“L’adesso di Dio, l’oggi della Chiesa” – Omelia per la Messa Crismale 2019

l’adesso di Dio, l’oggi  della Chiesa

 Omelia per la Messa Crismale
Cassino-Chiesa Concattedrale, 17 aprile 2019
ANNUNCIO DELLA VISITA PASTORALE

All’inizio della Quaresima abbiamo accolto  dalla voce del profeta l’invito forte di Dio: “Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti” (Gl 2,12-13). Se il segno delle ceneri è stato sparso sulla nostra testa, era perché potesse raggiungere e toccare il cuore. Sappiamo bene come le cose che non vengono fatte con il cuore, non hanno vita facile perché non ci fanno “cambiare testa”. Le ceneri poi si sono ben presto alleate con la sabbia arida del deserto della purificazione, dell’ascolto onesto e obbediente della Parola. Oggi il Signore ci convoca così come ci troviamo spiritualmente dinanzi a Lui al termine del cammino quaresimale, e ci invita ad entrare con il cuore in questa assemblea liturgica per celebrare nella gioia e nell’esultanza dello Spirito il suo sommo ed eterno sacerdozio. Tutti noi consacrati nel battesimo con l’unzione dello Spirito, siamo corresponsabili della medesima missione della Chiesa nel mondo e per il mondo: “Con l’unzione dello Spirito Santo hai costituito il Cristo tuo Figlio Pontefice della nuova ed eterna alleanza, e hai voluto che il suo unico sacerdozio fosse perpetuato nella Chiesa. Egli comunica il sacerdozio regale a tutto il popolo dei redenti…” (Prefazio Messa Crismale).

Dio non è bugiardo

Il nostro essere Chiesa oggi si manifesta nella sua visibile e organica unità. La comunione nella Chiesa è di natura gerarchica, ed  è dono trinitario, grazia soprannaturale e divina; pertanto, non può essere immaginata come la risultanza di sintonie orizzontali e di accordi puramente umani. Siamo membra vive del corpo mistico di Cristo nella santità dello Spirito. Un Corpo santo perché Santo è il suo Capo, Cristo, e al contempo un Corpo ferito da gelosie, egoismi, chiusure settarie ed esclusioni ingiustificate, antipatie, ingiuste sentenze, condanne improvvisate dettate da giudizi sommari, protagonismi anacronistici di stampo elitario e narcisistico. Siamo un Corpo umanamente infermo, che ha sempre bisogno di essere curato con l’olio della carità, per guarire soprattutto con la forza umile del reciproco perdono.

Ci consola e ci incoraggia la Parola che stiamo celebrando, con la quale Gesù, dopo aver annunciato il compimento della promessa profetica del “lieto annuncio ai poveri, ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi…”,  dichiara che “(lo Spirito del Signore) mi ha consacrato con l’unzione…”; e specifica: per questo sono stato inviato. Scopriamo ben presto che il per questo  significa il per questi: la ragione della consacrazione del Messia e i destinatari della sua missione sono i  poveri, quanti sono privati di libertà e dignità, i ciechi, gli oppressi… La Parola oggi parla di noi per raggiungere le nostre povertà e miserie umane. Negare o sorvolare sulla nostra condizione  di fragilità, significherebbe deridere la missione del Messia e ritenere Dio un bugiardo (cfr. 1Gv 1,10).

Credo giusto che oggi ognuno si chieda cosa può significare la consolazione del Messia nell’intimo turbolento di una coscienza contaminata, confusa, turbata, sfregiata dal peccato e forse persino corrotta dalla malizia. La mano del Messia oggi si posa su ogni forma di disagio, per ricucire le relazioni, addolcire le parole, far rinascere la fiducia spirituale di tutti nei confronti di ciascuno.

Stare nell’adesso di Dio

Ci conforta la predicazione tenuta da Gesù nella sinagoga del suo villaggio. Terminata la lettura del brano di Isaia, Gesù fa seguire l’omelia più breve e più efficace della storia: Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”.  Gesù annuncia l’adesso di Dio. Così Papa Francesco a Panama: “Gesù rivela l’adesso di Dio che ci viene incontro per chiamare anche noi a prendere parte al suo adesso, in cui «portare ai poveri il lieto annuncio»” (cfr Lc 4,18-19).  I fedeli della sinagoga, dopo aver ascoltato con entusiasmo l’omelia di Gesù, passano repentinamente dalla meraviglia allo scandalo, dallo scandalo alla contestazione, fino al tentato omicidio del Maestro. Anche l’uomo contemporaneo rischia di non cogliere quest’oggi di salvezza (ricorre 11 volte in Lc 2,11;4,21; 5,26; 13,32-33; 19,5.9; 23,43). È l’adesso di Dio che con Gesù diventa l’ oggi del suo volto, della sua carne umana, del suo amore di misericordia.

Carissimi presbiteri, consacrati, sorelle e fratelli, tutto questo non è annunciato per domani, ma per oggi; non altrove, ma qui; non nel “frattempo”, ma adesso! Arda nel cuore di ciascuno il desiderio di sperimentare, concreto e reale, l’oggi di Gesù proprio in questa nostra assemblea, l’oggi della sua azione rigeneratrice nell’intera Chiesa diocesana!

