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S.RESTITUTA V.M.

SANTA RESTITUTA VERGINE E MARTIRE, Patrona di SORA e della DIOCESI

La testimonianza più antica del culto di S.Restituta, vergine e martire sorana, risale al sec. IX, quando è appunto databile un affresco della Santa, di scuola longobarda, venuto alla luce nel 1974 in un arcosolio dell'omonima chiesa di Morrea Inferiore in Valle Roveto.

L'effigie, rimossa e restaurata, si può ammirare in una cappella laterale della nuova chiesa, che è stata ricostruita poco distante da quella precedente, distrutta quasi del tutto dagli ultimi eventi bellici.

Ora, se si pensa che detto arcosolio doveva far parte di un ipogeo paleocristiano sul quale si ergeva la chiesa su menzionata, se ne deduce che il culto della martire sorana è databile anteriormente allo stesso sec. IX, epoca dell'affresco.

La chiesa di Morrea risale storicamente alla seconda metà del sec. X, come dipendenza della prepositura cassinese di S.Maria di Luco, mentre l'omonima chiesa di S.Restituta di Sora appare per la prima volta nella bolla del 1100 di Papa Pasquale II, dove è denominata "plebem", cioè chiesa matrice a cui facevano capo altre chiese ad essa appartenenti.

Qui facciamo riferimento solo a fonti certe e coeve e non alla "Passio" della martire, composta nel sec. XI, che è concordemente ritenuta un documento tardivo, assai fantasioso e pertanto poco credibile, specie perché riflette condizioni e ambienti propri dell'epoca e non della Chiesa delle origini. Ma ci sono altre ragioni a sfavore.

Nel febbraio 1222 la chiesa sorana era denominata "S.Restituta Maggiore", aveva un suo capitolo, formato da dieci canonici, come aveva stabilito il vescovo di Sora e confermato papa Onorio III, ed era presieduto dal preposto di nome Giacomo.

Era detta: "S.Restituta Maggiore" sia per l'importanza che essa aveva assunto a motivo del sepolcro della martire che essa custodiva da secoli, divenendo in tal modo centro irradiatore primario della sua devozione, sia nei confronti delle altre omonime chiese, che erano sorte nell'ambito della diocesi, come quella antichissima di Morrea Inferiose, o che vi andarono sorgendo in quei decenni, come quelle di Atina e Carnello nei dintorni di Sora.

S.Restituta di Atina, in quell'epoca nella diocesi di Sora, è documentata fin dall'agosto 1208 e sopravvisse per vari secoli. Si trovava a "Pié delle piagge", un sobborgo a nord della città. Si trattava certamente della martire sorana. La sua festa veniva celebrata, come a Sora, il 27 Maggio.

S.Restituta di Carnello appare per la prima volta, tra le chiese della diocesi di Sora, nella decima papale triennale del 1308-1310 e dipendeva dal capitolo di S.Restituta Maggiore di Sora. Esiste ancora ed è parrocchia. E' situata sulle sponde del Fibreno, a fior d'acqua, dove, secondo la "Passio", sarebbe stata decapitata la martire sorana.

Il culto di S.Restituta a Sora segue le vicende della sua chiesa e del suo sepolcro. All'inizio del sec. XVI si ha notizia del braccio della martire, che veniva conservato nella cripta, dov'era una finestrella, che chiudeva la sepoltura della Santa.

Nella seconda metà del secolo la chiesa risultava a tre navate con dodici altari e il coro.

Nel 1609, primo anno di episcopato di Mons. Giovannelli, la cripta era stata ricolmata di terra per assicurare la stabilità del coro e pertanto non era più accessibile. Ma il nuovo vescovo, saputo che vi erano posti tre altari con i corpi di S.Restituta, di S.Cirillo e compagni martiri e, desideroso di riportarli alla luce e riproporli alla venerazione pubblica, dava inizio ai lavori di scavo.

