Preghiera del Vescovo a San Giuseppe

Preghiera per l’anno speciale di San Giuseppe e della Famiglia Amoris Laetitia

Preghiera del Vescovo a San Giuseppe




Agenda Pastorale del Vescovo 22 – 29 Novembre

Agenda Pastorale del Vescovo 22 – 29 novembre 2020

 




Agenda Pastorale del Vescovo 20 – 27 settembre 2020

Agenda Pastorale del Vescovo 20 – 27 settembre 2020

Agenda Pastorale del Vescovo 20 – 27 settembre 2020

 




Omelia per l’ordinazione presbiteraledi Fra Giovanni Piacentini

Vivere e morire d’Amore

 

Omelia per l’ordinazione presbiterale di Fra Giovanni Piacentini, OFM.CAP.

Badia di Esperia, 12 settembre 2020

 

 

Carissimi presbiteri e diaconi, carissimo fra Giovanni,

cari amici, fratelli e sorelle,

 

la parola dell’apostolo Paolo presenta una significativa sintesi della vita cristiana come reale condivisione di tutto il mistero di Cristo: “Nessuno di noi, infatti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore” (Rm 14,7-8). La vita di ogni discepolo si misura con una sempre più personale, reale e totale adesione al Signore Gesù. Il compimento di tale processo lo indica e lo descrive lo stesso apostolo: “Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Gal 2,19-20).

 

Dire: Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore, significa dunque vivere nel corpo, cioè nella nostra concretezza relazionale, la sequela di Cristo, che matura e si perfeziona come imitazione del Maestro secondo le parole dell’apostolo: “Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia. Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno” (Fil 1,20-21).  Caro fra Giovanni, hai dalla tua parte colui che di questa esperienza ha dato viva testimonianza: il poverello d’Assisi è maestro di vita discepolare perfetta. L’esperienza mistica di Francesco è la chiave di volta di tutto il racconto agiografico, testimone della perfetta conformazione a Cristo. La sua conversione è il punto di partenza di una trasformazione spirituale che lo ha condotto ad un rinnovamento interiore realizzato attraverso la piena adesione al Signore Gesù.

 

Scrive Tommaso da Celano: “I frati che sono vissuti con lui sanno quanto fossero continui e quotidiani, quanto dolci e soavi, quanto benevoli e pieni d’amore i suoi discorsi su Gesù. La bocca parlava per la pienezza del cuore, e una fonte di amore ardente riempiva le sue viscere e si riversava al di fuori. Molto, certamente aveva in comune con Gesù: portava sempre Gesù nel cuore, Gesù sulla bocca, Gesù nelle orecchie, Gesù negli occhi, Gesù nelle mani, Gesù in tutte le altre membra [ ] E poiché con amore sconfinato portava e serbava sempre in cuor suo Cristo Gesù, e Cristo Gesù crocifisso, proprio per questo più degli altri è stato gloriosamente fregiato del segno di Colui che, in estasi, contemplava in una gloria indicibile e incomprensibile” (Vita del beato Francesco, IX 112-5).

 

Il beato Francesco ti insegna che quando viviamo per Lui, il Signore ci porta a una pienezza, a una gioia, a una letizia tali che superano qualsiasi nostra immaginazione. Quando Cristo è all’opera con la sua chiamata, afferra un essere umano, lo invita a sé, lo chiama per farlo partecipe della sua vita, della sua pienezza, della sua missione: nulla di noi che non gli appartenga. E per meglio vivere l’appartenenza al Signore dobbiamo soprattutto saper morire per Lui, rinnegando l’idolatria del nostro io, l’orgoglio nefasto delle nostre presunte capacità umane. Esorta ancora l’apostolo Paolo: “Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! [ ]. Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria [ ] Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi” (Col 3,5-14).

 

Vivere e morire per il Signore impegna a vivere e a morire solo per amore! Vivere per amore è possibile se sappiamo morire ogni giorno; e morire per amore è fare del servizio agli altri l’unica ragione di vita nel nome e nell’amore di Cristo. La sua vita e la sua morte, il nostro vivere e il nostro morire, gridano lo stesso amore, e quando noi rispondiamo alla chiamata di Cristo, il Signore porta la nostra fragilità ad una pienezza tale da trasfigurare la nostra condizione umana in “sacramento” del suo Amore divino.

