Immacolata 2021

Immacolata 2021

Omaggio floreale di Cassino alla Vergine Maria per la 35ª volta

 

All’interno dell’Avvento c’è sempre un atteso e dolcissimo appuntamento l’8 dicembre: la solennità della Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. E’ il preludio del Natale, perché se la Vergine non avesse pronunciato il suo “Eccomi”, Gesù non sarebbe nato e Dio non avrebbe compiuto le meraviglie che hanno fatto di Maria di Nazaret la Regina del cielo e la Madre di noi tutti. In ogni parrocchia si è celebrata questa festa tanto cara al popolo cristiano. In particolare a Cassino la Parrocchia di S. Antonio da Padova ha sempre dato il massimo rilievo a questa giornata speciale e così è stato anche quest’anno. La Celebrazione eucaristica vespertina dell’8 dicembre è stata presieduta dal Vescovo diocesano Gerardo Antonazzo ed ha visto anche il rinnovo dell’Adesione all’Azione Cattolica parrocchiale di tutti i suoi membri di ogni età. E’ stato, come sempre, un momento toccante di presa o ri-presa di coscienza e di impegno per ognuno di loro che, a ricordo di questo momento, ha ricevuto la tessera per l’anno 2021-2022. La liturgia, l’animazione del Coro, la cura della celebrazione in ogni suo momento e affidata alla comunità tutta, l’omelia del vescovo, la presenza dei Vigili del Fuoco, tutto ha contribuito a rendere solenne, intensa e profonda la celebrazione.

Ma anche quest’anno, come lo scorso 2020, non si è ritenuto opportuno di realizzare il programmato corteo dalla chiesa fino alla “Madonnina” in piazza Diaz per la tradizionale Incoronazione. Si sarebbe rischiato certamente un eccessivo assembramento, dato che la tradizione è nel cuore di tanti e allora si è optato per un’altra soluzione, a salvaguardia della sicurezza della salute.

Il giorno dopo, alle 10,30, i Vigili del Fuoco si sono trovati davanti alla statua della “Madonnina”, pronti per la cerimonia; sono giunti puntualmente anche il Vescovo Gerardo, il Parroco Don Benedetto Minchella, il Diacono Don Francesco, alcuni collaboratori, le Suore Stimmatine (davanti al cui Istituto si trova la “Madonnina”) ed i passanti che si sono fermati a guardare e partecipare. Quest’anno è il 35° anno che la Parrocchia organizza l’Incoronazione dell’Immacolata, un traguardo davvero notevole: c’erano infatti alcuni dei primi promotori e ideatori di questa che è diventata una vera tradizione, a cominciare da Tonino, Luigi… e i ricordi si sono risvegliati. Una volta che tutto era pronto, i Vigili con la scala montata, il Sindaco presente con la fascia tricolore e il piccolo drappello di persone schierato, il Vescovo Gerardo ha parlato brevemente affermando che in questi tempi in cui da più parti, purtroppo, si lanciano parole, idee e immagini che contengono offese e dileggio verso la religione cristiana, ci sono anche tante persone che vogliono bene alla Madonna e la onorano. E dunque, la preghiera odierna in pubblico di questo gruppo forzatamente piccolo, vuole essere anche di riparazione e di impetrazione della misericordia da parte di Colei che è Madre di Misericordia. Ha così guidato la preghiera dei presenti, benedetto la bella corona floreale preparata e l’ha consegnata ai Vigili del Fuoco, uno dei quali, assistito da altri tre, ha portato su su fino alla cima della colonna su cui si trova la statua di Maria e l’ha posta sulle sue mani giunte in preghiera. Poi – momento emozionante – è rimasto immobile facendo il saluto militare, mentre le sirene dei Vigili suonavano in segno di saluto e di omaggio. Solo dopo è ridisceso e, ricompostosi l’intero gruppo, raggiunto ai piedi della statua dalle autorità presenti, hanno posato tutti insieme per la foto-ricordo. Così, anche quest’anno in pieno centro città, per la trentacinquesima volta, Cassino ha reso il suo omaggio floreale all’Immacolata. Con semplicità la riunione si è sciolta, ognuno è tornato ai propri impegni; il Vescovo si è recato nella chiesa di S. Antonio e da solo si è fermato a pregare per tutti nella da poco rinnovata cappella di Nostra Signora di Lourdes.

Adriana Letta






























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Presentazione del libro di Andrea Gagliarducci

Presentazione del libro di Andrea Gagliarducci

Il 26 novembre sera c’è stata la presentazione del libro “Cristo speranza dell’Europa” scritto dal vaticanista Andrea Gagliarducci. Dopo il saluto introduttivo del parroco don Eric Di Camillo, ha preso la parola il Vescovo Mons. Gerardo Antonazzo, che ha presentato il libro e, prendendo spunto dal libro stesso, ha illustrato la situazione della Chiesa in Europa. A seguire, la moderatrice Maria Cristina Tubaro, nota giornalista, ha dato la parola a Mons. Luigi Casatelli e poi all’autore del libro. La manifestazione è stata allietata da due intermezzi musicali eseguiti dal Maestro Michele D’Agostino. Tra il numeroso pubblico intervenuto c’erano anche le autorità civili con il Sindaco Anselmo Rotondo.

