Omelia per la solennità di Santa Maria di Canneto

Stemma di Mons. Gerardo Antonazzo

Il vino nuovo del matrimonio

 

Omelia per la solennità di Santa Maria di Canneto[1]

Basilica-Santuario di Canneto, 22 Agosto 2017

Carissimi amici, amati pellegrini, cari giovani,

la speciale intenzione di preghiera che quest’anno ho voluto affidare alle diverse celebrazioni per la festa della Vergine Bruna di Canneto, è stata quella per la famiglia. L’anno pastorale 2017-2018 inaugurato con il Convegno diocesano di giugno scorso sul tema “La gioia di fare famiglia”, vedrà impegnata la nostra Chiesa particolare nella presa a carico della pastorale familiare quale fulcro e volano di ogni azione evangelizzatrice sul nostro territorio. Come comunità cristiana dobbiamo ammettere delle omissioni significative riguardo all’accompagnamento delle coppie e delle famiglia: da priorità pastorale tradita e da emergenza sociale ad alto rischio di confusione e disordine, a scelta strategica destinata a restituire verità, sacralità e dignità all’amore coniugale e familiare. A tutti noi, pertanto, compete il dovere di conoscere e considerare il nuovo scenario socio-culturale e religioso sul quale riflettere e nel quale incarnare una sempre più intelligente azione pastorale davvero educativa. Pur riconoscendo le molte fatiche e difficoltà nel dialogare con le coppie, siamo chiamati ad annunciare e motivare la bellezza del “fare famiglia”, e sostenere il cammino di ciascuno a partire dal rispetto del modo, della condizione e dello stato in cui ogni famiglia vive, senza pregiudizi e anatemi.

Il Vangelo che stiamo celebrando è proposto dal formulario liturgico “Maria a Cana di Galilea”. Ogni  evangelista tra i primi capitoli del proprio testo  lascia intendere le finalità per cui redige tutto la trama del suo racconto. Il quarto vangelo, nel quale viene riportato il racconto delle nozze di Cana, ci permette di cogliere l’intenzione e la finalità dell’apostolo Giovanni, soprattutto quando dichiara esplicitamente nella conclusione del brano: “Egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui” (Gv 2, 11). Gesù rivela la sua gloria: cioè se stesso, in quanto Figlio di Dio. Tutto il quarto vangelo  descriverà, di seguito, il processo di auto- rivelazione di Gesù come Figlio di Dio.

Se a Cana inizia a  manifestare la sua gloria, ciò significa che Gesù si manifesta nella vita di ogni coppia! Si tratta di un banchetto di matrimonio. La rivelazione di Dio trova nella coppia, nella famiglia, il suo luogo privilegiato, anche se non esclusivo. Inizia da lì.  Gesù, non a caso, inizia a rivelarsi nella vita della coppia e, in particolare, nel banchetto della festa  allestito per il giorno del loro matrimonio. È lì che Dio si rivela: non si può conoscere Lui se non a partire dall’esperienza dell’amore della coppia e della famiglia, perché la famiglia è il luogo teofanico, spazio spirituale dove si impara a conoscere Dio attraverso l’amore umano.  Tu vuoi conoscere l’amore di Dio? Guarda la famiglia. E’ lì che Gesù manifesta la sua gloria. Allo stesso tempo, a Cana inizia anche la rivelazione del cuore materno di Maria; anche Lei interviene la prima volta sempre a favore della coppia e del matrimonio. Qui ritroviamo le prime parole di Maria nel quarto Vangelo.

Cosa succede a questa famiglia nel giorno del matrimonio? A volte ci stupiamo del fatto che solo dopo un anno, due, sette mesi, forse prima, forse dopo, si consumano tante crisi di molte  coppie. Il Vangelo ci sorprende quando racconta, in questo brano di Cana, una crisi di coppia  avvenuta nel giorno stesso in cui  si sono sposati. Peggio di così non poteva avvenire! Nel giorno stesso del loro matrimonio, vanno in crisi: viene a mancare il vino! Il vino, nella tradizione biblico-orientale è collegato alla gioia, all’allegria, alla festa. Se viene a mancare il vino vuol dire che in questa coppia viene a mancare la gioia dell’amore. E lì, proprio nel cuore di quella crisi, è presente Gesù. Chi si interessa per prima della crisi di  questa coppia? Maria, la Madre. Lei si presenta davanti al Figlio  e con un delicato umorismo richiama l’attenzione di Gesù verso questi poveri sposi in difficoltà, in crisi. Maria sembra chiedere a suo Figlio: guardali in faccia, sono già tristi nel giorno in cui si sono sposati. Nella sua reazione, Gesù chiede a Maria di coniugare la sua richiesta con l’attesa dell’Ora del Figlio. L’Ora di  Gesù sarà la sua Passione, il suo atto d’amore più grande: solo quell’atto d’amore salverà tutte le crisi possibili. Gesù annuncia in anticipo alla Madre che dovrà vivere l’ora della croce per guardare in faccia la tristezza di ogni coppia e guarirla.