 

Vivere e morire con il Signore, carissimo fra Giovanni, significa consegnare a Lui la tua fragile umanità, il nulla delle tue debolezze. Non è inopportuno ricordare l’ammonizione di santa Teresa: “Se la vogliamo fare da angeli, probabilmente finirà che la faremo da demòni”. Il Rito di ordinazione oggi ti conforma sacramentalmente al mistero di Cristo, consegnando a Lui tutto quello sei. Lo Spirito Santo assume e trasfigura la tua concreta realtà umana; a questa sua azione ti sei già disposto docilmente con la Professione religiosa dei consigli evangelici della povertà, della castità e dell’obbedienza. Ma nulla di tutto ciò ti rende già perfetto. Resterai sempre mendicante della misericordia divina. San Francesco nella Lettera ai fedeli, che tra i suoi testi epistolari fu forse l’ultimo ad essere scritto, rivolgendosi a tutti i cristiani, ammoniva: “Coloro poi che hanno ricevuto la potestà di giudicare gli altri, esercitino il giudizio con misericordia, così come essi stessi vogliono ottenere misericordia dal Signore; infatti il giudizio sarà senza misericordia per coloro che non hanno usato misericordia” (num.191). E ancora: “E colui al quale è demandata l’obbedienza e che è ritenuto maggiore, sia come il minore e servo degli altri fratelli, e nei confronti di ciascuno dei suoi fratelli usi ed abbia quella misericordia che vorrebbe fosse usata verso di lui, qualora si trovasse in un caso simile. E per il peccato del fratello non si adiri contro di lui, ma lo ammonisca e lo conforti con ogni pazienza e umiltà” (nn. 197-198).

 

Caro fra Giovanni, la parabola del vangelo ti ricorda che tutto nella vita è frutto della misericordia di Dio, e tutto nel tuo ministero di prete deve parlare di misericordia. Così insegna il Papa: “Ci sono due cose che non si possono separare: il perdono dato e il perdono ricevuto … Tutti siamo debitori. Tutti. Verso Dio, che è tanto generoso, e verso i fratelli. Ogni persona sa di non essere il padre o la madre che dovrebbe essere, lo sposo o la sposa, il fratello o la sorella che dovrebbe essere. Tutti siamo “in deficit”, nella vita. E abbiamo bisogno di misericordia. Sappiamo che anche noi abbiamo fatto il male, manca sempre qualcosa al bene che avremmo dovuto fare” (Papa Francesco, 18 marzo 2020). Anche tu, fra Giovanni, sperimenterai di non essere il frate e il prete che dovresti essere, come anch’io sento di non essere il Vescovo che dovrei essere. Solo la misericordia di Dio dà respiro alla nostra felicità. Vita e ministero del presbitero sono manifestazione della misericordia divina. Tutto parla di compassione divina. Chi di noi sinceramente direbbe di sentirsi il peggiore peccatore del mondo? S. Francesco confessava di esserlo, non perché confrontava se stesso con gli altri, ma perché era così intimamente vivo nel suo cuore il senso del proprio peccato dinanzi a Dio che si sentiva sgomento e come schiacciato dal suo peso. Ricorda l’apostolo Giovanni: “Se diciamo di essere senza peccato, facciamo di Dio un bugiardo” (1Gv 1,10).  Non c’è nessuno di fronte a Dio che non debba cantare le sue misericordie: “Misericordias Domini, in aeternum cantabo” (Sal 89).

 

Questo è vero anche per Maria Santissima, di cui oggi ricorre la memoria del suo Santo Nome. Ella pure avrebbe dovuto contrarre il peccato originale, secondo l’insegnamento di s. Tommaso d’Aquino. La sua Concezione Immacolata è un privilegio per il quale è stata sublimiori modo redempta (Pio IX, Ineffabilis Deus). Dunque, redenta anche Lei, in modo sublime, ma pur sempre redenta. Nessuno, dunque, si può sottrarre al riconoscimento di dover tutto alla misericordia infinita di Dio. Solo un sentimento vivo del nostro peccato, della nostra ingratitudine a Dio, della nostra resistenza alla sua grazia, solo un sentimento di vero pentimento per questa nostra avarizia con Lui, ci mette, caro fra Giovanni, nella condizione più vera per potergli finalmente rispondere: Eccomi!

 

+ Gerardo Antonazzo

Omelia ordinazione Fra Giovanni Piacentini




Agenda pastorale del Vescovo 13 – 20 settembre 2020

Agenda pastorale del Vescovo 13 – 20 settembre 2020

https://www.diocesisora.it/pdigitale/agenda-pastorale-del-vescovo-13-20-settembre-2020/

 




Famiglia Vera Bellezza

Una splendida recensione del libro FAMIGLIA VERA BELLEZZA
di Gerardo Antonazzo

Roberto Falciola, dell’ Ufficio stampa e relazioni esterne editrice Effatà ha rilasciato una recensione del libro sulla Famiglia “Famiglia vera Bellezza” del vescovo Gerardo Antonazzo, di seguito il link per la visione:

https://agevolamente.blogspot.com/2020/07/saggistica-crescita-spirituale.html




Omelia Messa Crismale

L’omelia della Messa Crismale

Omelia Messa Crismale




Comunicato del vescovo Gerardo Antonazzo del 7 maggio 2020

CRISTO, SPERANZA NOSTRA

Messaggio alla Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo
7 maggio 2020

Comunicato del vescovo Gerardo Antonazzo del 7 maggio 2020

 

 




Auguri del vescovo Gerardo Antonazzo – Pasqua 2020

Auguri pasquali del vescovo Gerardo Antonazzo

“Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?”