Giuseppe Gagliarducci










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Testimoni della verità

Testimoni della verità

Riconfermati nella fede con la forza dello Spirito Santo

 

Oggi, domenica 21 novembre, per la parrocchia di San Pietro Apostolo in Cassino, è stata una domenica speciale; oltre alla Solennità di Cristo Re dell’universo, ben 25 ragazzi della comunità hanno ricevuto il sacramento della Cresima dal Vescovo Mons. Gerardo Antonazzo.  Emozionati, i ragazzi sono stati presentati per nome dal parroco don Nello Crescenzi e la catechista Aurora Capuano ha confermato, con la lettura di una lettera, il cammino dei ragazzi e delle loro famiglie; percorso impegnativo e con non pochi ostacoli, hanno vissuto ogni tempo forte e ogni proposta con entusiasmo, hanno affrontato l’intero percorso con serietà.  Ragazzi aperti alla novità e alla sfida che non si sono arresi nemmeno di fronte ai duri colpi che la vita ha riservato, soprattutto ad alcuni di loro. Le restrizioni dovute al covid non hanno raffreddato i rapporti che resistono nel tempo anche con le famiglie.

Attraverso gli incontri di catechesi e l’esperienza di una comunità viva, è cresciuta in loro la consapevolezza di quanta importanza avrebbe assunto la loro vita futura grazie al Sacramento che stavano per ricevere.

In questo giorno speciale è importante sottolineare come tutta la storia è segnata dall’evento di Cristo; tutta la liturgia ruota attorno ai misteri dell’incarnazione, passione, morte e risurrezione di Gesù, e pertanto è stato proclamato che Gesù è il Signore Re dell’Universo. La liturgia ci fa comprendere che il Signore, Re e Messia, non è solo il punto a cui converge tutto l’Anno liturgico, ma Cristo Re è la meta del nostro pellegrinaggio terreno. Quando si parla di Re viene da pensare, ad un uomo ricco e possente, Cristo invece ha conquistato il suo trono regale umiliandosi fino alla morte e alla morte di croce, e la conquista del crocifisso è la nostra redenzione. La regalità di Cristo è una regalità di servizio e di dono, il suo è un regno non di potere, ma di verità, non di ipocrisia ma di bontà e di giustizia. Il Vescovo nell’omelia in primis ha sottolineato quanto sia fondamentale il percorso cristiano dell’intera famiglia, poi ha evidenziato l’importanza di porsi domande alla scoperta della verità, così come fece Pilato. In riferimento al Vangelo, certamente colpisce la determinazione, il coraggio, la suprema libertà di Gesù; è stato arrestato, viene portato nel pretorio, è interrogato da chi può condannarlo a morte. In una circostanza del genere, avrebbe potuto lasciar prevalere un naturale diritto a difendersi, e invece non nasconde la propria identità, non camuffa le sue intenzioni, non approfitta di uno spiraglio di salvezza che pure Pilato lasciava aperto. Con il coraggio della verità risponde: “Io sono re”, si prende la responsabilità della sua vita.

Tutti sono chiamati ad interrogarsi e a trovare il loro posto nella comunità, nella vita, nel mondo;   l’augurio dei  catechisti e dell’intera comunità ai ragazzi e alle famiglie è che quel seme piantato in questi anni, possa continuare a crescere e portare frutto, ma ovviamente ha bisogno di essere amato, coltivato e certamente lo Spirito Santo, come le luci poste sull’altare  per ogni  ragazzo, sarà guida ferma e sicura per la loro vita.

Aurora Capuano




















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Se fa male, non è amore

Se fa male, non è amore

A Cassino per la Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne, la parrocchia Sant’Antonio ha ospitato ieri l’iniziativa diocesana di sensibilizzazione.

Il vescovo: «L’unica cura di questo male è nell’educazione alla libertà dell’altro»

La parrocchia Sant’Antonio di Padova in Cassino ha proposto, ieri 17 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, un convegno di prevenzione e sensibilizzazione per la protezione e l’accompagnamento delle situazioni di fragilità psicoaffettiva che ne derivano. Organizzato dalle responsabili dello Sportello antiviolenza da tre anni attivo nei locali della comunità, l’avvocato Roberta de Feo e la psicologa clinica Enrica Vignola, la manifestazione ha proseguito “l’itinerario di liberazione” – così lo ha definito il parroco di Sant’Antonio, don Benedetto Minchella – offerto alle vittime affinché trovino aiuto per risanare le ferite provocate dalla violenza psicologica o fisica subita. Il titolo del convegno, “L’amore non colpisce mai in faccia”, che cita l’omonima canzone di Nek, esprime l’esigenza fondamentale dell’iniziativa convegnistica: affidare alle vittime gli strumenti per riconoscere la “sintomatologia” della violenza; contribuire ad abbattere in loro l’errata interpretazione delle sue varie forme – subite a causa del senso di colpa, del timore dell’abbandono e della mancanza di sostegno esterno – come segni di attenzione o “messaggi educativi” del partner; condurre le vittime a prendere coscienza che non è amore quello che irrompe nel rapporto di coppia con atti di violenza. Il convegno è stato introdotto dai saluti del parroco Minchella e del vescovo diocesano Gerardo Antonazzo, il quale ha affermato che l’educazione al rispetto della dignità e della libertà dell’altro è la cura dell’amore: un passaggio imprescindibile, perché il “vero amore non violenta la libertà altrui”, ma la preserva e la dona; invece “l’amore malato di egoismo e di possesso, può arrivare all’estremo della follia di un delitto passionale”. Nella prima parte del convegno l’avvocato de Feo ha presentato le attività dello Sportello antiviolenza della parrocchia ed ha descritto la tipologia degli interventi messi in atto e la prassi da osservare per affrontare, nel caso di violenza di genere, la richiesta di aiuto presentata, mentre la dirigente del Commissariato di Cassino, Giovanna Salerno, ha illustrato le dinamiche della “spirale della violenza”. Emozionante la testimonianza che una vittima ospite del convegno ha dato della propria storia di violenza domestica, conclusa da un lieto fine grazie allo Sportello antiviolenza, raccontando come da essa abbia tratto insegnamenti utili ad altre donne imprigionate nelle stesse drammatiche situazioni per uscirne. Il dibattito con l’assemblea ha concluso il racconto e avviato un dialogo tra gli ascoltatori e la protagonista della storia di violenza che ha permesso di approfondire le problematiche che intervengono quando la violenza prende il posto dell’amore entro le mura domestiche. Alla manifestazione hanno partecipato le venticinque coppie del corso prematrimoniale parrocchiale che si apprestano a diventare famiglia, perché sia loro dato uno strumento preventivo per interpretare ogni gesto di violenza e contenere le tensioni che possono insinuarsi nel rapporto uomo-donna, nell’ambito delle dinamiche familiari, fino a manifestarsi addirittura negli ambienti della socialità. Il convegno ha visto anche la partecipazione delle famiglie coinvolte nella preparazione catechistica parrocchiale, alcune dimostratesi fin dalla segnalazione dell’evento particolarmente interessate, in quanto – riferisce don Minchella da alcune confidenze ricevute – testimoni impotenti di casi di violenza e della ritrosia delle vittime a ricorrere alla consulenza del Centro Antiviolenza per il timore che, con l’attivazione immediata dell’intervento della polizia, sia posta in pericolo l’incolumità propria e della famiglia, preferendovi una soggiacienza psicologica e fisica al carnefice, ritenuta erroneamente più “risolutiva” ed efficacie dell’aiuto del personale competente. Il Convegno si inserisce come unica iniziativa a livello ecclesiale della diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo e vuole essere un ausilio a creare una cultura di prevenzione, accompagnamento e sensibilizzazione verso questo tema tanto delicato, quanto preoccupante.

