31 GENNAIO 2012 - Il Vescovo Mons. Filippo Iannone nominato Vice-Gerente della Diocedi di Roma.
Al termine della riunione del Consiglio presbiterale, convocati i responsabili degli Uffici di Curia, Mons. Vescovo ha comunicato che il Santo Padre lo ha elevato all’ufficio di vice-gerente della Diocesi di Roma, conferendogli la dignità di Arcivescovo. Contemporaneamente gli ha affidato l’incarico di Amministratore Apostolico della Diocesi di Sora-Aquino-Pontecorvo.
Il Vicario Generale Mons. Antonio Lecce, a nome dell’intero presbiterio, ha ringraziato Mons. Iannone per il suo intenso, anche se breve, ministero episcopale in questa Chiesa particolare, porgendogli, a nome di tutti, un caloroso augurio per il nuovo incarico che lo vede più direttamente a servizio della Chiesa di Roma “che presiede nella carità” a tutte le Chiese.
31 GENNAIO 2012 - Il Vescovo Mons. Filippo Iannone nominato Vice-Gerente della Diocedi di Roma. (COMUNICATO STAMPA SALA VATICANA)
Il Papa ha nominato Vicegerente della diocesi di Roma (Italia), conferendogli la dignità di Arcivescovo, S.E. Mons. Filippo Iannone, O.Carm., finora Vescovo della diocesi di Sora-Aquino-Pontecorvo.
S.E. Mons. Filippo Iannone, O.Carm.
S.E. Mons.
Filippo Iannone, O.Carm., è nato a
Napoli il 13 dicembre 1957. È entrato
nell’Ordine dei carmelitani il 1° agosto
1976, dopo la licenza liceale. Ha fatto
il noviziato presso la comunità dei Ss.
Silvestro e Martino in Roma e lo
studentato presso la comunità del
Carmine Maggiore in Napoli.
Ha compiuto gli studi teologici alla
Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia
Meridionale, conseguendo il
Baccalaureato in Teologia e, in seguito,
alla Pontificia Università Lateranense,
ottenendo il Dottorato in utroque
iure.
Presso il Tribunale della Sacra Romana
Rota ha ottenuto il diploma di Avvocato
Rotale. Ha frequentato inoltre i corsi
di specializzazione presso alcuni
Dicasteri della Santa Sede. Ha emesso la
Prima Professione, come carmelitano, il
1° ottobre 1977 e la Professione Solenne
il 15 ottobre 1980. È stato ordinato
sacerdote il 26 giugno 1982.
Nell’Ordine Carmelitano ha ricoperto gli
incarichi di Economo commissariale dal
1985 al 1988; Economo nazionale dal 1988
al 1991; Consigliere commissariale dal
1988 al 1994 e Presidente della
Commissione per la revisione delle
Costituzioni dal 1989 al 1995.
Nell’arcidiocesi di Napoli ha svolto i
seguenti uffici: Difensore del Vincolo
del Tribunale regionale Campano dal 1987
al 1990; Vicario giudiziale aggiunto del
Tribunale diocesano di Napoli dal 1990
al 1994; Vicario episcopale per la IV
zona pastorale dal 1994 al 1996 e Pro
Vicario generale dal 1996 al 2001.
È stato docente di Diritto Canonico, in
qualità di Professore associato, nella
Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia
Meridionale. Ha tenuto corsi, come
Professore inviato, presso alcuni
Istituti Superiori di Scienze Religiose
e presso la Scuola di Specializzazione
in Diritto Ecclesiastico e Canonico
della Facoltà di Giurisprudenza
dell’Università degli Studi Federico II
di Napoli.
Eletto alla Chiesa titolare di Nebbi e
nominato Vescovo Ausiliare di Napoli il
12 aprile 2001, ha ricevuto
l’ordinazione episcopale il 26 maggio
dello stesso anno.
Il 19 giugno 2009 è stato nominato
Vescovo di Sora-Aquino-Pontecorvo.
Attualmente è membro del Supremo
Tribunale della Segnatura Apostolica;
consultore della Congregazione per gli
Istituti di vita consacrata e le Società
di vita apostolica; membro del Consiglio
per gli Affari giuridici e Presidente
del Comitato per l’edilizia di culto
della Conferenza Episcopale Italiana
GENNAIO 2012 - "DIVENTARE DISCEPOLI" (Riflessioni a cura di ALESSANDRO REA).