Cari amici,

è una domanda che contiene i molti interrogativi di questi giorni: quando usciremo dal lockdown, dal confinamento al quale siamo obbligati? quando ripartiremo con le nostre attività? La condizione di isolamento ci stringe il cuore, e ogni parola sembra quasi perdere di fiato, rimanendoci in gola. L’aria si è fatta pesante, proprio come nel sepolcro. Sentiamo un disperato bisogno di vita, di rinascita, di ripresa, di ricostruzione. Abbiamo urgenza di cambiare vita.

Abbiamo bisogno di fare Pasqua! La Pasqua ci cambia il cuore per non far morire la speranza. La stessa paura di morire si trasformerà in gioia di vivere, di incontrarci, di abbracciarci. Abbiamo bisogno non solo di ricominciare, ma soprattutto di cambiare. Gesù viene incontro a questo bisogno con la sua risurrezione.

Lui per primo supera il lockdown del sepolcro, lui rimuove la pietra che soffoca la vita, rompe il suo confinamento nella morte, per ritornare a vivere. Quando Gesù risorge, rifiorisce la speranza, risorge tutta la vita e la vita di tutti. Grazie a Lui nulla è perduto, tutto può ricominciare.

Si può risorgere solo se passiamo attraverso la sua morte, se facciamo morire la parte sbagliata di noi, l’uomo corrotto che ci portiamo dentro. Se questa morte sarà solo apparente ci sarà una risurrezione solo fittizia. Fingere con la morte dell’anima, significa bleffare con la vita vera. Si risorge a vita nuova solo se spogliati dei vizi che decompongono il bene. Solo la sconfitta di ogni malizia annuncerà la vittoria sulla morte. La parola “Pasqua” significa soprattutto cambiamento: ci dà la forza e il coraggio di decidere passaggi importanti, cambiamenti necessari. Se non si risorge con Cristo, resteremo condannati a vivere una vita contagiata dal virus della malizia che continuerà ad ammalare anche gli altri. “La Pasqua ci dice che Dio può volgere tutto in bene. Che con Lui possiamo davvero confidare che tutto andrà bene” (Papa Francesco).

A tutti voi la mia cordiale vicinanza e il mio affettuoso augurio di buona Pasqua

 

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La riflessione del vescovo Antonazzo sulla preghiera di Papa Francesco

Riflessioni del vescovo Gerardo Antonazzo

sulla preghiera di Papa Francesco in Piazza s. Pietro (venerdì 27 marzo 2020) 

Venerdì sera ho visto l’immagine più bella e più vera della Chiesa, rappresentata da Francesco al timone di questa barca in tempesta. È la barca di Pietro con il carico dell’intera umanità, se è vero che su questa barca ci siamo tutti.

Anch’io mi sono profondamente commosso, felice nel vedere nella testimonianza di Francesco una Chiesa spoglia, umile, debole, fragile, ma allo stesso tempo supplichevole e fiduciosa nella presenza salvifica di Gesù. Venerdì sera ho visto una Chiesa davvero povera, disarmata, compassionevole con l’umanità, un immenso ospedale da campo.

Su questa barca, Gesù dorme non perché non gli importa dei discepoli, ma perchè gli uomini assaporino sino in fondo il significato e il dramma dell’assenza di Dio. Solo quando imparano a riconoscere la propria insufficienza e iniziano finalmente a gridare il loro bisogno di aiuto, Gesù si sveglia e risponde alla loro angoscia.

Pensavamo di rimanere sempre sani in un mondo malato: ho visto una Chiesa che mentre denuncia l’arroganza di un agire corrotto dal delirio di onnipotenza, con la tenerezza di Madre abbraccia a sé tutti i suoi figli che vivono il tempo della tribolazione. Ho visto una Chiesa pronta ad ascoltare la domanda del mondo, confuso e turbato, impaurito dinanzi alla morte: Non ti importa che periamo? La preghiera di Francesco è stata il grande Sì della Chiesa alle attese del mondo.

Ho visto una Chiesa-Sposa gloriarsi del suo Signore Crocifisso, abbracciata esclusivamente al suo perdono.  Ho visto una Chiesa testimone del Signore risorto, realmente vivo e presente nel pane eucaristico, la cui luce si è irradiata su Piazza s. Pietro. La sua benedizione ha superato idealmente ogni transenna, ogni resistenza, per farsi vicino a chi, inginocchiato dinanzi al suo sguardo misericordioso, era in attesa del suo passaggio per toccargli almeno la frangia del suo mantello.

Quella di Francesco credo sia stata l’Udienza generale più bella di sempre, credo la più affollata e la più partecipata di tutte, in una piazza vuota. Eravamo tutti presenti, raccolti in un silenzio assordante accompagnato dalla musica struggente di una pioggia ininterrotta, bramosi di accogliere la consolazione divina.