Andrea Pantone

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Mostra fotografica a S. Antonio

Mostra fotografica a S. Antonio

La prima Chiesa ricostruita. Il segno della rinascita di una nuova vita

 

Una mostra fotografica non è soltanto ripetere come un disco rotto una canzone ormai nota per rivangare un passato doloroso e restare ancorati ai ricordi senza protendersi in avanti. Al contrario, la Mostra organizzata nella chiesa parrocchiale di S. Antonio in Cassino, “La prima Chiesa ricostruita. Il segno della rinascita di una nuova vita“, è stato un ricordare per capire e ragionare sul già stato e guardare al futuro. Non si può infatti costruire per il domani se non si conosce quello che è stato. La chiesa di S. Antonio, che i bombardamenti distrussero solo in parte, fu la prima ad essere ricostruita e riaperta al culto nel 1947 e, per volere dell’Abate Ildefonso Rea e del suo motto “dov’era e com’era”, nello stile barocco che aveva prima, tanto che è l’unica chiesa di Cassino che sa di antico, come “una vera e propria reliquia della Cassino che fu”, come ebbe a scrivere il Parroco Don Benedetto Minchella nel libro che fu pubblicato nel 2017, 70° anniversario della ricostruzione. La Mostra fotografica, inaugurata domenica 14 novembre alla presenza del Vescovo diocesano Gerardo Antonazzo, con materiale proveniente dall’archivio di Ivo Sambucci, mostrando le immagini dell’anteguerra, della distruzione e della ricostruzione di Cassino, non solo ha suscitato l’interesse di molti, ma ha fatto riflettere sulla brutalità della guerra e sulla forza d’animo dei superstiti che si impegnarono nella ricostruzione. Infatti nel suo intervento il Vescovo Gerardo ha parlato del sacrificio degli abitanti di Cassino ed ha osservato che siamo solo all’inizio della Ricostruzione: “Questa mostra ci fa riflettere sul perché della tragedia della guerra, ce la siamo davvero lasciata alle spalle? Oggi quelle ideologie, che sembrano avere dei rigurgiti, devono farci pensare e capire il perché di quella guerra, dandoci uno sguardo profetico che ci consenta di ricostruire”. Ecco, uno sguardo profetico per ricostruire. E non siamo forse oggi in un momento in cui non si deve replicare il passato ma costruire un programma nuovo di futuro?, basti pensare alle necessarie e urgenti transizioni ecologica, energetica, comunicativa, dei trasporti… E allora è bene ragionare anche sui criteri che allora furono seguiti e su quelli da preferire adesso.

Quando Don Benedetto Minchella, descrivendo nella sua presentazione la chiesa, ha osservato: “Sono stati buttati giù i resti delle chiese che sarebbero potuti essere parte della memoria storica di quella Cassino che oggi non conosciamo”, ha detto una cosa molto giusta. La ricostruita Cassino è completamente diversa dalla Cassino che fu, pietre di importanti e rappresentativi fabbricati sono andate disperse e solo vecchie e sbiadite foto testimoniano come era. Inoltre una chiesa come S. Antonio, centrale e nevralgica per la città, custodendo e diffondendo la Fede, rappresentò e rappresenta tuttora un importante centro di aggregazione sociale, stimolo ad agire e impegnarsi per il bene comune nel presente e per le future generazioni, davvero “segno della rinascita di una nuova vita”. E i Cassinesi, dopo la guerra, riuscirono a costruire una nuova vita.

