Inaugurazione del Banco delle Opere di Carità di Settignano

Inaugurazione del Banco delle Opere di Carità di Settignano

Inaugurazione del Banco delle Opere di Carità di Settignano

Segno concreto di attenzione e cura

Settignano. È stato un sogno che è divenuto realtà quanto è avvenuto sabato 25 maggio in tarda mattinata a Settignano, comune di Atina. Dopo anni di impegno e perseveranza è stata inaugurata la sede del Banco delle Opere di Carità del Lazio. A moderare la semplice ma toccante cerimonia Tonino Bernardelli, il quale dopo aver brevemente introdotto il concetto di povertà e presentato la diffusione del fenomeno dati Istat alla mano, ha poi dato la parola ai presenti: al vescovo Gerardo Antonazzo, don Toma Akuino Teofilo, direttore della Caritas e Presidente del Banco, il sindaco di Atina dott. Adolfo Valente e il prof. Luigi Tamburro, che nel 1993, sull’esempio americano ha pensato di creare il Banco delle Opere di carità, un catalizzatore di tutti quegli aiuti che vanno dati a coloro che hanno bisogno di assistenza, di cui è Presidente nazionale.

È stato don Akuino, che dopo aver dato il benvenuto ai tanti presenti a testimonianza di una grande sensibilità dei volontari di vari enti, a spiegare come questa struttura sia stata un po’ “sognata insieme” al Vescovo e al prof. Tamburro. La Provvidenza di Dio ha poi voluto che la sede designata sia stata Settignano, un luogo facilmente raggiungibile. Oltre ai vari ringraziamenti a tutti coloro che hanno in qualche modo facilitato la realizzazione di questo progetto, don Akuino si è rivolto con gratitudine alla Cooperativa La Speranza, ente gestore della Caritas, alle altre cooperative e a tutti gli operatori zonali della Caritas che hanno sempre dimostrato grande disponibilità.

A prendere poi la parola è stato il sindaco di Atina, Adolfo Valente, il quale si è detto onorato di essere lì per la fondamentale importanza che riveste questa struttura, che altro non è che una consacrazione di ciò che tante associazioni fanno per essere ancora più vicino alle esigenze dei cittadini.

Toccante è stato l’intervento del prof. Luigi Tamburro, che ha sottolineato come ciò che si stava facendo altro non era che la festa di un popolo che si è formato piano piano grazie a un incontro di cuore tra tante persone. “Non sono le parole a cambiare il mondo e nemmeno le promesse, il mondo è cambiato dalle persone e dai gesti che compiono” ha detto. Il cuore è nell’incontro tra persone che, con un’umanità che va sostenuta e incoraggiata, si assumono la responsabilità di “un’impresa che fa carità”. C’è bisogno di una umanità nuova che sappia vivere davvero la carità, acquisire fiducia, reputazione, avere cura organizzativa. E qui ha sottolineato quanto davvero importante e speciale sia il ruolo dei volontari e quanto si potrebbe fare sviluppando le collaborazioni con gli enti locali.

A suggellare la manifestazione l’intervento del Vescovo Antonazzo, il quale ha esordito ricordando che ciò che fonda le motivazioni di ciò che noi facciamo sono i bisogni degli altri. “È bella la presenza dei vari sindaci e amministratori locali – ha detto – perché i poveri non li possiamo evitare, nessuno di noi può evitare i poveri, sia quelli che ci cercano ma ancor di più quelli che non ci cercano per discrezione, imbarazzo, per senso di riservatezza. Quindi questo lascia pensare che i bisogni sono molti di più di quelli che possiamo quantificare o numerare. È bello questo momento perché ci aiuta attraverso il Banco delle Opere di Carità a dare attenzione ai vari aspetti”. Il Vescovo si è ricollegato a quanto detto dal presidente Tamburro, che aveva parlato dello spreco alimentare e all’opposto della carenza di cibo, per cui il banco diventa una cerniera che risolve lo spreco e la carenza e con un incontro provvidenziale di aiuto evita il peccato dello spreco, realizzando un esercizio di carità che risponde alle carenze e colma le varie situazioni di precarietà. Don Gerardo ha poi descritto il ruolo fondamentale del volontariato nel provvedere attraverso strutture come il Banco delle Opere di Carità a quelle carenze e bisogni a cui tante volte le istituzioni non hanno saputo dare risposta. Ha poi sottolineato come il Banco abbia anzitutto il valore di segno profetico che testimonia la possibilità di agire concretamente e con una professionalità, correttezza, trasparenza, onestà di intenti. Di questi valori il Banco è stato nel corso degli anni testimone credibile, meritando la fiducia che gli è unanimemente riconosciuta.