Da quella Piazza sono spiritualmente ripartito con la serena certezza che questa sera anche l’ombra di Pietro si sia posata sui tanti ammalati (cfr. Atti 5,15), per sprigionare al suo passaggio la forza risanatrice di Cristo sulle piaghe dell’umanità gravemente ferita.




LETTERE ALLE COMUNITA’ – Dalla Lettera apostolica “Aperuit illis” di Papa Francesco, con la quale viene istituita la “Domenica della Parola”

La Bibbia non può essere solo patrimonio di alcuni e tanto meno una raccolta di libri per pochi privilegiati. Essa appartiene, anzitutto, al popolo convocato per ascoltarla e riconoscersi in quella Parola. Spesso,
si verificano tendenze che cercano di monopolizzare il testo sacro relegandolo ad alcuni circoli o a gruppi prescelti. Non può essere così.

La Bibbia è il libro del popolo del Signore che nel suo ascolto passa dalla dispersione e dalla divisione all’unità. La Parola di Dio unisce i credenti e li rende un solo popolo […].

In questa unità, generata dall’ascolto, i Pastori in primo luogo hanno la grande responsabilità di spiegare e permettere a tutti di comprendere la Sacra Scrittura. Poiché essa è il libro del popolo, quanti hanno la vocazione
di essere ministri della Parola devono sentire forte l’esigenza di renderla accessibile alla propria comunità […].

La Bibbia, pertanto, in quanto Sacra Scrittura, parla di Cristo e lo annuncia come colui che deve attraversare le sofferenze per entrare nella gloria (cfr v. 26). Non una sola parte, ma tutte le Scritture parlano di Lui. La sua morte e risurrezione sono indecifrabili senza di esse. Per questo una delle confessioni di fede più antiche sottolinea che Cristo «morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa» (1Cor 15,3-5).

Poiché le Scritture parlano di Cristo, permettono di credere che la sua morte e risurrezione non appartengono alla mitologia, ma alla storia e si trovano al centro della fede dei suoi discepoli […].

È profondo il vincolo tra la Sacra Scrittura e la fede dei credenti. Poiché la fede proviene dall’ascolto e l’ascolto è incentrato sulla parola di Cristo (cfr Rm 10,17), l’invito che ne scaturisce è l’urgenza e l’importanza che i credenti devono riservare all’ascolto della Parola del Signore sia nell’azione liturgica, sia nella preghiera e riflessione personali […].

La frequentazione costante della Sacra Scrittura e la celebrazione dell’Eucaristia rendono possibile il riconoscimento fra persone che si appartengono. Come cristiani siamo un solo popolo che cammina nella storia, forte della presenza del Signore in mezzo a noi che ci parla e ci nutre. Il giorno dedicato alla Bibbia vuole essere non “una volta all’anno”, ma una volta per tutto l’anno, perché abbiamo urgente necessità di diventare familiari e intimi della Sacra Scrittura e del Risorto, che non cessa di spezzare la Parola e il Pane nella comunità dei credenti. Per questo abbiamo bisogno di entrare in confidenza costante con la Sacra Scrittura, altrimenti il cuore resta freddo e gli occhi rimangono chiusi, colpiti come siamo da innumerevoli forme di cecità […].

Sacra Scrittura e Sacramenti tra loro sono inseparabili. Quando i Sacramenti sono introdotti e illuminati dalla Parola, si manifestano più chiaramente come la meta di un cammino dove Cristo stesso apre la mente e il cuore a riconoscere la sua azione salvifica. È necessario, in questo contesto, non dimenticare l’insegnamento che viene dal libro dell’Apocalisse. Qui viene insegnato che il Signore sta alla porta e bussa. Se qualcuno ascolta la sua voce e gli apre, Egli entra per cenare insieme (cfr 3,20). Cristo Gesù bussa alla nostra porta attraverso la Sacra Scrittura; se ascoltiamo e apriamo la porta della mente e del cuore, allora entra nella nostra vita e rimane con noi (cf. nn. 4-8).

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Agenda pastorale del Vescovo dal 26 al 02 febbraio 2020

AGENDA PASTORALE DEL VESCOVO
26-2 febbraio 2020

 

Noi cristiani, per il Battesimo, siamo tutti unti dall’elezione del Signore,
e questo è puro dono. Chiediamo oggi allo Spirito Santo
di saper custodire questo dono con fedeltà. Questa è la santità cristiana.