A sua volta l’Architetto Giacomo Bianchi, autore dell’interessante progetto di valorizzazione del centro urbano recentemente presentato ed esperto di storia locale, ha fatto una precisa descrizione da tecnico e urbanista della vecchia Cassino e della allora possibile ricostruzione. Al tempo stesso, guardando al futuro, ha prospettato come adesso un nuovo assetto della Città potrebbe attirare turisti e investimenti stranieri. A tal proposito il nuovo Rettore dell’Università di Cassino, Ing. Marco Dell’Isola, parrocchiano di S. Antonio, d’accordo con l’arch. Bianchi, ha lanciato l’idea di intensificare i rapporti con i Polacchi, tanto legati al nostro territorio a motivo della storia e della presenza del loro Cimitero militare a Montecassino, e prevedere convenzioni per studenti e magari investimenti che possano rilanciare l’economia locale. Una Mostra fotografica, dunque, per ricordare e soprattutto progettare.

Adriana Letta









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Eredi di un prezioso passato

Eredi di un prezioso passato

Viva e attenta la partecipazione, ieri, 10 novembre, alla presentazione del libro di don Luigi Casatelli sui legami plurisecolari tra Montecassino, Aquino, Sora e Pontecorvo

Una “Sala degli abati” gremita, quella che ha accolto ieri, 10 novembre, nella curia vescovile di Cassino, la presentazione ai fedeli e ai cittadini della Diocesi del volumetto Montecassino Aquino Sora e Pontecorvo. Quindici secoli di storia di mons. Luigi Casatelli. Alla manifestazione, moderata da don Nello Crescezi e affidata al professore Gaetano De Angelis-Curtis, sono intervenuti il vescovo di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, Gerardo Antonazzo, e l’abate di Montecassino, dom Donato Ogliari.

Il testo, dedicato ai due alti prelati che per primi si sono ritrovati alla guida delle due Diocesi unite dal 23 ottobre 2014, fornisce una sintetica ma completa digressione storica sui fattori di coesione tra l’Abbazia di Montecassino e le Chiese locali di Aquino, Sora e Pontecorvo. I primi quattro capitoli espongono per cenni le vicende delle origini di ciascuna delle quattro sedi ecclesiali, a cominciare dall’Abbazia di Montecassino, nel cui territorio, anticamente compreso nel gastaldato di Sora e appartenente al distretto di Aquino devastato dai Goti e privo dell’ufficio dei vescovi, san Benedetto ricostruì l’acropoli con l’autorizzazione, secondo il diritto civile ed ecclesiastico dell’epoca, del vescovo più vicino, a quei tempi Costanzo di Aquino, divenuto poi santo. Questi, ricorda Casatelli citando il benedettino Ildefonso Schuster, munito di un rescritto di Teodorico e di un preceptum del Papa salì con il suo clero a Montecassino per celebrare la dedicazione dell’oratorio di san Martino. Dall’incontro tra questi due uomini di Dio ebbe inizio il cammino millenario dell’Abbazia di Montecassino, centro di spiritualità, di civiltà e cultura per il territorio e le Chiese locali limitrofe, prima di tutto per l’antica diocesi di Aquino – urbs foederata, con Casinum e Sora, del Latium adiectum, il Basso Frusinate – che, spiega Casatelli, «da quando il vescovo Costanzo sostò con san Benedetto si è sempre sentita unita all’Abbazia». Nella diocesi di Sora, rammenta il terzo capitolo del testo, i benedettini cassinesi risiedevano nella prepositura di San Germano, di fronte all’attuale Cattedrale, e alcuni di loro furono vescovi di Aquino e di Sora. Il capitolo IV illustra i legami giurisdizionali e canonici esistiti tra l’Abbazia cassinese e le sedi di Pontecorvo e Aquino. L’ultimo capitolo del testo fa riferimento alla contesa, nel XVII secolo, fra il vescovo di Aquino Filonardi e l’abate Rastellini circa le Ordinazioni sacerdotali, spettanti per effetto di un Breve pontificio al pastore aquinate. Il volumetto non dimentica l’apporto sostanziale dato dalla cultura e dalla spiritualità benedettina alla fioritura del figlio più illustre dell’antica diocesi di Aquino, il Dottor Angelicus san Tommaso, avviato fanciullo alla vita monastica. Al contributo dei monaci benedettini di San Vincenzo al Volturno si deve inoltre la diffusione dal 1288 nei territori di Aquino, Sora, Pontecorvo e Montecassino della devozione alla Madonna di Canneto.

La religiosità e la civiltà delle Chiese di Aquino, Sora e Pontecorvo affondano le proprie radici nella spiritualità benedettina penetrata lungo i secoli nel territorio, da Pescocanale, in provincia de l’Aquila, a San Pietro in Fine e a Rocca d’Evandro, in provincia di Caserta.

Gli speciali vincoli di carità e soggezione canonica che unirono un tempo i due uomini di Dio Costanzo e Benedetto costituiscono oggi un comune patrimonio di fede, che ognuno ha la responsabilità di riconoscere. «La fraterna amicizia tra san Costanzo vescovo di Aquino e san Benedetto – ha affermato Antonazzo – sia custodita per sempre nel segno dell’amicizia ecclesiale tra la preziosa eredità benedettina e l’azione pastorale della Chiesa diocesana».

In poche pagine e con uno sforzo documentaristico serio, Casatelli ha reso noti e accessibili a tutti i legami instauratisi in quindici secoli di storia tra l’Abbazia territoriale di Montecassino e le diocesi di Aquino, Sora e Pontecorvo, con l’auspicio che le fonti, la memoria storica e la perdurante tradizione di fede dovuta alla osmosi religiosa e spirituale delle Chiese particolari faccia appropriare più consapevolmente delle radici comuni.