Vivere nell’oggi della Chiesa

L’oggi di Gesù ispira e si attua nell’oggi della Chiesa, diventa l’oggi del nostro essere Chiesa qui convocata, chiamata ad annunciare l’anno di grazia in questa porzione di territorio. L’oggi di Gesù brucia nel mio cuore di Pastore. Sento oggi il peso della mia responsabilità, e non posso sottrarmi alle parole del Maestro: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato…”.  Non posso non rispondere, io per primo, ai doveri della mia consacrazione con cui lo Spirito mi ha reso partecipe della pienezza del sacerdozio di Cristo e della sua medesima missione. Sento e vivo questo momento della nostra Chiesa particolare come il tempo favorevole per ravvivare la missione per una ritrovata e rinnovata opera di evangelizzazione. Per questo oggi annuncio, tra gioia e trepidazione, l’Indizione per la nostra diocesi della mia Prima Visita Pastorale. Tale Visita coincide storicamente anche con la Prima Visita Pastorale per la Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, costituita dalla Santa Sede il 23 ottobre 2014.

In tutto questo mi sento serenamente ispirato da Dio grazie ad una silenziosa, orante, e prolungata riflessione, con la quale ho cercato di fare attento discernimento su eventi, colloqui, visite nelle comunità parrocchiali, incontri con le Istituzioni locali. Se non ascoltassi oggi la mia coscienza di pastore, sentirei di sottrarmi ai miei doveri e di tradire i bisogni e le attese di questa Chiesa. Se non ascoltassi oggi la voce dello Spirito, sentirei la gravosa responsabilità di non amarvi con tutte le mie forze. Il testo di Apocalisse ci ha ricordato che l’Onnipotente è “Colui che è, che era e che viene”. La Visita Pastorale incarna la preziosa Visita di Gesù Pastore nella nostra Chiesa. Il discernimento di questi mesi mi ha portato a riconoscere la necessità di incarnare in maniera speciale e in azioni straordinarie l’adesso salvifico di Dio a beneficio spirituale di credenti, di non praticanti e di non credenti.

In Fines Terrae

Ritorno brevemente sulla parola-chiave del mio ministero episcopale: In fines terrae. Stemma e motto episcopale non rimandano a nessun casato nobiliare né a privilegi baronali tantomeno a pretese maniacali di prestigio. L’illusione di un carrierismo costruito su privilegi e titoli onorifici,  è più o meno finito, più o meno per tutti. Con l’ordinazione episcopale, il Signore mi ha reso partecipe in pienezza del suo sacerdozio, che è sempre di natura “sacrificale”; pertanto, non posso non sentirmi responsabile, nella potenza del suo Spirito, della missione di evangelizzare.  Nell’orazione iniziale della Colletta abbiamo pregato: “O Padre…concedi a noi, partecipi della sua consacrazione, di essere testimoni nel mondo della sua opera di salvezza”. Il testimone sa di aver ricevuto la grazia della salvezza e sente l’urgenza di annunciarla: “Guai a me se non annuncio il Vangelo!” (1Cor 9, 16). Il Vescovo lo deve fare per primo, perché l’ha promesso quando nel rito dell’ordinazione episcopale gli è stato domandato: “Vuoi predicare con fedeltà e perseveranza il Vangelo di Cristo?”.

Carissimi, la Lettera di Indizione della Visita Pastorale sarà emanata e letta nelle celebrazioni della prossima Domenica di Pasqua: tutto l’agire della Chiesa deve testimoniare la certezza incrollabile della fede nel Signore risorto, vincitore della morte e del peccato. Il 21 aprile inizierò, a Dio piacendo, il settimo anno del mio ministero episcopale. La ricorrenza del settimo anno inaugura nella Bibbia un tempo di speciale grazia del Signore (Dt 15). Preghiamo intensamente perché Gesù Signore, Sacerdote e Pastore delle nostre anime, benedica i nostri intendimenti e porti a compimento l’opera pastorale ispirata dal suo Santo Spirito. Il medesimo Spirito che ora invocheremo per la consacrazione dell’olio crismale, trasformi la santa Visita nell’evento di una rinnovata Pentecoste.

Per questo, recito la preghiera con la quale accompagneremo la celebrazione della Visita Pastorale:

 

Signore risorto, pastore misericordioso,

ti preghiamo con fiducia per la Chiesa

che vive in Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo.

Tu ci offri un tempo di speciale consolazione

con la Visita del nostro vescovo Gerardo.

Nel tuo Nome viene a ravvivare la fede,

a distendere le ali della nostra speranza,

a rigenerare l’ottimismo della carità fraterna

in fines terrae.

Signore risorto, sorgente di vita nuova,

dona  al nostro Pastore la sapienza del cuore.

Premuroso nell’ascolto e ricolmo di gioia,

esprima gesti e parole di lieto annuncio.

Riceva da Te forza per affrontare la fatica,

conforto e sostegno nelle difficoltà.

Riaccenda in tutti la passione del Vangelo,

il fuoco e lo slancio della missione

in fines terrae.

 

Signore risorto, donaci lo Spirito di fortezza

per  non cédere alla triste tentazione

di tirare i remi in barca e restare

rassegnati, a reti vuote, lungo la riva.

Insegnaci ancora a riassettare le reti,

e a gettarle nel mare delle nostre delusioni.

Tu ci chiami ad essere pescatori di uomini:

faremo viva memoria della tua parola,

per ascoltare fiduciosi la tua voce suadente

e  prendere il largo con fiducia e coraggio

in fines terrae.  Amen.

                                                   +  Gerardo, vescovo