(Papa Francesco, 21 gennaio 2020)

 

VISITA PASTORALE NELLA “PARROCCHIA S. CROCE”, IN CASTELLIRI

 

DOMENICA 26 GENNAIO 2020

Ore 16.45        Accoglienza del Vescovo e processione verso la Chiesa

Ore 17.00        Celebrazione Eucaristica – Benedizione papale con annessa Indulgenza plenaria

Confessione Cresimandi

 

LUNEDI’ 27 GENNAIO 2020

Ore 09.30        UDIENZE (Curia Sora)

Ore 18.30        AQUINO-Sala Giovenale: VII Seminario Teologico-Pastorale

 

MARTEDI’ 28 GENNAIO 2020

Ore 09.30        SORA-Episcopio: Consiglio episcopale

Ore 18.30        AQUINO-Sala Giovenale: VII Seminario Teologico-Pastorale

 

GIOVEDI’ 30 GENNAIO 2020

Ore 17.00        Chiesa di Santa Maria Salome, Celebrazione Eucaristica

Ore 18.00        Visita al Centro Anziani

Ore 19.00        Associazioni laiche del territorio

 

VENERDI’ 31 GENNAIO 2020

Ore 09.00        SORA-Parr. S. Ciro: S. Messa per la festa patronale di s. Ciro

Ore 15.00        Visita ad alcuni malati, famiglie e aziende

Visita alla chiesetta della Madonna di Loreto e alla chiesetta della Cona

Ore 17.00        Chiesa Madonna del Campo, Celebrazione Eucaristica

Ore 18.00        Amministrazione e impiegati comunali.

Ore 19.30        Castelliri, Sala “San Giovanni Paolo II”, Incontro zonale di pastorale giovanile

 

SABATO  01 FEBBRAIO 2020

Ore 15.00        Incontro con i bambini e i ragazzi del Catechismo e Acr.

Ore 16.00        Incontro con le coppie di genitori

Ore 17.00        Santa Croce, Celebrazione eucaristica con il sacramento del Battesimo

Ore 18.30        Incontro con il CPP e il CPAE

 

DOMENICA 02 FEBBRAIO 2020

Ore 11.00        Celebrazione Eucaristica con conferimento delle Cresime

 

Ore 15.30        CASSINO-Monastero S. Scolastica: S. Messa con i consacrati della diocesi per la Giornata della vita consacrata

 

Ore 17.00        SANTOPADRE-Chiesa San Rocco: Accoglienza del Vescovo Chiesa San Folco, Celebrazione Eucaristica

Benedizione papale con annessa Indulgenza plenaria

Ore 19.00        Confraternite e Compagnia di Canneto




PARROCCHIA SAN LORENZO MARTIRE – IL VESCOVO INCONTRA

Il Padre di misericordia e Dio di ogni consolazione, che tutti consola per mezzo del suo Figlio nello Spirito Santo, guarda con affetto di predilezione ogni persona che soffre nel corpo e nell’anima e quanti prestano loro assistenza e aiuto. I malati, infatti, completano nella propria carne ciò che manca della passione di Cristo per il suo corpo, che è la Chiesa, e rendono presente in modo singolare la persona stessa del Signore. Egli si identifica negli infermi a tal punto da ritenere rivolto a sé ogni gesto compiuto in loro favore. Rivolgiamo a Dio la nostra supplica per ottenere la divina benedizione sulla Casa di cura, sui malati che vi sono accolti e su quanti si prodigano a loro servizio.

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Omelia Ordinazione presbiterale di Mihai Giuseppe

Libero da tutto,  servo di tutti

Ordinazione presbiterale di Mihai Giuseppe

Sora-Chiesa Cattedrale, 25 agosto 2019

Gesù maestro insegna dalla “cattedra” della strada, istruisce la folla mentre Lui è in cammino: “Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme” (Lc 9,51). La strada si fa incontro, ascolto, cambiamento, decisione, salvezza. Svolge il suo insegnamento soprattutto sulle esigenze della sequela a quanti lo accostano per chiedere di far parte dei suoi, sulle condizioni di vita del discepolo, sulla reale disponibilità di quanti sono da Lui invitati a seguirlo. Oggi, un tale senza nome e senza volto, pone la domanda sulla possibilità della salvezza: “Signore sono pochi quelli che si salvano?” (Lc 13, 23). E’ la questione che sta a cuore ad ogni presbitero: cosa significa e come prendersi cura della salvezza?

Lottare per la salvezza

La letteratura apocalittica giudaica esorta a vivere nell’imminenza della venuta del regno di Dio, perché “coloro che periscono sono più numerosi di coloro che sono salvati” (4Esd 9,15). Gesù richiede un impegno specifico: sforzatevi (v. 24). Letteralmente: lottate, combattete (in greco: agonìzesthe). Dunque, nel nostro cammino verso il Regno c’è una lotta da condurre, una lotta dura, che è “il buon combattimento della fede” (1Tm 6,12). La lotta è condizione della salvezza, consapevoli che la porta stretta potrebbe diventare porta chiusa (v. 25). Nessuno può illudersi: la sequela di Gesù è a caro prezzo, costa fatica e impegno, richiede di combattere con le armi spirituali. La metafora del passaggio attraverso una porta stretta aiuta a cogliere la fatica e la difficoltà nella sequela di Cristo, è la strettoia della Passione. Gesù è orientato verso l’amore della Croce: il discepolo si conforma a questo amore di Cristo per salvare la propria esistenza. Solo l’amore ci salva! La vita cristiana è assimilabile ad una gara sportiva, ad una vera e impegnativa sfida, competizione, così diversa da una visione della vita facile, fiacca, comoda, per nulla esigente.