Andrea Pantone

Foto: Alberto Ceccon

 

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Preghiera del Vescovo a San Giuseppe

Preghiera per l’anno speciale di San Giuseppe e della Famiglia Amoris Laetitia

Preghiera del Vescovo a San Giuseppe




Agenda Pastorale del Vescovo 22 – 29 Novembre

Agenda Pastorale del Vescovo 22 – 29 novembre 2020

 




Agenda Pastorale del Vescovo 20 – 27 settembre 2020

Agenda Pastorale del Vescovo 20 – 27 settembre 2020

Agenda Pastorale del Vescovo 20 – 27 settembre 2020

 




Omelia per l’ordinazione presbiteraledi Fra Giovanni Piacentini

Vivere e morire d’Amore

 

Omelia per l’ordinazione presbiterale di Fra Giovanni Piacentini, OFM.CAP.

Badia di Esperia, 12 settembre 2020

 

 

Carissimi presbiteri e diaconi, carissimo fra Giovanni,

cari amici, fratelli e sorelle,

 

la parola dell’apostolo Paolo presenta una significativa sintesi della vita cristiana come reale condivisione di tutto il mistero di Cristo: “Nessuno di noi, infatti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore” (Rm 14,7-8). La vita di ogni discepolo si misura con una sempre più personale, reale e totale adesione al Signore Gesù. Il compimento di tale processo lo indica e lo descrive lo stesso apostolo: “Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Gal 2,19-20).

 

Dire: Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore, significa dunque vivere nel corpo, cioè nella nostra concretezza relazionale, la sequela di Cristo, che matura e si perfeziona come imitazione del Maestro secondo le parole dell’apostolo: “Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia. Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno” (Fil 1,20-21).  Caro fra Giovanni, hai dalla tua parte colui che di questa esperienza ha dato viva testimonianza: il poverello d’Assisi è maestro di vita discepolare perfetta. L’esperienza mistica di Francesco è la chiave di volta di tutto il racconto agiografico, testimone della perfetta conformazione a Cristo. La sua conversione è il punto di partenza di una trasformazione spirituale che lo ha condotto ad un rinnovamento interiore realizzato attraverso la piena adesione al Signore Gesù.

 

Scrive Tommaso da Celano: “I frati che sono vissuti con lui sanno quanto fossero continui e quotidiani, quanto dolci e soavi, quanto benevoli e pieni d’amore i suoi discorsi su Gesù. La bocca parlava per la pienezza del cuore, e una fonte di amore ardente riempiva le sue viscere e si riversava al di fuori. Molto, certamente aveva in comune con Gesù: portava sempre Gesù nel cuore, Gesù sulla bocca, Gesù nelle orecchie, Gesù negli occhi, Gesù nelle mani, Gesù in tutte le altre membra [ ] E poiché con amore sconfinato portava e serbava sempre in cuor suo Cristo Gesù, e Cristo Gesù crocifisso, proprio per questo più degli altri è stato gloriosamente fregiato del segno di Colui che, in estasi, contemplava in una gloria indicibile e incomprensibile” (Vita del beato Francesco, IX 112-5).

 

Il beato Francesco ti insegna che quando viviamo per Lui, il Signore ci porta a una pienezza, a una gioia, a una letizia tali che superano qualsiasi nostra immaginazione. Quando Cristo è all’opera con la sua chiamata, afferra un essere umano, lo invita a sé, lo chiama per farlo partecipe della sua vita, della sua pienezza, della sua missione: nulla di noi che non gli appartenga. E per meglio vivere l’appartenenza al Signore dobbiamo soprattutto saper morire per Lui, rinnegando l’idolatria del nostro io, l’orgoglio nefasto delle nostre presunte capacità umane. Esorta ancora l’apostolo Paolo: “Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! [ ]. Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria [ ] Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi” (Col 3,5-14).

 

Vivere e morire per il Signore impegna a vivere e a morire solo per amore! Vivere per amore è possibile se sappiamo morire ogni giorno; e morire per amore è fare del servizio agli altri l’unica ragione di vita nel nome e nell’amore di Cristo. La sua vita e la sua morte, il nostro vivere e il nostro morire, gridano lo stesso amore, e quando noi rispondiamo alla chiamata di Cristo, il Signore porta la nostra fragilità ad una pienezza tale da trasfigurare la nostra condizione umana in “sacramento” del suo Amore divino.

 

Vivere e morire con il Signore, carissimo fra Giovanni, significa consegnare a Lui la tua fragile umanità, il nulla delle tue debolezze. Non è inopportuno ricordare l’ammonizione di santa Teresa: “Se la vogliamo fare da angeli, probabilmente finirà che la faremo da demòni”. Il Rito di ordinazione oggi ti conforma sacramentalmente al mistero di Cristo, consegnando a Lui tutto quello sei. Lo Spirito Santo assume e trasfigura la tua concreta realtà umana; a questa sua azione ti sei già disposto docilmente con la Professione religiosa dei consigli evangelici della povertà, della castità e dell’obbedienza. Ma nulla di tutto ciò ti rende già perfetto. Resterai sempre mendicante della misericordia divina. San Francesco nella Lettera ai fedeli, che tra i suoi testi epistolari fu forse l’ultimo ad essere scritto, rivolgendosi a tutti i cristiani, ammoniva: “Coloro poi che hanno ricevuto la potestà di giudicare gli altri, esercitino il giudizio con misericordia, così come essi stessi vogliono ottenere misericordia dal Signore; infatti il giudizio sarà senza misericordia per coloro che non hanno usato misericordia” (num.191). E ancora: “E colui al quale è demandata l’obbedienza e che è ritenuto maggiore, sia come il minore e servo degli altri fratelli, e nei confronti di ciascuno dei suoi fratelli usi ed abbia quella misericordia che vorrebbe fosse usata verso di lui, qualora si trovasse in un caso simile. E per il peccato del fratello non si adiri contro di lui, ma lo ammonisca e lo conforti con ogni pazienza e umiltà” (nn. 197-198).