Nell’invocare la benedizione del Signore, il Vescovo ha ricordato come l’esercizio della carità sia una delle vie maestre dell’evangelizzazione, cioè dell’annuncio di Gesù Cristo. Ciò richiede una conversione importante, cioè che si riconosca indistintamente nel volto di chiunque la presenza di Cristo, dove non ci sono né primi né ultimi, perché in tutti bisogna riconoscere la presenza del mistero di Cristo, come ricorda il Vangelo di San Matteo al capitolo 25.

La cerimonia è proseguita con la benedizione della targa con il nome e il logo del Banco, il taglio del nastro, la visita dei locali e si è conclusa con un momento di convivialità, con la condivisione di un ricco buffet preparato dai vari volontari.

Martina Torti

Settignano inaugurazione banco delle opere di carità (1)
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Pastorale Digitale inaugurazione banco delle opere di carità (28)

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Source: DIOCESISORA IT | Notizie Vescovo




Omelia per la Solennità di Pasqua 2019

 

AGNUS REDÉMIT OVES

Omelia per la solennità di Pasqua

21 aprile 2019

 

INDIZIONE DELLA VISITA PASTORALE

Christus vivit: è l’annuncio pasquale che Papa Francesco ha consegnato al cuore dei giovani e a tutto il popolo di Dio con la sua Esortazione apostolica post-sinodale. “Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo…accanto a te c’è il Risorto, che ti chiama e ti aspetta per ricominciare” (n. 2). L’Agnello ha redento il suo gregge, e il Pastore risorto riprende in pienezza la vita donata sulla croce. Il masso rimosso dal sepolcro, segna la caduta del muro più triste, quello della morte. D’ora in poi si potrà passare dall’altra parte senza paura!

Io dò la vita

 Gesù Risorto inaugura un’esistenza umana risplendente di luce e di bellezza divina, piena di vita: “Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano.” (Gv 10, 27-30). Il contesto nel quale Gesù pronuncia questo insegnamento è quello della festa di Hanukkàh, della Dedicazione, che celebrava la riconsacrazione del nuovo tempio. Per tale festa, venivano portati nel Tempio gli agnelli allevati per il sacrificio e l’olocausto. Nell’intimità del Cenacolo, Gesù annuncia il sacrificio del suo corpo e il versamento del suo sangue, sostituendo all’agnello dell’antica pasqua ebraica l’offerta della sua vita: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,12-13).  Oggi la lode della Chiesa canta l’amore del Pastore che preserva il suo gregge dal pericolo della distruzione e dalla minaccia della morte pagando in prima persona il prezzo più alto.