Non chiamatelo tempo ordinario. Lo so,
così lo chiama la liturgia. Ma cos’ha di
ordinario un tempo che Dio abita per
sempre? Un tempo che, per noi, diventa
il luogo dove incontrare la pienezza di
Dio e scoprire la nostra vera identità e
la nostra missione? Come il piccolo
Samuele in questa domenica ci aiuterà a
scoprire una vocazione in germe: la
nostra che ha sempre bisogno di stimoli
e correzioni. Samuele è figlio di una
donna sterile, Anna, come spesso accade
nella Bibbia. Nella gioia di avere un
figlio inatteso, la madre decide di
affidarlo alle cure di Eli, il
sacerdote. Samuele diventerà un profeta
straordinario, colui che consacrerà i
primi re di Israele. Sta nel tempio,
Samuele, assiste alle liturgie, ha
un’ottima guida spirituale. Ma ancora
non conosce Dio. Possiamo frequentare il
tempio senza conoscere Dio là
dove la conoscenza, nella Scrittura,
indica un approccio intimo e
totalizzante. Incontro che avviene nel
cuore della notte. Solo se sappiamo
ritagliare degli spazi di quiete e di
silenzio possiamo sentire Dio. E quanto
mancano questi spazi alle nostre vite,
alle nostre città? Ma abbiamo bisogno di
qualcuno che ci aiuti a capire: Eli,
come il Battista, come Paolo, è una
buona guida che indirizza a Dio, non a
se stesso. Così Samuele incontra Dio.
Non nel tempio ma nel deserto Giovanni e
Andrea incontrano Dio. Hanno seguito il
carisma del Battista, hanno lasciato
tutto per seguirlo, anche la loro pelle
è stata riarsa dal sole e dal vento del
deserto di Giuda. In questo punto della
storia il maestro sente che il suo tempo
sta per finire. Viene chiamato
agnello di Dio, come l’agnello
immolato la notte di Pasqua, come
l’agnello immolato al posto del popolo
il giorno di Yom kippur, come l’agnello
sacrificato al posto di Isacco, come
l’agnello mansueto del profeta Isaia.
Forse il Battista vede nel Nazareno
l’ombra della sofferenza e la
determinazione del dono di sé.
Certamente la vede l’evangelista che
riporta l’incontro. È la prima parola
che Gesù pronuncia nel vangelo di
Giovanni: «che volete?». Non cerca
discepoli, non li blandisce (adula) o si
congratula con loro per la scelta fatta.
Chiede ragione della loro scelta. Dio
non vuole discepoli a rimorchio,
cristiani sbadati, cattolici per
abitudine. Chiede consapevolezza. Il
nostro è un Dio che chiede di seguirlo,
ma da adulti. La fede non è mai
un comodo rifugio che ci protegge dal
mondo cattivo, il tappeto sotto cui
nascondere le nostre miserie. Dio vuole
uomini veri e liberi. Sono spiazzati,
Giovanni e Giacomo. Troppo forte e
diretta la domanda per non inquietare.
Cosa cercano? Non lo sanno ancora.
Chiedono aiuto, chiedono lumi, un
qualche appiglio, un punto di
riferimento. Anche il domandare - Dove
abiti? – cela tutto il bisogno di
certezze! Quanti se e ma
mettiamo prima di dire il nostro sì
definitivo al Signore!
Per concludere la fede non è fare
o sapere ma conoscere… Un
tempo poco ordinario, per la verità.
È breve il tempo natalizio. Breve ma
pieno forte, provocatorio, dove la riflessione
della divina nascita invita alla conversione,
per chi la vuole accogliere. E con oggi
chiudiamo queste due settimane passate ad
accogliere l’inaudito di Dio, a stupirci, come i
pastori, che scoprono che Dio viene apposta per
gli sconfitti, a interrogarci come i magi, che
sono curiosi davanti alla vita, a meditare come
fa Maria, che tesse la sua vita intorno alla
Parola. Archiviamo il Natale con un’ultima
riflessione, densa, immensa, destabilizzante.