 

Caro fra Giovanni, la parabola del vangelo ti ricorda che tutto nella vita è frutto della misericordia di Dio, e tutto nel tuo ministero di prete deve parlare di misericordia. Così insegna il Papa: “Ci sono due cose che non si possono separare: il perdono dato e il perdono ricevuto … Tutti siamo debitori. Tutti. Verso Dio, che è tanto generoso, e verso i fratelli. Ogni persona sa di non essere il padre o la madre che dovrebbe essere, lo sposo o la sposa, il fratello o la sorella che dovrebbe essere. Tutti siamo “in deficit”, nella vita. E abbiamo bisogno di misericordia. Sappiamo che anche noi abbiamo fatto il male, manca sempre qualcosa al bene che avremmo dovuto fare” (Papa Francesco, 18 marzo 2020). Anche tu, fra Giovanni, sperimenterai di non essere il frate e il prete che dovresti essere, come anch’io sento di non essere il Vescovo che dovrei essere. Solo la misericordia di Dio dà respiro alla nostra felicità. Vita e ministero del presbitero sono manifestazione della misericordia divina. Tutto parla di compassione divina. Chi di noi sinceramente direbbe di sentirsi il peggiore peccatore del mondo? S. Francesco confessava di esserlo, non perché confrontava se stesso con gli altri, ma perché era così intimamente vivo nel suo cuore il senso del proprio peccato dinanzi a Dio che si sentiva sgomento e come schiacciato dal suo peso. Ricorda l’apostolo Giovanni: “Se diciamo di essere senza peccato, facciamo di Dio un bugiardo” (1Gv 1,10).  Non c’è nessuno di fronte a Dio che non debba cantare le sue misericordie: “Misericordias Domini, in aeternum cantabo” (Sal 89).

 

Questo è vero anche per Maria Santissima, di cui oggi ricorre la memoria del suo Santo Nome. Ella pure avrebbe dovuto contrarre il peccato originale, secondo l’insegnamento di s. Tommaso d’Aquino. La sua Concezione Immacolata è un privilegio per il quale è stata sublimiori modo redempta (Pio IX, Ineffabilis Deus). Dunque, redenta anche Lei, in modo sublime, ma pur sempre redenta. Nessuno, dunque, si può sottrarre al riconoscimento di dover tutto alla misericordia infinita di Dio. Solo un sentimento vivo del nostro peccato, della nostra ingratitudine a Dio, della nostra resistenza alla sua grazia, solo un sentimento di vero pentimento per questa nostra avarizia con Lui, ci mette, caro fra Giovanni, nella condizione più vera per potergli finalmente rispondere: Eccomi!

 

+ Gerardo Antonazzo

Omelia ordinazione Fra Giovanni Piacentini




Agenda pastorale del Vescovo 13 – 20 settembre 2020

Agenda pastorale del Vescovo 13 – 20 settembre 2020

https://www.diocesisora.it/pdigitale/agenda-pastorale-del-vescovo-13-20-settembre-2020/

 




Famiglia Vera Bellezza

Una splendida recensione del libro FAMIGLIA VERA BELLEZZA
di Gerardo Antonazzo

Roberto Falciola, dell’ Ufficio stampa e relazioni esterne editrice Effatà ha rilasciato una recensione del libro sulla Famiglia “Famiglia vera Bellezza” del vescovo Gerardo Antonazzo, di seguito il link per la visione:

https://agevolamente.blogspot.com/2020/07/saggistica-crescita-spirituale.html




Omelia Messa Crismale

L’omelia della Messa Crismale

Omelia Messa Crismale




Comunicato del vescovo Gerardo Antonazzo del 7 maggio 2020

CRISTO, SPERANZA NOSTRA

Messaggio alla Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo
7 maggio 2020

Comunicato del vescovo Gerardo Antonazzo del 7 maggio 2020

 

 




Auguri del vescovo Gerardo Antonazzo – Pasqua 2020

Auguri pasquali del vescovo Gerardo Antonazzo

“Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?”

Cari amici,

è una domanda che contiene i molti interrogativi di questi giorni: quando usciremo dal lockdown, dal confinamento al quale siamo obbligati? quando ripartiremo con le nostre attività? La condizione di isolamento ci stringe il cuore, e ogni parola sembra quasi perdere di fiato, rimanendoci in gola. L’aria si è fatta pesante, proprio come nel sepolcro. Sentiamo un disperato bisogno di vita, di rinascita, di ripresa, di ricostruzione. Abbiamo urgenza di cambiare vita.

Abbiamo bisogno di fare Pasqua! La Pasqua ci cambia il cuore per non far morire la speranza. La stessa paura di morire si trasformerà in gioia di vivere, di incontrarci, di abbracciarci. Abbiamo bisogno non solo di ricominciare, ma soprattutto di cambiare. Gesù viene incontro a questo bisogno con la sua risurrezione.

Lui per primo supera il lockdown del sepolcro, lui rimuove la pietra che soffoca la vita, rompe il suo confinamento nella morte, per ritornare a vivere. Quando Gesù risorge, rifiorisce la speranza, risorge tutta la vita e la vita di tutti. Grazie a Lui nulla è perduto, tutto può ricominciare.