Amare è servire

Si coglie facilmente la duplice missione svolta da Gesù: quella del pastore che guida e nutre le sue pecore, e quella dell’ agnello sacrificato sull’altare della croce: “Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca” (Is 53,7). Il pastore, a differenza del mercenario che davanti ad un pericolo imminente sacrifica la vita delle pecore per mettere in salvo la sua, mette a repentaglio la propria vita per difendere e custodire quella del gregge. Noi siamo stati riscattati da ogni forma di illusione e di schiavitù “con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia…predestinato già prima della creazione del mondo» (1Pt 1, 19-20). L’amore autentico è sempre di natura “sacrificale”, comporta sempre la sofferenza personale: chi ama è disponibile a sacrificare qualcosa di sé. Gesù merita la fiducia dell’uomo, il suo amore è credibile perché ha pagato con la vita e ha confermato con il sangue la credibilità delle sue promesse. La vita di troppa gente oggi viene illusa da mercenari senza scrupoli, pronti a promettere ciò che non potranno mai compiere, pur di ingannare, per poi condannare le persone al delirio del tradimento di ogni speranza. Agnello crocifisso, con il suo sangue ha scritto i nostri nomi in Cielo. E’ questa la verità, unica fonte di vera gioia, pascolo e cibo di vita eterna che ci dona il nutrimento del perdono divino. Gesù è il Pastore vero, che distrugge nella sua morte la menzogna e la falsità degli idoli terreni e delle promesse insensate, e ci consegna l’esempio di un’esistenza spesa per amare e per servire. Oggi il sepolcro è rimasto vuoto: i teli e i lini che avvolgevano il cadavere di Gesù, sono al loro posto, non manomessi, come l’involucro di una crisalide volata via. L’altro discepolo, corso insieme a Pietro, entrò nel sepolcro, e vide e credette. Credere: sì, perché il sepolcro lasciato vuoto dà ragione alle parole con le quali Gesù aveva promesso di riprendere nuovamente la sua vita (Gv 10,17).

Ero morto, ora vivo per sempre

Gesù, vero Pastore, oggi vive e opera nel ministero dei suoi Pastori.

Carissimi, esattamente sei anni fa il Signore mi ha chiamato a diventare Pastore di questa nostra Chiesa diocesana di Sora-Aquino-Pontecorvo, in seguito mutata Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo. Oggi, inizio del settimo anno del mio ministero in mezzo a voi, in tutte le comunità parrocchiali verrà portata a conoscenza la Lettera con la quale decreto l’Indizione della prima Visita Pastorale in tutta la nostra Chiesa particolare. Il significato ecclesiale della Visita è molto forte: sarà Cristo, nella persona e nel ministero del Vescovo,  a visitare e ad “abitare” le comunità che formano la nostra Chiesa particolare. A tutti voi l’ invito: Apri, e ascolta Colui che bussa alla porta di Casa! Nel libro dell’Apocalisse si legge che il Signore Risorto si è reso presente nelle prime sette chiese dell’Asia Minore. Ad una di queste (Laodicea) annuncia: “Sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20).  Nel rito di ordinazione episcopale il celebrante si rivolge con queste parole al nuovo Vescovo: “Ricevi il pastorale, segno del tuo ministero di pastore: abbi cura di tutto il gregge, nel quale lo Spirito Santo ti ha posto come vescovo a reggere la Chiesa di Dio”. Percorrendo le strade delle nostre comunità con il segno del pastorale, il Vescovo busserà al cuore dei credenti e dei non credenti. Apriamo la porta, accogliamo il Signore risorto, ascoltiamo nella voce del Vescovo le parole del Pastore buono, accogliamo l’invito alla mensa della sua Parola e del suo Corpo, e crescere come suo Corpo vivo, la Chiesa: Corpo mistico, reale, visibile, divino e umano, santo e sempre bisognoso di purificazione, vivente nella storia ma orientato verso il compimento della Pasqua eterna nel suo Regno.

                                                                                                                                                 + Gerardo Antonazzo




Agenda Pastorale del Vescovo del 15 – 21 aprile 2019




Agenda Pastorale del Vescovo dell’8-14 aprile 2019




Agenda Pastorale del Vescovo del 1 – aprile 2019




Agenda Pastorale del Vescovo del 25 – 31 marzo




Omelia Ordinazione diaconale di Mihai Giuseppe – 19 marzo 2019

svegliarsi dal sonno, custodire i sogni

Ordinazione diaconale di Mihai Giuseppe

e conferimento dell’Accolitato a Luca Consales

Sora-Chiesa Cattedrale, 19 marzo 2019

La liturgia di san Giuseppe, sposo-padre-custode, illumina in modo singolare il rito di ordinazione diaconale di Giuseppe e il conferimento del ministero dell’accolitato a Luca. La sua testimonianza è particolarmente silenziosa, perciò ancor più eloquente per la vita della Chiesa e di ogni credente. “Il silenzio di Giuseppe è abitato dalla voce di Dio e genera quell’obbedienza della fede che porta a impostare l’esistenza lasciandosi guidare dalla sua volontà” (Papa Francesco, 1° maggio 2018). L’assenza di parole attesta la profondità e la serietà di un cordiale ascolto nei confronti di Dio. Nel silenzio cresce la fede e la libertà del cuore; il silenzio è il crogiuolo purificatore del cuore, posto di fronte al mistero di Dio-Santo. Tutto della esemplarità di san Giuseppe sembra dire: nulla senza Dio, nulla diversamente dalla sua Parola.