Ma, dopo qualche tempo, i risultati ottenuti non furono soddisfacenti. Un secondo tentativo si ebbe con il suo successore Mons. Guzzoni nella seconda metà del secolo e questa volta fu coronato da successo.

Intanto il 26 Luglio 1654 un violento sisma distruggeva la chiesa, facendo anche delle vittime tra i fedeli. Purtroppo già altre volte in passato nella sua lunga storia, la magnifica chiesa aveva subito questa terribile sorte. Fu ricostruita ex-novo su progetto dell'arch. G.B. Rodoli a una sola navata. I lavori durarono vari anni.

Nel settembre 1663 si verificò l'evento che doveva dare il sigillo all'autenticità del culto di S.Restituta e un nuovo impulso all'amore dei Sorani verso la loro Patrona: l'invenzione e l'identificazione delle sue sacre ceneri e di quelle dei suoi compagni di martirio.

Scavando in profondità, presso l'altare maggiore ad essa dedicato, fino sotto il pavimento dell'ex-cripta, fu rinvenuta al centro un urna in pietra con pochi resti umani e ai due lati, a pari distanza da questa, altre due urne in pietra più piccole e con un numero maggiore di ossa. Si individuò la finestrella di cui si sapeva fin dal 1609, si recuperò un antico lampadario in ferro e sulla parete destra fu scoperta una effigie di antica pittura non definibile.

Sulla identità di quelle venerate reliquie, da alcuni indizi e circostanze particolari, non cadevano dubbi: le prime appartenevano a S.Restituta e le altre a S.Cirillo e a due compagni. Grande e duratura fu l'esultanza del popolo sorano e di tutta la diocesi per quell'avvenimento straordinario.

Ma il vescovo dell'epoca Mons. Guzzoni, desideroso dii avere un giudizio certo sui fatti e sull'identificazione delle reliquie rinvenute, costituì due commissioni di esperti: una composta da teologi, l'altra di tre chirurghi. La prima doveva accertare i fatti e raccogliere testimonianze sicure. La seconda era incaricata di effettuare un esame particolareggiato, sotto l'aspetto anatomico ed osteologico, dei sacri reperti.

Le due giurie, dopo rigorose indagini, lavorando ciascuna indipendentemente dall'altra, giunsero al medesimo risultato: le reliquie appartenevano a S.Restituta e ai suoi compagni.

Risolutivo fu per la seconda commissione il confronto tra l'omero del "Braccio di S.Restituta", conservato nel reliquario, e i resti della Santa rinvenuti nell'ipogeo.

Forte di questo responso favorevole, il vescovo diocesano, in data 20 Novembre 1684, inoltrava una supplica alla Sacra Congregazione dei Riti per poter esporre alla pubblica venerazione i corpi dei santi. Ma la causa per la identificazione delle reliquie fu lunga, laboriosa e dispendiosa al punto che il rescritto di autorizzazione fu emesso dopo più di un secolo, il 21 Marzo 1797.

Nei secoli seguenti il culto di S.Restituta V. e M. conobbe nuovi fasti, come le altre solenni ricognizioni delle reliquie e i due ultimi centenari del martirio, celebrati nel 1875 e nel 1975, ai nostri giorni. Ma conobbe anche giorni tragici, come l'ennesimo disastroso terremoto, quello del 13 gennaio 1915, che con gran parte della città ancora una volta rase al suolo il bel tempio della martire sorana. Purtroppo nella scelta del nuovo sito, posto a poche decine di metri, per la ricostruzione della chiesa, non si tenne presente la necessità di conservare l'antica cripta sia per la memoria storica, sia perché con ulteriori scavi quell'antico ipogeo avrebbe potuto far luce sul culto della martire a Sora durante l'alto Medioevo, sul quale grava ancora un buio completo.

Artefice del nuovo sacro edificio fu Mons. Giuseppe Piccirilli, che ora riposa all'ombra di quelle splendide volte. Al suo successore, Mons. Vincenzo Marciano si debbono i principali abbellimenti, come il grande organo, le pitture e le porte di bronzo.

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