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All'epoca dell'abare
Apollinare di Montecassino (817-828), poi proclamato
santo, un chierico di nome Daniele, abitante in Taranto,
trovandosi in stato di grave infermità, donò all'abazia
cassinese tutte le sue proprietà, site nella suddetta
città e in territorio di Aquino con servi e serve a lui
appartenenti, eccetto un suo servo di nome Giovanni, che
egli aveva reso libero ("liberum dimisi") dinanzi
all'altare di S.Maria, una chiesa eretta presso la città
di Aquino ("ad Aquinensem civitatem").
In questo importante
documento dell'archivio di Montecassino si rinvengono le
indicazioni di luogo e di tempo essenziali per
identificare l'insigne chiesa aquinate: essa era posta
presso la città medioevale ("ad....civitatem"), ma fuori
della cinta muraria, dove è rimasta sempre fino ad oggi;
era originariamente chiamata S.Maria, poi evidentemente,
grazie a quella prima cerimonia di emancipazione ("e-mancipium",
fuori schiavitù) che rimase emblematica, e ad altre del
genere che ne seguirono in quei primi secoli, assunse
anche la denominazione diS.Maria della Libera: la
Madonna che "libera" da ogni schiavitù, a cominciare da
quella fisica e padronale, la più obbrobriosa.
la vicinanza della
chiesa alla civita vecchia e una circostanza
forndamentale per l'identificazione della medesima ed
anche il documento in esame la pone giustamente in luce.
A conferma di quanto si va qui affermando, nei sec. IX e
X, sia in prossimità dell'antico abitato, sia in tutto
il territorio di Aquino, non risultava alcun'altra
chiesa dedicata alla Vergine con la quale essa poteva
confondersi.
Solo nell'aprile 1012
appariva una seconda chiesa di S.Maria, ma era una
costruzione del tutto diversa dalla prima e ben
localizzata: si trovava nelle pertinenze di Aquino in
località Gualdo detto Ursetrude e appartenente a
privati. Nel 1042 uno dei proprietari ne donava la sua
parte a Montecassino.
Nel 1065 una terza
chiesa di S.Maria, situata "dentro" l'antico abitato ("intus
Aquino") diventava monastero femminile ("monasterum
puellarum"). Questa chiesa-monastero figura anche nelle
decime papali della prima metà del sec. XIV. Vi sono
menzionati il cenobio, l'abatessa e il cappellano con le
rispettive aliquote versate. Tale chiesa è documentata
fino al 1501. In seguito fu unita al Capitolo di
S.Costanzo.
Pertanto nel sec. XI
nel territorio di Aquino esistevano tre omonime chiese
di S.Maria, ma tra loro diverse per sito, importanza e
storia. Una distinzione che va tenuta presente onde
evitare confusioni.
Il tempio della
Libera, databile quindi negli anni 817-828, fin dai suoi
inizi storici, era dipendente ed officiata dal clero
secolare. Difatti, sia dal primo documento esaminato,
sia dagli altri pochi superstiti relativi a tale chiesa,
non risulta che l'insigne monumento sia appartenuto
anche per breve tempo all'abbazia di Montecassino. Le
celle benedettine in territorio di Aquino erano altre e
diverse, che si conoscono bene, perché ripetutamente
confermate a quell'archicenobio dai pontefici.
Tuttavia un influsso
anche notevole dell'arte benedettina sul vetusto
monumento aquinate è ormai un dato certo per la critica
moderna. Secondo Cagiano de Azevedo, esso costituisce
uno dei più tipici esempi dell'architettura benedettina
in Italia. Anzi il noto studioso, nell'impianto generale
del tempio, ritrova lo schema esatto della chiesa
desideriana di Montecassino in quanto strutturato su
un'ampia navata centrale, fiancheggiata, da due navette
e terminante in un profondo transetto.
Attesa l'origine
alto-medioevale della chiesa della Libera, ne consegue
che l'edificio romanico di oggi, databile secondo gli
esperti alla prima metà del sex. XII, debba ritenersi
una riedificazione del tempio primitivo, voluta dalle
due benefattrici ricordate nella lunetta del portale
principale: Ottolina e Maria.
Secondo il Carbonara,
alcune strutture dell'attuale chiesa, come il portale
maggiore, la facciata e il transetto, facevano parte
della chiesa preesistente dello stesso titolo.
Anche l'epigrafe
incisa sullo stipite sinistro del detto portale, di non
facile interpretazione, pare alludere a un tempio nuovo
dedicato alla Madonna, che si andava sostituendo a
quello più antico.
Difatti l'epigrafe
dice: " + AULA DEI GENITRIX I(N)CHOATA MODERNA", che
tradotto, suonerebbe così: "Chiesa della Madre di Dio,
iniziatasi quella nuova". Ma nell'edificio del sec. XII
si rilevano altre parti ed aspetti, che ci riportano ad
epoche anteriori.
Sulle vicende
susseguenti del tempio della Libera scende un fitto
silenzio di secoli. Le sue notizie si hanno solo dalla
seconda metà del XVII secolo in poi e riguardano, ora lo
stato di abbandono e di fatiscenza del monumento, ora i
suoi restauri.
Nel 1711 la chiesa si
trovava fuori della città ("extra urbem"), si chiamava
"episcopato", mancava del necessario per tenervi sacre
funzioni ed era coperta solo a canali. Notiamo tra
l'altro l'indicazione del luogo: il vetusto tempio era
situato "fuori la città", cioè era nel medesimo sito
delle sue origini ("ad Aquinensem civitatem") e dove si
trova ancora.
Esso sorge su una
necropoli romana, che si estende all'intorno, e
raccoglie molti resti dell'antica città: iscrizioni
funerarie, fregi e frammenti marmorei appartenenti ad
edifici pubblici. Il tempio della Libera è un grandioso
monumento della memoria storica della città, il quale
più che nelle forme esterne vive perennemente nel cuore
degli Aquinati. |