Credere è rispondere

La vicenda personale di san Giuseppe è una trama vocazionale che parla di una speciale chiamata alla fede. Proprio come nella vicenda di Abramo, il quale “per fede, chiamato da Dio, obbedì, partendo…” (Ebr 11,8). Ogni vocazione è una intensa esperienza di fede che invita a cambiare abitudini, programmi, speranze umane, se necessario anche luoghi, per accogliere nuove condizioni ed esperienze esistenziali. Rispondere è obbedire, e l’obbedienza è il frutto dell’ascolto: Dio chiama Abramo a uscire da paure e resistenze, e progettare con Lui il proprio futuro. La vocazione è perciò un’esperienza esodale di alto profilo e di alta qualità interiore. Abramo è invitato ad uscire da se stesso, ad andare oltre se stesso, ad abbandonare la sicurezza della casa paterna e ad osare il passo nella direzione dei sogni di Dio, verso “il paese che ti farò vedere” (Gen 12,1). Dio chiede sempre di muoversi nella fiducia più radicale e nella libertà. Si tratterà per Abram di un cammino di pazienza, di un lento apprendistato che lo porterà ad esplorare lo spazio aperto della relazione con il Dio “che fa uscire” verso la sua promessa.

Credere è sognare

Quanto difficile è l’uscita da se stessi per lasciare che la vita diventi un sogno. Abramo, come anche san Giuseppe, ci dicono che non sono i nostri sogni a fare della vita un sogno, ma ciò che Dio sogna per noi! Il primo a sognare è Dio. Giuseppe è chiamato nella notte, durante il sonno; è chiamato a sposare i sogni di Dio. Nelle notte, nulla è chiaro! “Giuseppe è l’uomo che sa destarsi e alzarsi nella notte, senza scoraggiarsi sotto il peso delle difficoltà. Sa camminare al buio di certi momenti in cui non comprende fino in fondo, forte di una chiamata che lo pone davanti al mistero, dal quale accetta di lasciarsi coinvolgere e al quale si consegna senza riserve” (Papa Francesco, 1° maggio 2018). Non possiamo rischiare che i sogni di Dio e i nostri sogni si abbraccino solo in apparenza, mentre nella realtà viaggiano in parallelo, per non incontrarsi mai. Di una cosa devi essere certo, Giuseppe: i sogni di Dio non andranno mai contro i nostri desideri più autentici. A san Giuseppe, Dio non dice di essersi innamorato della donna sbagliata, né che fosse sbagliato il suo desiderio di perfezionare il matrimonio già avviato con Maria. Le parole dell’angelo spiegano che i desideri del Signore riguardano qualcosa di più grande ancora di quanto Giuseppe stesso potesse immaginare. Caro Giuseppe, se oggi si realizza un “tuo” sogno è perché tu hai sposato i pensieri di Dio. Anche per te, caro Luca, vale la stessa logica. Ogni forma di servizio a favore del popolo di Dio, come oggi è il ministero dell’Accolitato che ti viene affidato, abbraccia e incarna i piani di Dio, non i nostri sterili narcisismi e ostentazioni.

Credere è generare

La fede di Abramo guarisce la sua sterilità: “Ti ho costituito padre di molti popoli”. La fede con cui Abramo risponde alla chiamata di Dio lo renderà capace, contro ogni speranza umana, di diventare padre di una moltitudine. Anche il tuo celibato, carissimo Giuseppe, non vorrà dire mancanza di fecondità. Si rimane sterili quando manchiamo di fede, quando non rispondiamo ai sogni di Dio. Giuseppe pensava di essere fecondo nel matrimonio con Maria. Dio invece lo rende padre nell’obbedienza della fede. La vocazione che viene realmente da Dio è sempre una chiamata a diventare “padre”. La chiamata è generativa di una discendenza spirituale, perché la chiamata è sempre un servizio di paternità spirituale per coloro ai quali il Signore chiede di impegnare tutta la vita, e per sempre. E’ davvero commovente sentirsi ancora chiamare dalla nostra gente “padre”. Dobbiamo poter meritare questo appellativo generoso e familiare del popolo di Dio!