Quel Gesù che abbiamo lasciato nella culla,
riconosciuto dai sapienti magi, lo ritroviamo
oggi adulto, penitente fra i penitenti, a farsi
battezzare nel Giordano da Giovanni il
predicatore. Come ho già avuto modo di scrivere,
mi piacerebbe che la Chiesa, prima di tornare al
tempo ordinario, celebrasse altre due feste: la
memoria della fuga in Egitto, per ricordarci che
Dio è stato un clandestino trattato male dai
benpensanti di tutti i tempi e la solennità
della quotidianità di Nazareth, per fermarci
alla soglia del mistero di un Dio che per
trent’anni costruisce sgabelli. In attesa di
questa improbabile riforma liturgica,
accodiamoci alla folla che scende da Gerusalemme
per incontrare il battezzatore, Giovanni
profeta. Non si dilunga nei particolari, Marco,
come al suo solito. Non parla della nascita di
Gesù e nemmeno della sua infanzia. Lo troviamo
uomo tra gli uomini, Gesù, pronto a farsi
battezzare. Anche Giovanni è descritto con pochi
tratti, senza lasciare spazio alle illazioni,
all’emozione.
Gesù si mette in fila per il battesimo.
Non ne ha bisogno, il suo cuore non è oscurato
dalla tenebra, in lui la presenza di Dio è
assoluta. Eppure vuole condividere il bisogno
intimo dell’uomo di liberazione e di pace. Non
fa finta, Gesù, non accetta vantaggi, in tutto è
simile all’uomo. In tutto eccetto nel peccato
che, appunto, è l’anti-umanità. Si compiace,
Dio, nel vederlo solidale con i peccatori. Si
compiace, nel vederlo farsi discepolo. Matteo e
Luca dicono che tutti sentono la manifestazione
di Dio, la teofania. Marco, invece, ci dice che
Gesù solo la sperimenta. Col battesimo è stata
messo nel nostro cuore il seme della presenza di
Dio. Non una magia, non un rito scaramantico, ma
un seme. Va coltivato, il seme, per poter
crescere e per portare frutto. Dio è in noi e
tutto ciò che ci porta dentro ci avvicina
a Dio. Il silenzio, la musica, la natura,
l’arte, la letteratura, ci portano dentro noi
stessi, ci accompagnano alle soglie del
mistero. La cristianità che ci è donata e
riscontrata dentro e fuori dei noi proclama ciò
che siamo… come diceva sant’Ireneo: cristiano,
diventa ciò che sei.
SORA - A tre mesi dal tragico evento, una poesia di Ersilia Atalaya per non dimenticare la vittime dell’esplosione di Arpino.
La sensibilità dell’autrice, una bambina di dieci anni
A tre mesi dalla tragica esplosione di Arpino, avvenuta il 12 settembre scorso e che ha causato la morte di Claudio Cancelli, Giuseppe Cancelli, Giovanni Cancelli, Francesco Lorini, Enrico Battista e Giulio Campoli, non è possibile dimenticare. È stato un evento tanto doloroso che ha provocato indelebili e profonde ferite. Perciò rimane doveroso manifestare ancora l’affettuosa vicinanza di tutti alle famiglie, così duramente colpite, sia con la preghiera che con il cuore. C’è chi vuol far sentire simili sentimenti anche con una poesia, che contiene dei versi scaturiti da una significativa sensibilità e da una commovente partecipazione. È stata scritta da una bambina di dieci anni. Si chiama Ersilia Atalaya, frequenta la prima media E. Facchini, succursale di Carnello. Vuole, questo, essere un altro doveroso omaggio alle sei vittime, cadute tre mesi fa, mentre lavoravano. Un sacrificio, il loro, che ha sconvolto, non solo i familiari, ma l’intero nostro territorio.
Ho sentito un Boato
Ho sentito un boato,
un forte boato
e mi sono spaventata.
Non sapevo ancora
che quel boato,
fosse un boato di Morte.
Quel boato ha portato via con sé
sei persone;
ha portato via
mariti dalle loro mogli;
ha strappato padri
dalle braccia dei loro figli
e figli dalle braccia delle loro madri;
ha portato via fratelli ai propri fratelli;
ha portato via amici dai loro amici.
Claudio, Giuseppe,Giovanni
Franco, Enrico,Giulio:
non solo nomi, ma persone oneste;
persone che lavoravano,
per assicurare ai loro cari un futuro migliore.
Ma il destino ha deciso
che in quel futuro loro non ci dovevano stare.
Ma non è così.
Essi sono e restano
sempre impressi nella mente
di chi, a loro, ha voluto bene.
