egocentrismo e narcisismo, protagonismo di facciata e di ogni ipocrisia che illude e inganna gli altri, per diventare un puro dono di sé per il mondo. A salvare le sorti dell’umanità non saranno mai i crocifissori ma solo i “crocifissi” con Cristo, solo per amore.

Cari amici,

il ricco programma di iniziative, di incontri, di celebrazioni previste per questo Congresso eucaristico che oggi iniziamo sia vissuto come una palestra di comunione sinodale e di annuncio credibile e provato della fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, Messia e Salvatore. La strada ha insegnato cose nuove ai discepoli di Gesù: dialogando con Lui hanno “convertito” la loro fede, hanno cambiato idea, hanno migliorato la comprensione del Messia. E non cambiare idea per un cristiano non è mai un buon segno. Il Congresso eucaristico rigeneri la fede che immaginiamo di avere, risvegli una storia d’amore con il Signore, una relazione d’amicizia vissuta, l’incontro con la sua presenza reale anche nel segno del pane eucaristico, una gioiosa testimonianza di conversione raccontata con la vita.

 

X Gerardo Antonazzo