Dopo aver coinvolto Gesù, Maria si interessa anche dei servi. Cari sacerdoti e operatori nella pastorale familiare, tali servi oggi siamo noi. La Madonna dice: Voi preti, compreso il vescovo, voi coppie cristiane, “qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv 2,5). Resta da chiederci: Che cosa il Signore ci chiede di fare verso le coppie per sostenere le loro belle storie, ma anche le fragilità e momenti difficili?  Il seguito del vangelo racconta che vi erano là sei giare di pietra, sei grandi contenitori in pietra: Gesù  dice ai servi, cioè a noi, di  riempire d’acqua le giare.  Mi chiedo: perché sei giare, e non quattro, o sette…? L’Evangelista è molto attento ai collegamenti con l’Antico Testamento: qui ci riporta, credo,  a quanto raccontato nella Bibbia circa l’opera della creazione svolta da Dio proprio in sei giorni. Nel sesto giorno Dio crea la coppia (Gen 1-2). Le sei giare di Cana, richiamano il sesto giorno in cui  Dio crea la coppia, e annunciano un nuovo intervento ri-creatore della coppia ferita grazie alla potenza dell’ amore di Cristo crocifisso (l’Ora della passione). L’acqua che a Cana diventa vino è preludio e prefigurazione del sangue nell’Ora della passione: dall’acqua al vino, dal vino al sangue della croce, di cui facciamo memoria nel banchetto eucaristico. Quello che i servi possono offrire è inizialmente solo acqua: e non è ancora la soluzione della crisi della coppia. Immaginate se Gesù avesse detto: portate un po’ d’acqua a tutti gli invitati dopo che hanno consumato tutto il vino disponibile. Sarà  Gesù a trasformare l’acqua della nostre semplici azioni e parole nel vino buono del suo sangue, del suo amore salvifico. Quando i servi offrono il vino delle giare, la festa e la  gioia possono continuare. Ma la cosa più bella sapete qual è? Che nessuno si è accorto  di niente. Nemmeno il maestro di tavola, incaricato di assaggiare per primo il vino; nemmeno lui si era accorto di nulla. Tutti sono convinti di aver bevuto lo stesso vino buono dall’inizio alla fine: “Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora” (Gv 2, 10).

Fino alla fine Gesù ci aiuta a conservare  il vino buono dell’amore: è questo il vangelo che ci coinvolge e ci entusiasma;  è questo il progetto pastorale più realista per rispondere alle sfide del tempo presente e dire qualcosa di vero e di onesto ad ogni coppia. Il racconto delle nozze di Cana è la più bella Lettera pastorale mai scritta alle famiglie, dove parla Maria, interviene Gesù, sono coinvolti i servi, il maestro di tavola applaude, gli invitati festeggiano, la coppia di sposi continua, nonostante tutto, a percorrere strade di felicità. Se a Cana l’iniziativa è di Maria, allora invochiamo la Vergine Bruna di Canneto che sia sempre invocata per prima, perchè intervenga con la sua presenza in ogni coppia e ridoni gioia e fiducia in ogni tristezza, successo dopo la prova, sincera conversione dopo il fallimento,  buone ragioni dopo tutti i torti possibili. E preghiamo perché anche la Chiesa esprima ed eserciti la sua vicinanza materna, sull’esempio di Maria a Cana,  per aiutare la famiglia a non trascinarsi in un amore logorato e logorante (vino meno buono), e a scoprire un modo migliore e superiore di amarsi (vino sempre buono), crescendo senza limiti nell’educazione continua del cuore nell’impegno esigente e necessario del sincero dono di sé.

 

+ Gerardo Antonazzo

 

[1] Testo trascritto da registrazione.

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