Credere è avere coraggio

San Giuseppe è capace di fidarsi, anzi impara a fidarsi grazie a Maria: si fida di lei, di ciò che lei gli racconta, per fidarsi di Dio. “Non temere!” dice l’angelo a san Giuseppe; lo dico a te caro Giuseppe. L’invito a non temere non inibisce la legittimità dei dubbi e delle paure. Anche tu hai il diritto di chiedere, come san Giuseppe, come Maria: “Come è possibile?”. Dio sceglie per la sua opera le persone e i momenti: le sue scelte sono fondamentalmente sempre “giuste”,  e non andranno certo deluse dai nostri singoli fallimenti, legati al rischio della libertà umana che Dio sempre rispetta. San Giuseppe ha il coraggio di assumersi le sue responsabilità nel custodire i beni che Dio gli affida.

Anche tu, caro Luca, con il ministero dell’Accolitato che oggi ti viene conferito, diventi custode dei tesori di Dio: la Parola e l’Eucarestia. Sono tesori inestimabili destinati ai tuoi fratelli e sorelle, in un servizio generoso e gratuito. Giuseppe e Luca, sarete “dispensatori” dei divini misteri, non padroni faziosi dei doni di Dio. Le parole dell’angelo oggi vi ricordano che: “…egli salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Dunque, non sarete voi a salvare con la vostra pur lodevole disponibilità e bravura, ma Dio attraverso di voi, non senza di voi, con la sola potenza della sua grazia affidata alle vostre mani e alla vostra fedeltà.

Gerardo Antonazzo




Agenda Pastorale del Vescovo del 18 – 24 marzo 2019




Agenda Pastorale del Vescovo 11 – 17 marzo 2019




Omelia per il Mercoledì delle Ceneri

Dalla testa al cuore 

Omelia per il Mercoledì delle Ceneri 

Sora-Chiesa Cattedrale, 6 marzo 2019

Quaranta giorni per cambiare vita? La liturgia delle Ceneri celebra l’inizio: “…concedi al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione”. Non specifica una durata, tantomeno fissa un termine uguale per tutti. A Pasqua celebriamo la vittoria di Cristo sulla morte, lo sappiamo bene; ma ognuno fa Pasqua nella vita secondo il ritmo della sua docile conversione dal peccato alla grazia. Tra le Ceneri e la Pasqua c’è di mezzo il deserto delle fatiche umane, delle lentezze e ritardi, delle resistenze interiori al pressante invito “convertitevi e credete al Vangelo”. La pedagogia della Chiesa, e in particolare della liturgia, lascia aperta ogni prospettiva, concedendo a ciascuno il tempo necessario per misurarsi con gli elementi complessi e contorti del  “combattimento contro lo spirito del male”. Per questa ragione il cammino si fa agonico; e la lotta si affronta con le armi consegnate oggi dal vangelo: la carità, la preghiera, e il digiuno da vivere nel segreto del cuore. 

Nel deserto della nostra camera 

Dove può avvenire la nostra conversione a Dio?

Nella rivelazione biblica la conversione è favorita dall’esperienza speciale del deserto. Per affrontare la lotta contro ogni male, bisogna familiarizzare con le condizioni del deserto. Il deserto è solitudine, silenzio, ascolto, pericoli, insidie, paure, tentazione, povertà, intimità, attesa, fiducia, purificazione dei desideri, invocazione. Israele si è innamorato di Dio nel deserto. Quando Dio deve correggere Israele, lo  invita a rivivere l’esperienza del primo innamoramento nel deserto. Al tradimento da parte di Israele,  Dio annuncia non la punizione e il ripudio, ma la guarigione e il perdono: “Ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Os 2,16). Il deserto diventa metafora di una straordinaria esperienza spirituale grazie alla quale, dopo la sazietà ingorda di illusioni materiali e di interessi idolatrici, possiamo riscoprire i morsi della fame e della sete di Dio, il desiderio della sua Parola, la fiducia nelle sue promesse, il combattimento e la vittoria nelle tentazioni, il bisogno di pentimento e ravvedimento, la gioia estatica del suo perdono.