Si può risorgere solo se passiamo attraverso la sua morte, se facciamo morire la parte sbagliata di noi, l’uomo corrotto che ci portiamo dentro. Se questa morte sarà solo apparente ci sarà una risurrezione solo fittizia. Fingere con la morte dell’anima, significa bleffare con la vita vera. Si risorge a vita nuova solo se spogliati dei vizi che decompongono il bene. Solo la sconfitta di ogni malizia annuncerà la vittoria sulla morte. La parola “Pasqua” significa soprattutto cambiamento: ci dà la forza e il coraggio di decidere passaggi importanti, cambiamenti necessari. Se non si risorge con Cristo, resteremo condannati a vivere una vita contagiata dal virus della malizia che continuerà ad ammalare anche gli altri. “La Pasqua ci dice che Dio può volgere tutto in bene. Che con Lui possiamo davvero confidare che tutto andrà bene” (Papa Francesco).

A tutti voi la mia cordiale vicinanza e il mio affettuoso augurio di buona Pasqua

 

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La riflessione del vescovo Antonazzo sulla preghiera di Papa Francesco

Riflessioni del vescovo Gerardo Antonazzo

sulla preghiera di Papa Francesco in Piazza s. Pietro (venerdì 27 marzo 2020) 

Venerdì sera ho visto l’immagine più bella e più vera della Chiesa, rappresentata da Francesco al timone di questa barca in tempesta. È la barca di Pietro con il carico dell’intera umanità, se è vero che su questa barca ci siamo tutti.

Anch’io mi sono profondamente commosso, felice nel vedere nella testimonianza di Francesco una Chiesa spoglia, umile, debole, fragile, ma allo stesso tempo supplichevole e fiduciosa nella presenza salvifica di Gesù. Venerdì sera ho visto una Chiesa davvero povera, disarmata, compassionevole con l’umanità, un immenso ospedale da campo.

Su questa barca, Gesù dorme non perché non gli importa dei discepoli, ma perchè gli uomini assaporino sino in fondo il significato e il dramma dell’assenza di Dio. Solo quando imparano a riconoscere la propria insufficienza e iniziano finalmente a gridare il loro bisogno di aiuto, Gesù si sveglia e risponde alla loro angoscia.

Pensavamo di rimanere sempre sani in un mondo malato: ho visto una Chiesa che mentre denuncia l’arroganza di un agire corrotto dal delirio di onnipotenza, con la tenerezza di Madre abbraccia a sé tutti i suoi figli che vivono il tempo della tribolazione. Ho visto una Chiesa pronta ad ascoltare la domanda del mondo, confuso e turbato, impaurito dinanzi alla morte: Non ti importa che periamo? La preghiera di Francesco è stata il grande Sì della Chiesa alle attese del mondo.

Ho visto una Chiesa-Sposa gloriarsi del suo Signore Crocifisso, abbracciata esclusivamente al suo perdono.  Ho visto una Chiesa testimone del Signore risorto, realmente vivo e presente nel pane eucaristico, la cui luce si è irradiata su Piazza s. Pietro. La sua benedizione ha superato idealmente ogni transenna, ogni resistenza, per farsi vicino a chi, inginocchiato dinanzi al suo sguardo misericordioso, era in attesa del suo passaggio per toccargli almeno la frangia del suo mantello.

Quella di Francesco credo sia stata l’Udienza generale più bella di sempre, credo la più affollata e la più partecipata di tutte, in una piazza vuota. Eravamo tutti presenti, raccolti in un silenzio assordante accompagnato dalla musica struggente di una pioggia ininterrotta, bramosi di accogliere la consolazione divina.

Da quella Piazza sono spiritualmente ripartito con la serena certezza che questa sera anche l’ombra di Pietro si sia posata sui tanti ammalati (cfr. Atti 5,15), per sprigionare al suo passaggio la forza risanatrice di Cristo sulle piaghe dell’umanità gravemente ferita.




LETTERE ALLE COMUNITA’ – Dalla Lettera apostolica “Aperuit illis” di Papa Francesco, con la quale viene istituita la “Domenica della Parola”

La Bibbia non può essere solo patrimonio di alcuni e tanto meno una raccolta di libri per pochi privilegiati. Essa appartiene, anzitutto, al popolo convocato per ascoltarla e riconoscersi in quella Parola. Spesso,
si verificano tendenze che cercano di monopolizzare il testo sacro relegandolo ad alcuni circoli o a gruppi prescelti. Non può essere così.

La Bibbia è il libro del popolo del Signore che nel suo ascolto passa dalla dispersione e dalla divisione all’unità. La Parola di Dio unisce i credenti e li rende un solo popolo […].

In questa unità, generata dall’ascolto, i Pastori in primo luogo hanno la grande responsabilità di spiegare e permettere a tutti di comprendere la Sacra Scrittura. Poiché essa è il libro del popolo, quanti hanno la vocazione
di essere ministri della Parola devono sentire forte l’esigenza di renderla accessibile alla propria comunità […].

La Bibbia, pertanto, in quanto Sacra Scrittura, parla di Cristo e lo annuncia come colui che deve attraversare le sofferenze per entrare nella gloria (cfr v. 26). Non una sola parte, ma tutte le Scritture parlano di Lui. La sua morte e risurrezione sono indecifrabili senza di esse. Per questo una delle confessioni di fede più antiche sottolinea che Cristo «morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa» (1Cor 15,3-5).

Poiché le Scritture parlano di Cristo, permettono di credere che la sua morte e risurrezione non appartengono alla mitologia, ma alla storia e si trovano al centro della fede dei suoi discepoli […].

È profondo il vincolo tra la Sacra Scrittura e la fede dei credenti. Poiché la fede proviene dall’ascolto e l’ascolto è incentrato sulla parola di Cristo (cfr Rm 10,17), l’invito che ne scaturisce è l’urgenza e l’importanza che i credenti devono riservare all’ascolto della Parola del Signore sia nell’azione liturgica, sia nella preghiera e riflessione personali […].