Ma anche nella memoria
di chi, come me, non li ha conosciuti.
Resteranno nella mia memoria come
Eroi che hanno perso la vita mentre
lavoravano.
SORA - La Festa del Volontariato: un impegno di servizio gratuito al nostro territorio -
Oltre trenta Associazioni in campo
Il 4 dicembre scorso la Festa del volontariato ha vissuto il suo evento centrale con il Convegno Diamoci una mano. Molte qualificate presenze delle Associazioni di volontariato hanno affollato l’auditorium di piazza Mayer Ross a Sora. Attesa da tutti la presenza di mons. Luca Brandolini, che è intervenuto con la sua ben conosciuta passione comunicativa, sottolineando l’importanza del volontariato, universo che si differenzia per situazioni, ambiti, tipologia di relazioni, qualità degli interventi. La ricchezza di questo evento è sicuramente data dalla volontà di condividere le diverse espressioni e modalità di volontariato, per fare circolare un bagaglio di esperienze che costituiscono una risorsa e una ricchezza da riscoprire e da condividere. Molto seguito e apprezzato, nel cuore del convegno, l’intervento della dottoressa Anna Scalfati, giornalista di Rai Uno, sulle tematiche e sulle varie problematiche del volontariato oggi, sull’accoglienza dei bisogni del territorio, per arrivare ad esprimerli non solo come difficoltà da risolvere, ma come opportunità da potenziare per crescere. La Festa del volontariato a Sora si è conclusa il 6 dicembre, con la chiusura della Mostra del volontariato, che ha aperto uno spazio espositivo presso il Museo Civico. Più di trenta associazioni si sono presentate alla Città di Sora ed al territorio con brochure, percorsi interattivi sul tema dell’impegno sociale e sull’esperienza di cittadinanza attiva, sui vari fronti: culturale, solidale e di sostegno alla persona nella sua complessità, che spaziano dal piano educativo alla prevenzione delle dipendenze, dalla protezione civile alla cura dei bambini e dei giovani, dall’accompagnamento ai malati all’animazione spirituale e culturale. Un mondo in movimento, come un grande giardino che fiorisce in silenzio e ci invita a rallegrarci della festa della vita, avventura sempre possibile.
Gioire in questo Natale… fino a che punto?
Alessandro Rea
Sarà un Natale sottotono, dicono gli esperti. Vorrei vedere il contrario! La crisi economica che sta travolgendo il mondo, complessa e articolata ma sempre e comunque una nostra creatura! Fragilizza le nostre vite, ci rende insicuri. La festa di Natale non rappresenta il culmine dello shopping, quest’anno dobbiamo fare bene i nostri conti: agiamo tutti con maggiore prudenza. Il mondo ci dimostra ampiamente i suoi limiti, le false promesse di benessere diffuso e di crescita globale fanno i conti con la dura realtà: ogni progetto, anche il più virtuoso, si confronta con l’egoismo umano, con i pochi che, già ricchi, sono travolti dalla bramosia del potere e della ricchezza, impoverendo gli altri. Dobbiamo trovare delle soluzioni comuni e condivise, certo, ma dobbiamo anzitutto guardare con autenticità alla natura umana e ai suoi limiti. Solo uno sguardo che sa andare oltre, che volge l’attenzione verso l’altrove può costruire un mondo diverso. Rimanere nella gioia, allora, significa fare una scelta di campo, schierarsi. Gioire non è, anzitutto, un’emozione, ma un gesto di volontà. Si può gioire anche nella difficoltà. Come fanno gli esiliati di Gerusalemme. Ricordate la prima lettura di domenica scorsa? Quando un nuovo scrittore riprende in mano il libro di Isaia, la profezia si è avverata: sono i persiani, ora, a dominare la scena politica: i babilonesi sono sconfitti e gli ebrei liberati, dopo settant’anni di deportazione. Il rientro a casa è difficile e pieno di pericoli ma, la cosa peggiore, è che a Gerusalemme nessuno più si ricorda di loro. I deportati vengono confinati al margini della città, sull’altura di Sion, le loro terre sono ormai coltivate da altri, ebrei senza scrupoli approfittano della crisi finanziaria per prestare a tassi di usura e un’inattesa carestia porta alle soglie della morte gli scampati. Sopravissuti alla prigionia, ora rischiano di morire di stenti nella città che li ha dimenticati. E Isaia, il cosiddetto terzo Isaia, profetizza e invita tutti alla gioia. Nel dolore la verità si fa più chiara, scrive uno visionario Dostoevskij, e, a volte, è vero. Per restare nella gioia occorre fede, una prospettiva diversa. Se la gioia mi deriva dall’emozione di realizzare un sogno, di possedere un oggetto da sempre desiderato, è fragile e qualunque ostacolo la può distruggere. Se la mia gioia è riposta in Dio, ed è motivata nel coltivare nel sacrificio la speranza di un futuro allora tutto diventa più gioioso!