Il vangelo oggi invita a rientrare nella propria  camera (il termine greco indica una stanza interna, riservata, segreta): “Entra nella tua camera, chiudi la porta…”. Il vero deserto è la  stanza interiore della nostra coscienza, dove finalmente impariamo a stare soli con noi stessi, con le nostre paure e debolezze, spogliàti di ogni delirio di ipocrisia e di onnipotenza. “Signore, tu mi conosci veramente come sono [ ]. Tuttavia c’è qualcosa nell’uomo che non è conosciuto neppure dallo spirito che è in lui. Tu però, Signore, conosci tutto di lui, perché l’hai creato. Io invece, quantunque mi disprezzi davanti a te e mi ritenga terra e cenere, so di te qualcosa che non so di me” (S. Agostino, Confessioni, Libro X). Se la preghiera liturgica oggi ci sprona ad un cammino di vera conversione”, è perché vuole salvaguardarci dall’illusione di una conversione non vera, inaffidabile e sterile. Nel segreto del cuore Dio ci osserva nella nostra verità più intima a noi stessi, e più nascosta agli altri: “Stimolato a rientrare in me stesso, sotto la tua guida, entrai nell’intimità del mio cuore [ ]. Tu, infatti, eri all’interno di me più del mio intimo e più in alto della mia parte più alta” (S. Agostino, Confessioni, VII, 10, 18: III,6,11).

Se non cambia il cuore, non cambia nulla

Come cambiare davvero?

Il rito dell’imposizione delle ceneri mi fa venire in mente due espressioni usate nel linguaggio corrente: “Cambiare testa”, per indicare la necessità di un modo diverso di vivere; e “Fare le cose con cuore”, per invitare a crederci sul serio in quello che uno deve impegnarsi a fare. Mettendo insieme le due frasi, si capisce che per cambiare vita bisogna impegnare il cuore:  “Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti(Gl 2,12-13).  E se non cambia il cuore non cambiamo testa! Il cambiamento della nostra vita deve partire dalle cose che più ci stanno a cuore, e che spesso rischiano di essere un impedimento per un sincero ritorno al primato di Dio: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente” (Lc 10,27). Nel deserto quaresimale, lasciamo che sia Dio a parlare per primo. Rieduchiamo  il cuore all’ascolto attraverso la fatica del silenzio: “Oggi non indurite il vostro cuore, ma ascoltate la voce del Signore” (Sal 94,8). “Sarebbe utile dedicare una ‘giornata per ascoltare’. Immersi come siamo nella confusione, nelle parole, nella fretta, nel nostro egoismo, nella mondanità, rischiamo infatti di rimanere sordi alla parola di Dio, di far ‘indurire’ il nostro cuore, e di perdere la fedeltà al Signore [ ]. Guai al popolo che si dimentica di quello stupore, di quello stupore del primo incontro con Gesù. È lo stupore apre le porte alla parola di Dio” (Papa Francesco, 23 marzo 2017). 

Discernimento e lotta

Cosa ci aiuta a cambiare?

Per cambiare secondo Dio bisogna conoscere e fidarsi della sua volontà. Per questo è necessario imparare l’arte del discernimento. Nel cuore, inteso come coscienza, il credente cerca di valutare la propria vita alla luce della Parola di Dio.  Nel cuore dell’uomo succede di tutto, perché tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo…il cuore. S. Paolo, profondo conoscitore dell’animo umano, riesprime così la lotta interiore nella coscienza: “Non riesco a capire ciò che faccio: infatti io faccio non quello che voglio, ma quello che detesto [  ] …quando voglio fare il bene, il male è accanto a me” (cfr. Rm 7, 15-24).