San Paolo nella seconda lettura parla della propria salvezza utilizzando le immagini sportive della corsa e del pugilato (vv. 24-27), due discipline sportive che facevano parte dei giochi istmici che si svolgevano ogni due anni a Corinto. Paolo insegna la necessità di una disciplina necessaria nella vita del cristiano, comprese determinate rinunce volontarie. Se, dunque, l’atleta che lotta per una corona corruttibile è disciplinato in tutto, a maggior ragione il discepolo di Gesù deve essere pronto a determinate rinunce, per sperare nel raggiungimento della meta, l’eternità.

Tutto io faccio per il Vangelo

Il tuo ministero deve incarnare con chiarezza la passione per la missione salvifica. Ti stia sempre a cuore la salvezza dei fratelli: “Mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno” (1Cor 9,22). Sì, caro don Giuseppe, il tuo amore per gli altri deve riguardare tutti, a partire dagli ultimi: “Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio”. Stare seduti a tavola con i patriarchi e i profeti richiama l’immagine tradizionale della beatitudine finale, escatologica, riservata agli eletti (Is 25, 6-8; Lc 16,23). E’ il capovolgimento della situazione riguardo alla salvezza finale: gli ultimi (i pagani), potranno prendere il posto degli eletti (i giudei). L’esercizio del ministero presbiterale riceve forma dall’ecclesiologia della Chiesa in uscita, la cui missione è universale nella misura in cui si rivolge a chiunque, senza esclusioni di sorta. Il cuore del presbitero presta il tessuto umano del proprio cuore all’amore di Dio, senza preferenze di categorie sociali o culturali: “Non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti” (1Cor1, 26-27). Paolo dimostra di saper adattare il suo comportamento missionario ad ogni genere di persone di volta in volta incontrate, pur di salvare ad ogni costo qualcuno (v. 22).

 Fiducia e misericordia

Caro don Giuseppe, l’ordinazione presbiterale ti rende partecipe della missione salvifica di Cristo, ti fa ardere il cuore di compassione per la salvezza dei fratelli e delle sorelle del nostro tempo. Il tuo cuore sia colmo di gratitudine per la fiducia e per la misericordia di Dio su di te. Innanzitutto, la fiducia di Dio su di te: “Rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me” (1Tm 1,12). Poi, la misericordia di Dio su di te: Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io”(1Tm 1,15-16). Oggi il Signore prende la tua libertà e la rende responsabile della vita dei tuoi fratelli. Lasciamo parlare ancora l’apostolo Paolo: “Non sono forse libero, io?” (1Cor 9,1). E risponde: “Essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnare il maggior numero” (v. 19). Scrive s. Tommaso d’Aquino: “La vita dell’uomo consiste nell’affetto che principalmente lo sostiene, e nel quale trova la sua più grande soddisfazione” (Summa Theologiae, IIa, IIae, q. 179, a.1). L’affetto principale che dovrà colmare il tuo cuore di pastore dovrà essere l’impegno per la salus animarum. Amava ripetere s. Giovanni Maria Vianney: “Il sacerdozio è l’amore del cuore di Cristo”. Commenta Benedetto XVI: “Penso a tutti quei presbiteri che offrono ai fedeli cristiani e al mondo intero l’umile e quotidiana proposta delle parole e dei gesti di Cristo, cercando di aderire a Lui con i pensieri, la volontà, i sentimenti e lo stile di tutta la propria esistenza. Come non sottolineare le loro fatiche apostoliche, il loro servizio infaticabile e nascosto, la loro carità tendenzialmente universale?” (16 giugno 2009).

Servo di tutti, schiavo di nessuno

Don Giuseppe, abbi cura della tua stessa salvezza, perché “chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere” (1Cor 10,12). L’apostolo invita ciascuno alla vigilanza: “Dedicatevi alla vostra salvezza con rispetto e timore… per essere irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro voi risplendete come astri nel mondo” (Fil 2, 12-15). Lo stato di vita presbiterale non è un ascensore sociale o una promozione economica. Prenditi cura di te come credente e come presbitero, a partire dalle profonde ragioni della tua vocazione, ravvivate da un permanente discernimento sulla fedeltà alla chiamata divina, “perché non succeda che, dopo avere predicato agli altri, io stesso venga squalificato” (1Cor 9, 27). Rifuggi la finzione e l’ipocrisia: le promesse che oggi hai pronunciato ti impegnano davanti a Dio e alla Chiesa. Scrive s. Ignazio di Antiochia nella Lettera ai cristiani di Magnesia: “Per il rispetto di chi ci ha voluto bisogna obbedire senza ipocrisia alcuna, poichè non si inganna il vescovo visibile, bensì si mentisce a quello invisibile. Non si parla della carne, ma di Dio che conosce le cose invisibili (III,1-2). Guardati bene dal rischio di adagiarti, dalla tentazione delle comodità, dalle dissipazioni del cuore, ingannato dalla ricerca narcisistica del proprio benessere. La ricerca di sicurezze e gratificazioni sfigura il vero volto del nostro servizio ai fratelli, e rende irriconoscibile il perché del nostro essere diventati preti. Deturpa il volto della nostra sequela di Cristo e della nostra Chiesa. Se come preti perdiamo per primi la memoria di Dio, per lasciare spazio tornaconti e calcoli di comodo, il nostro servizio perde di consistenza, il cuore si indurisce, gli altri non conteranno più. Affido a te, caro don Giuseppe, la medesima esortazione che l’apostolo rivolge a Timoteo: “Custodisci ciò che ti è stato affidato” (1Tim 6, 20).

