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LA TESTIMONIANZA DI UN GIOVANE SACERDOTE
Spesso si pensa alla
vocazione come al risultato di una esperienza mistica
che ha segnato la vita di chi poi ha scelto di porsi la
domanda più importante: MA DIO COSA VUOLE DA ME?
Non ho visto la
Madonna nessun santo e neanche un angelo è venuto a
parlarmi nel sonno ma la mia vita è stata un insieme di
eventi che hanno lasciato dietro di se una scia da
seguire come se gli stessi eventi mi suggerissero quale
percorso intraprendere e con un intuito che non veniva
da me ma da Dio ho deciso di mettermi in gioco.
Sicuramente chi più
mi ha aiutato a scoprire che Dio aveva per me un
progetto, che mi chiamava ad una vocazione, sono stati i
miei genitori, i quali mi hanno insegnato innanzi tutto
a ringraziare Dio, a pregarlo, a chiamarlo Padre e a
distanza di anni sapere che Lui si è servito di mamma e
papà mi riempie il cuore di una gioia intensa.
Dall’infanzia fino
all’età di 17 anni con una serie di alti e bassi
(soprattutto nel periodo dell’adolescenza), Dio mi ha
fatto incontrare persone ed esperienze che hanno come
intessuto dentro di me il coraggio di una risposta
generosa alla chiamata. L’aver vissuto la parrocchia di
origine, l’essere stato a servizio dell’altare come
chierichetto prima con Don Antonio Tuzzi che spesso vado
ancora a trovare al cimitero di Roccasecca, poi con una
serie di sacerdoti che si sono succeduti nella reggenza
di una comunità che portava in grembo tre vocazioni al
ministero ordinato, alcuni sacerdoti che non finirò mai
di ringraziare (e che vorrei nominare in questa
testimonianza perché vale la pena pregare per loro) don
Ruggero, Don Antonio Molle, don Pasqualino, don
Giandomenico (sacerdoti della diocesi) e Padre Poul
(domenicano irlandese) che sono stati testimoni forti,
perché mi hanno comunicato la bellezza dell’essere preti
in una dimensione di accoglienza e profonda
disponibilità verso tutti hanno contribuito a coltivare
dentro di me una venerazione per quel prete che sta lì
in attesa e allo stesso tempo alla ricerca di ogni
persona che viveva nel territorio. L’esperienza
quindicennale dello scautismo, tra campi scuola che
favorivano la condivisione e l’apertura all’altro, il
desiderio di raggiungere vette più alte e che richiedeva
la disponibilità a mantenere il passo dei più deboli e
accettare che l’altro si mettesse al passo con la mia
debolezza ha permesso di costruire un giovane capace di
ascoltare ed essere ascoltato.
E poi finalmente
all’età di 17 anni è arrivata (come una meteora
inaspettata) una domanda che spesso non mi faceva
neanche dormire (Signore che cosa vuoi da me??). così
piano piano ho scoperto la figura del direttore
spirituale, della direzione spirituale, il gusto della
confessione ogni 15 giorni fino a capire che c’era un
luogo “il seminario” che mi dava l’opportunità di
cercare o almeno intuire quale potesse essere la mia
vocazione.
L’esperienza dei 6
anni ad Anagni è il tesoro più prezioso che porto e
quindi non ne parlerò tanto, semplicemente dico che è
un’esperienza completa profonda, che va al di la delle
nostre attese e pretese è “METTERSI CON FIDUCIA NELLE
MANI DI UN ALTRO SAPENDO CHE DI LUI DIO SI SERVE PER
PARLARTI”.
E dopo 6 anni di
formazione, potato e ripotato sono arrivato alla prima
tappa con il lettorato, poi l’accolitato (ad Anagni) e
l’ammissione agli ordini (nel Santuario di Canneto) a
cui devo molto per la devozione a Maria che anno dopo
anno è cresciuta tra i monti e le acque che rendono
fantastico quel luogo di silenzio e preghiera.
Oggi mentre scrivo,
sapendo che sono passati 4 anni dall’ordinazione “15
Ottobre 2005” devo ringraziare Dio perché non vorrei mai
cambiare nulla di quello che ho vissuto perché avendo
trovato Lui non ho bisogno più di nulla. Sicuramente
devo ancora crescere, dovrò assaporare ancora la
polvere, nei fallimenti che fanno parte del gioco ma in
definitiva posso dire che Dio mi ha fatto il regalo di
conoscerLo e di seguirLo.
Invito altri giovani a sentire la voce che parla dentro
a creare silenzio attorno a se e a dare una svolta
radicale alla propria vita, scegliendo di essere
Apostoli in questa Chiesa che pur mostrando le rughe del
tempo rimane sempre l’unica giovane maestra che piace
ascoltare e a cui voglio obbedire. |