La frequentazione costante della Sacra Scrittura e la celebrazione dell’Eucaristia rendono possibile il riconoscimento fra persone che si appartengono. Come cristiani siamo un solo popolo che cammina nella storia, forte della presenza del Signore in mezzo a noi che ci parla e ci nutre. Il giorno dedicato alla Bibbia vuole essere non “una volta all’anno”, ma una volta per tutto l’anno, perché abbiamo urgente necessità di diventare familiari e intimi della Sacra Scrittura e del Risorto, che non cessa di spezzare la Parola e il Pane nella comunità dei credenti. Per questo abbiamo bisogno di entrare in confidenza costante con la Sacra Scrittura, altrimenti il cuore resta freddo e gli occhi rimangono chiusi, colpiti come siamo da innumerevoli forme di cecità […].

Sacra Scrittura e Sacramenti tra loro sono inseparabili. Quando i Sacramenti sono introdotti e illuminati dalla Parola, si manifestano più chiaramente come la meta di un cammino dove Cristo stesso apre la mente e il cuore a riconoscere la sua azione salvifica. È necessario, in questo contesto, non dimenticare l’insegnamento che viene dal libro dell’Apocalisse. Qui viene insegnato che il Signore sta alla porta e bussa. Se qualcuno ascolta la sua voce e gli apre, Egli entra per cenare insieme (cfr 3,20). Cristo Gesù bussa alla nostra porta attraverso la Sacra Scrittura; se ascoltiamo e apriamo la porta della mente e del cuore, allora entra nella nostra vita e rimane con noi (cf. nn. 4-8).

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Agenda pastorale del Vescovo dal 26 al 02 febbraio 2020

AGENDA PASTORALE DEL VESCOVO
26-2 febbraio 2020

 

Noi cristiani, per il Battesimo, siamo tutti unti dall’elezione del Signore,
e questo è puro dono. Chiediamo oggi allo Spirito Santo
di saper custodire questo dono con fedeltà. Questa è la santità cristiana.

(Papa Francesco, 21 gennaio 2020)

 

VISITA PASTORALE NELLA “PARROCCHIA S. CROCE”, IN CASTELLIRI

 

DOMENICA 26 GENNAIO 2020

Ore 16.45        Accoglienza del Vescovo e processione verso la Chiesa

Ore 17.00        Celebrazione Eucaristica – Benedizione papale con annessa Indulgenza plenaria

Confessione Cresimandi

 

LUNEDI’ 27 GENNAIO 2020

Ore 09.30        UDIENZE (Curia Sora)

Ore 18.30        AQUINO-Sala Giovenale: VII Seminario Teologico-Pastorale

 

MARTEDI’ 28 GENNAIO 2020

Ore 09.30        SORA-Episcopio: Consiglio episcopale

Ore 18.30        AQUINO-Sala Giovenale: VII Seminario Teologico-Pastorale

 

GIOVEDI’ 30 GENNAIO 2020

Ore 17.00        Chiesa di Santa Maria Salome, Celebrazione Eucaristica

Ore 18.00        Visita al Centro Anziani

Ore 19.00        Associazioni laiche del territorio

 

VENERDI’ 31 GENNAIO 2020

Ore 09.00        SORA-Parr. S. Ciro: S. Messa per la festa patronale di s. Ciro

Ore 15.00        Visita ad alcuni malati, famiglie e aziende

Visita alla chiesetta della Madonna di Loreto e alla chiesetta della Cona

Ore 17.00        Chiesa Madonna del Campo, Celebrazione Eucaristica

Ore 18.00        Amministrazione e impiegati comunali.

Ore 19.30        Castelliri, Sala “San Giovanni Paolo II”, Incontro zonale di pastorale giovanile

 

SABATO  01 FEBBRAIO 2020

Ore 15.00        Incontro con i bambini e i ragazzi del Catechismo e Acr.

Ore 16.00        Incontro con le coppie di genitori

Ore 17.00        Santa Croce, Celebrazione eucaristica con il sacramento del Battesimo

Ore 18.30        Incontro con il CPP e il CPAE

 

DOMENICA 02 FEBBRAIO 2020

Ore 11.00        Celebrazione Eucaristica con conferimento delle Cresime

 

Ore 15.30        CASSINO-Monastero S. Scolastica: S. Messa con i consacrati della diocesi per la Giornata della vita consacrata

 

Ore 17.00        SANTOPADRE-Chiesa San Rocco: Accoglienza del Vescovo Chiesa San Folco, Celebrazione Eucaristica

Benedizione papale con annessa Indulgenza plenaria

Ore 19.00        Confraternite e Compagnia di Canneto




PARROCCHIA SAN LORENZO MARTIRE – IL VESCOVO INCONTRA

Il Padre di misericordia e Dio di ogni consolazione, che tutti consola per mezzo del suo Figlio nello Spirito Santo, guarda con affetto di predilezione ogni persona che soffre nel corpo e nell’anima e quanti prestano loro assistenza e aiuto. I malati, infatti, completano nella propria carne ciò che manca della passione di Cristo per il suo corpo, che è la Chiesa, e rendono presente in modo singolare la persona stessa del Signore. Egli si identifica negli infermi a tal punto da ritenere rivolto a sé ogni gesto compiuto in loro favore. Rivolgiamo a Dio la nostra supplica per ottenere la divina benedizione sulla Casa di cura, sui malati che vi sono accolti e su quanti si prodigano a loro servizio.

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