  + Gerardo Antonazzo




Cresime nella Basilica Concattedrale di Aquino

Cresime nella Basilica Concattedrale di Aquino

Perfetti cristiani e soldati di Cristo

Sabato 1 giugno, vigilia della solennità dell’Ascensione di Gesù Cristo, S.E. Mons. Gerardo Antonazzo, vescovo diocesano ha impartito, durante la Santa Messa Solenne celebrata presso la Basilica Concattedrale di San Costanzo V. e San Tommaso d’Aquino, il sacramento della confermazione a 45 ragazzi della parrocchia aquinate.

Un sacramento importante per i giovani che, avendo ricevuto il dono dello Spirito Santo, sono confermati nella fede di Cristo trasmessa dagli Apostoli nell’ambito, tra l’altro, di una solennità della Chiesa che ricorda il ritorno di Gesù al Padre.

Al termine della Liturgia della Parola, l’arciprete parroco don Tommaso Del Sorbo ha presentato i cresimandi e li ha chiamati per nome, uno ad uno, prima che essi manifestassero la loro volontà, rispondendo alle domande previste dalla liturgia, di essere confermati nella fede ricevuta il giorno del Battesimo.

Nell’omelia, scherzosamente, Mons. Antonazzo ha chiesto ai ragazzi se preferissero usare il telefono cellulare o ascoltare le parole del Pastore e, al loro posto, i sorrisi degli adulti sono stati in grado di rispondere alla domanda. Questo perché, ha proseguito il vescovo, ci si chiede se i ragazzi, a quest’età, siano pronti di ricevere questo sacramento. Ebbene i ragazzi, ha sostenuto il vescovo, sono pronti ma non capaci; perché acquisiranno la capacità dai doni di Dio posti alla base della Confermazione. Riportando un paragone con il mondo campestre, S.E. ha concluso sostenendo che i ragazzi sono come un terreno: oggi ricevono il seme, che viene coltivato grazie all’aiuto di Dio, per mezzo dei padrini e dei genitori, per diventare pronto con la maturità loro. I doni, però devono essere alimentati; ce ne da testimonianza il Signore Gesù, come riportato nel vangelo della liturgia della solennità, che benedice i suoi e li lascia lì. La benedizione, al tempo di Gesù, era un augurio per il viaggio che si doveva affrontare. La benedizione che hanno ricevuto i ragazzi con il Sacro Crisma è segno di fortezza e di conferma nella fede che Gesù ha trasmesso agli apostoli.

Al termine dell’omelia, dopo aver invocato lo Spirito Santo sull’assemblea, i cresimandi con i padrini si sono portati innanzi al Vescovo che ha tracciato con il Sacro Crisma un segno di croce sulla loro fronte. Momenti emozionanti e importanti ma pieni di gioia, tangibili dai loro sorrisi prima tesi ed infine distesi.

La celebrazione eucaristica, dopo la benedizione, si è conclusa con la consueta foto ricordo con il vescovo.

Andrea Marinelli

Foto Giorgia Lupidii

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Source: DIOCESISORA IT | Notizie Vescovo




Conclusione mese mariano a Casalucense

Conclusione mese mariano a Casalucense

In preghiera con Maria

Il 31 Maggio, a conclusione del mese mariano, le comunità parrocchiali del comune di S.Elia F.Rapido e dei paesi limitrofi si sono radunate presso il Santuario di Casalucense per rendere omaggio alla Madonna delle Indulgenze con il canto e le preghiere.

Purtroppo l’inclemenza del tempo non ha permesso il consueto e suggestivo cammino penitenziale in compagnia del Vescovo, dei sacerdoti e dei frati francescani di Casalucense che da Olivella conduce al Santuario.

 S.E. il Vescovo, prendendo spunto dal brano del Vangelo di Luca riguardante il viaggio della Madonna per i monti della Galilea nella “visitazione” alla cugina Elisabetta, ha proposto riflessioni spirituali perché ogni credente possa generare Gesù nel grembo della Chiesa. Dietro questa visita c’è da mettere in risalto l’abbraccio di due bimbi, Gesù e Giovanni Battista, che si trovano nel grembo delle loro madri e che si salutano cordialmente. La visita di Maria non ci deve lasciare indifferenti, ma deve spronarci a migliorare sempre di più.