Senza l’esercizio del discernimento interiore la lotta è già sconfitta, e la conversione una disfatta: “Questa lotta è molto bella, perché ci permette di fare festa ogni volta che il Signore vince nella nostra vita. Non si tratta solamente di un combattimento contro il mondo e la mentalità mondana, che ci inganna, ci intontisce e ci rende mediocri, senza impegno e senza gioia. Nemmeno si riduce a una lotta contro la propria fragilità e le proprie inclinazioni. Ognuno ha la sua: la pigrizia, la lussuria, l’invidia, le gelosie, e così via” (Papa Francesco, Gaudete et exultate, 158-159).

Invito tutti a fare della quaresima una palestra di discernimento spirituale: nella vita dei presbiteri ravviva la coscienza sacerdotale (a partire dal rito di ordinazione), nella vita laicale illumina la coscienza di fronte alle scelte, nel rapporto di coppia insegna a rigenerare l’alleanza nuziale, per i genitori illumina la delicata responsabilità educativa verso i figli, nelle relazioni familiari edifica la chiesa domestica. Il discernimento ha anche bisogno di tempi di silenzio, di preghiera prolungata, di ascolto della Parola, dell’esame di coscienza quotidiano, della riconciliazione sacramentale, dell’accompagnamento spirituale da parte di una guida saggia e santa. Tutto questo ci aiuterà a cambiare.

Buona traversata, buon  combattimento, buona quaresima!

 

+ Gerardo Antonazzo




Inaugurazione Anno Accademico dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale

L’accoglienza del Presidente della Repubblica
“Sergio Mattarella”
nell’Università di Cassino

Il Vescovo diocesano Gerardo Antonazzo, a nome suo personale e della Chiesa di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, accoglie con gioia, stima e rispetto, la presenza del Presidente della Repubblica, on. Sergio Mattarella, in occasione dell’inaugurazione del corrente Anno Accademico dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, che celebra il “Quarantennale dalla fondazione” (1979-2019).

Ringrazia il Presidente della Repubblica per la speciale attenzione mostrata nei confronti di un territorio che chiede gesti concreti di incoraggiamento, in un momento segnato da una crisi sociale, economica e culturale troppo lenta nella sua transizione e superamento, e spesso ostacolo per governare con equilibrio dinamico e lungimirante i processi della globalizzazione.

Apprezza il lavoro qualificato e generoso che in tanti decenni l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale ha profuso per la promozione del territorio, contribuendo, nonostante le difficoltà, alla formazione di ricercatori, intellettuali e professionisti, le cui abilità e competenze hanno sempre avuto una ricaduta benefica su ampia scala.

Rinnova l’impegno della Diocesi per una collaborazione leale e feconda con l’importante istituzione accademica dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale. Auspica una sempre più fattiva convergenza nella comune cura delle persone in tutti i loro bisogni, espletata nel sano regime della sussidiarietà, per rendere il territorio un vero laboratorio a vocazione ecumenica, al fine di edificare quella civiltà solidale, accogliente e inclusiva, che è l’unica risposta alle spinte regressive dell’egoismo, dell’isolamento, della paura e dell’indifferenza.




Agenda Pastorale del Vescovo del 4 -10 marzo 2019




Agenda Pastorale del Vescovo del 25 febbraio – 3 marzo 2019




Agenda Pastorale del Vescovo del 18 – 24 febbraio 2019




Agenda Pastorale del Vescovo del 11 – 17 febbraio 2019




Nomine diocesane – Febbraio 2019

S. Ecc.za Mons. Gerardo Antonazzo, comunica le seguenti nomine:

  1. Mons. Alessandro Recchia Vicario Generale Giudice presso il Tribunale diocesano
  2. Mons. Domenico Simeone Vicario episcopale per la pastorale diocesana e Segretario Generale per la Visita pastorale
  3. Don Loreto Castaldi Economo del Seminario diocesano
  4. Razanadahy don Xavier Vicario Giudiziale del Tribunale diocesano

Le nomine entreranno in vigore dall’11 febbraio 2019.




Agenda Pastorale del Vescovo del 4-10 febbraio 2019

 




Agenda Pastorale del Vescovo del 21 – 27 gennaio 2019




Lettera ai Medici cattolici