La gioia dell’altrove che mi permette di vivere il dolore presente con fiducia, nasce dalla preghiera, afferma Paolo scrivendo ai Tessalonicesi. Un preghiera che non è l’insistente richiesta di risoluzione dei problemi, ma l’abbandono fedele in chi può darmi la forza per affrontare ogni notte, ogni oscurità. È possibile prepararsi al Natale nonostante la grande fatica che stiamo sperimentando. È possibile vivere con una gioia che nasce dalla fede ed è nutrita, nello Spirito, dalla preghiera. Cristo nasce nei nostri cuori, se lo desideriamo. Lo incontriamo vegliando su noi stessi, lasciando che l’interiorità riprenda il suo spazio nelle nostre vite travolte dagli affanni.
Pastorale familiare nella Valle del Liri - L’incontro con i giovani sposi
C’era chi è entrato in chiesa spingendo un passeggino e chi addirittura due, chi il proprio piccolo lo stringeva tra le braccia o lo teneva per mano e chi lo portava nella pancia e qualcuno invece ci sta ancora… lavorando. È stato questo il primo impatto, carico di sorrisi, abbracci ed emozioni, con le giovani coppie che hanno frequentato negli ultimi tre anni il corso di preparazione al matrimonio e che sono state invitate a tornare per un incontro di preghiera, di amicizia, di dialogo e di confronto per continuare un discorso avviato e che mai potrà dirsi concluso o esaurito. All’invito di sabato scorso hanno risposto volentieri una trentina di coppie, altre si sono rammaricate per non essere potuto venire a quel primo appuntamento, ma disponibili ad altri successivi. Dopo il saluto con un vivace canto di Benvenuto, si è dato spazio alla Parola di Dio, commentata dal parroco di Castelliri, Don Arcangelo D’Anastasio. Le presentazioni sono servite a riallacciare quel filo di ricordi che si era forse un po’ allentato ma non certo spezzato. Quindi con il gioco dell’alfabeto, le coppie si sono divertite a delineare, sulla base della loro esperienza personale, un profilo di famiglia fondato sulla capacità di Accogliersi, di Entusiasmarsi, di Rispettarsi - per citarne solo alcuni - ma anche di Progettare, di Soffrire insieme, di Volersi bene sempre. Come il Matrimonio non è mai un punto di arrivo, così l’Amore non si deve mai dare per scontato, ma va imparato giorno dopo giorno, momento dopo momento, attimo per attimo. Ancora un canto festoso e poi la preghiera in musica alla Vergine Immacolata ha concluso questo primo incontro - il prossimo si terrà a Castelliri domenica 8 gennaio con tutti quei genitori che hanno battezzato o battezzeranno i loro piccoli - e quelle giovani famiglie non sono scappate via ma sono rimaste a conversare amabilmente, felici di questa opportunità che è stata data loro.
SORA - L’incontro culturale e di amicizia con i Presidi e con i Direttori Amministrativi delle Scuole
Venerdì 16 dicembre a Sora presso la Sala S. Tommaso
Gianni Fabrizio
Si ripete anche quest’anno il tradizionale incontro culturale e di amicizia che il direttore dell’Ufficio Scuola della Diocesi di Sora Aquino Pontecorvo, don Mario Zeverini, organizza nel periodo prenatalizio. L’invito a parteciparvi, anche a nome del vescovo, mons. Filippo Iannone, è stato rivolto a tutti i dirigenti scolastici, ai direttori amministrativi ed ai dirigenti in pensione che hanno prestato e prestano servizio nelle Scuole del territorio diocesano. L’incontro è stato programmato per venerdì 16 dicembre, a Sora, presso la Sala S. Tommaso, in piazza Indipendenza, con inizio alle ore 10,30. La relazione introduttiva sarà a cura della pedagogista, prof.ssa Gabriella De Santis, docente presso l’Università di Cassino che, sulla base delle proprie ricerche, tratterà il tema: Conoscere per orientare: dal significato alle finalità – L’orientamento scolastico, sta dentro l’orientamento della vita. Sono previsti i saluti del vescovo, mons. Filippo Iannone, cui seguiranno i vari interventi che apriranno il successivo dibattito. I lavori verranno presentati e coordinati dal direttore dell’Ufficio Scuola, don Mario Zeverini.