Infine il parroco Don Remo Marandola, dopo aver salutato la nuova amministrazione comunale augurandole di svolgere il proprio mandato per il bene assoluto di tutta la comunità santeliana, ha affidato alla Madonna delle Indulgenze il buon esito della prossima visita pastorale del nostro Vescovo Gerardo che farà in tutto il territorio diocesano, ricordando, altresì, l’evento del convegno di tutte le congreghe che si svolgerà a S.Elia Fiumerapido il prossimo 29 Settembre.

La benedizione del Vescovo alla fine della celebrazione ha confortato il proposito dei devoti a rimanere fedeli a Gesù; e questo abbiamo chiesto, nell’atto di affidamento, alla Madonna delle Indulgenze.

A conclusione di tutto alle ore 21,00 un’agape fraterna offerta dagli amici del Santuario ha rallegrato la serata con serenità ed amicizia.

            Maurizio Facchini & Simona Fiorillo

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Infiammati dallo Spirito

A Castelliri la Veglia di Pentecoste #infiammati dallo Spirito

Venerdì 7 giugno, alle ore 21, si terrà a Castelliri la Veglia di Pentecoste diocesana, organizzata dal servizio diocesano di Pastorale giovanile, in collaborazione con l’Ufficio per l’evangelizzazione e la catechesi e l’Ufficio di Pastorale vocazionale. Infiammati dallo Spirito, il titolo scelto per questo evento, che è rivolto ai giovani in particolare, ma anche a tutti coloro che vorranno unirsi in preghiera con il vescovo Gerardo Antonazzo e con il clero diocesano.

Giovedì prossimo, invece, alle ore 20, ci sarà una speciale edizione di #parlagiovane, in diretta streaming sul sito della diocesi e sulla pagina Facebook, proprio in preparazione alla Veglia. La diretta sarà curata dalla Pastorale digitale, in collaborazione col la Pastorale giovanile e il Cop, Centro orientamento pastorale.




Infiammati dallo Spirito

Infiammati dallo Spirito

A Castelliri la Veglia di Pentecoste #infiammati dallo Spirito

Venerdì 7 giugno, alle ore 21, si terrà a Castelliri la Veglia di Pentecoste diocesana, organizzata dal servizio diocesano di Pastorale giovanile, in collaborazione con l’Ufficio per l’evangelizzazione e la catechesi e l’Ufficio di Pastorale vocazionale. Infiammati dallo Spirito, il titolo scelto per questo evento, che è rivolto ai giovani in particolare, ma anche a tutti coloro che vorranno unirsi in preghiera con il vescovo Gerardo Antonazzo e con il clero diocesano.

Giovedì prossimo, invece, alle ore 20, ci sarà una speciale edizione di #parlagiovane, in diretta streaming sul sito della diocesi e sulla pagina Facebook, proprio in preparazione alla Veglia. La diretta sarà curata dalla Pastorale digitale, in collaborazione col la Pastorale giovanile e il Cop, Centro orientamento pastorale.

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Il martirio di Santa Restituta, una sfida per la fede

Il martirio di Santa Restituta, una sfida per la fede

La festa di Santa Restituta, una sfida per la fede oggi sempre attuale

Si è svolto nella mattinata di lunedì 27 maggio, il solenne pontificale per la festa di Santa Restituta, patrona della città di Sora e compatrona della diocesi, presieduto dal vescovo Gerardo Antonazzo, concelebrata dai vicari, dal parroco don Mario Santoro e dai sacerdoti della Zona di Sora, da quelli originari della città e da altri che non hanno voluto far mancare la loro presenza. Il forte maltempo dei giorni precedenti ha reso necessario annullare la processione e le manifestazioni civili, ma nonostante la pioggia sferzante della mattinata tanti fedeli hanno partecipato alla solenne celebrazione, tra cui il sindaco Roberto De Donatis e alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine.

«Il martirio di santa Restituta – ha detto il Vescovo nell’omelia – ci interpella su una triplice, affascinante sfida: una dal sapore squisitamente spirituale, una seconda di natura missionaria, la terza di connotazione più culturale. La sfida spirituale abbraccia logica della Pasqua; la provocazione missionaria incrocia l’appello per una “Chiesa in uscita”; infine, il coraggio del martirio sprigiona il profumo, come di rosa mai sfiorita, di un’esistenza giovanile capace di investire su grandi ideali».

Al termine, una grazia particolare ai fedeli, ovvero la particolare Benedizione papale con l’indulgenza plenaria, e poi la consegna della rosa rossa: è stato il parroco ad offrirla al Vescovo, spiegando che con quel gesto si vuol fare memoria della rosa che, sbocciata miracolosamente nella notte, permise il ritrovamento delle reliquie della Santa. Una rosa infine, come tradizione, è stata donata a tutti i fedeli presenti alla celebrazione.