SORA, 15 Dicembre 2011 ore 18 centro San Luca: "Un Natale senza frontiere".
I ragazzi del Centro le nuvole, ludoteca e doposcuola presso il Centro San Luca, a Sora, hanno organizzato un originale momento di festa per augurare a tutti un gioioso e sereno Natale. Per giovedì 15 dicembre alle ore 18.00, presso la Sala Mancinelli del Centro, è previsto l’evento Un Natale senza frontiere, con il seguente programma: ci sarà la rappresentazione Una splendida storia d’amore, la recita di Poesie natalizie, canti e balli. I ragazzi in particolare eseguiranno i seguenti brani della tradizione natalizia: Adeste Fideles, Rallegriamoci, Laudato Sii, Amen, A Natale puoi, È Natale, Feliz Navidad, Happy Day.
GIOVEDI' 15 DICEMBRE 2011 - Adorazione Eucaristica nella Cattedrale di Sora
L’Adorazione Eucaristica presieduta dal vescovo Filippo, nella Cattedrale S. Maria Assunta in Sora, prevista per il secondo giovedì del mese, si terrà giovedì 15 dicembre dalle ore ore 21,00 alle ore 22,00.
ISOLA DEL LIRI - Don Federico Mazza nel ricordo dei suoi parrocchiani
Una presenza viva, un padre e un sacerdote vero, un prete-signore, una guida ideale, attento alle persone e ai loro bisogni, ottimo pastore… Questo e altro ancora, dall’aneddoto divertente al racconto più serio, è scaturito dall’effluvio di ricordi di una Comunità, quella di S. Lorenzo martire a Isola del Liri, che ha avuto come suo parroco per trenta anni don Federico Mazza e che venerdì 16 dicembre, a cento anni dalla sua nascita, lo vuole degnamente celebrare. Lo farà intorno all’altare del Signore con tanti confratelli nel Sacerdozio e poi con una cascata di ricordi, testimonianze, racconti, attraverso le immagini e a voce, da parte di chi ha avuto la propria vita intrecciata con la sua. Da questo sono nati un video curato da Gianluca Giuliani ed un opuscolo affidato per la realizzazione al genio creativo di Gabriele Pescosolido. È di certo poca cosa per chi ha dato tanto di sé ad una parrocchia, ma è un modo per dirGli Grazie!
SORA - Presentazione della Guida Le Chiese della Natività a Sora
L’associazione Sora in movimento è lieta
di regalare una strenna natalizia che
corrisponde ad uno dei compiti che si è preposta
all’atto della sua recente fondazione: la
divulgazione, la promozione e la valorizzazione
dei beni storici e artistici di Sora e della
valle del Liri. Sabato 17 dicembre,
a Sora, presso la Sala San Tommaso D’Aquino
in Piazza Indipendenza alle ore 18,00.
Interverranno: Prof.ssa Alessandra Tanzilli
Mons. Alfredo Di Stefano Prof. Luigi Gulia. Il
saluto sarà rivolto ai convenuti dall’Avv.
Rosalia Bono, vice Presidente dell’Associazione
Sora in Movimento.
SORA - Don Vittorio Ricci nuovo Parroco a Santa Maria Porta Coeli, a Sora
Un nuovo avvicendamento nelle parrocchie della nostra Diocesi. Don Vittorio Ricci, che per cinque anni ha prestato il suo servizio ministeriale come collaboratore nella parrocchie di San Silvestro Papa e San Ciro, avrà un nuovo incarico come Parroco nella Parrocchia di Santa Maria Porta Coeli, a Sora, succedendo così a Don Pasqualino. L’ingresso di Don Vittorio nella nuova parrocchia si terrà domenica prossima, 18 dicembre, alle ore 17.00, e a presentarlo alla nuova comunità sarà il Vescovo S. E. Mons. Filippo Iannone.
