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DICEMBRE
2011 -
"MEDITAZIONI" di Mons ANTONIO DONGHI.
Esercizi spirituali ai presbiteri della
Diocesi -
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GENNAIO 2012 - "DIVENTARE
DISCEPOLI"
(Riflessioni a cura di ALESSANDRO REA).
Non chiamatelo tempo ordinario. Lo so,
così lo chiama la liturgia. Ma cos’ha di
ordinario un tempo che Dio abita per
sempre? Un tempo che, per noi, diventa
il luogo dove incontrare la pienezza di
Dio e scoprire la nostra vera identità e
la nostra missione? Come il piccolo
Samuele in questa domenica ci aiuterà a
scoprire una vocazione in germe: la
nostra che ha sempre bisogno di stimoli
e correzioni. Samuele è figlio di una
donna sterile, Anna, come spesso accade
nella Bibbia. Nella gioia di avere un
figlio inatteso, la madre decide di
affidarlo alle cure di Eli, il
sacerdote. Samuele diventerà un profeta
straordinario, colui che consacrerà i
primi re di Israele. Sta nel tempio,
Samuele, assiste alle liturgie, ha
un’ottima guida spirituale. Ma ancora
non conosce Dio. Possiamo frequentare il
tempio senza conoscere Dio là
dove la conoscenza, nella Scrittura,
indica un approccio intimo e
totalizzante. Incontro che avviene nel
cuore della notte. Solo se sappiamo
ritagliare degli spazi di quiete e di
silenzio possiamo sentire Dio. E quanto
mancano questi spazi alle nostre vite,
alle nostre città? Ma abbiamo bisogno di
qualcuno che ci aiuti a capire: Eli,
come il Battista, come Paolo, è una
buona guida che indirizza a Dio, non a
se stesso. Così Samuele incontra Dio.
Non nel tempio ma nel deserto Giovanni e
Andrea incontrano Dio. Hanno seguito il
carisma del Battista, hanno lasciato
tutto per seguirlo, anche la loro pelle
è stata riarsa dal sole e dal vento del
deserto di Giuda. In questo punto della
storia il maestro sente che il suo tempo
sta per finire. Viene chiamato
agnello di Dio, come l’agnello
immolato la notte di Pasqua, come
l’agnello immolato al posto del popolo
il giorno di Yom kippur, come l’agnello
sacrificato al posto di Isacco, come
l’agnello mansueto del profeta Isaia.
Forse il Battista vede nel Nazareno
l’ombra della sofferenza e la
determinazione del dono di sé.
Certamente la vede l’evangelista che
riporta l’incontro. È la prima parola
che Gesù pronuncia nel vangelo di
Giovanni: «che volete?». Non cerca
discepoli, non li blandisce (adula) o si
congratula con loro per la scelta fatta.
Chiede ragione della loro scelta. Dio
non vuole discepoli a rimorchio,
cristiani sbadati, cattolici per
abitudine. Chiede consapevolezza. Il
nostro è un Dio che chiede di seguirlo,
ma da adulti. La fede non è mai
un comodo rifugio che ci protegge dal
mondo cattivo, il tappeto sotto cui
nascondere le nostre miserie. Dio vuole
uomini veri e liberi. Sono spiazzati,
Giovanni e Giacomo. Troppo forte e
diretta la domanda per non inquietare.
Cosa cercano? Non lo sanno ancora.
Chiedono aiuto, chiedono lumi, un
qualche appiglio, un punto di
riferimento. Anche il domandare - Dove
abiti? – cela tutto il bisogno di
certezze! Quanti se e ma
mettiamo prima di dire il nostro sì
definitivo al Signore!
Per concludere la fede non è fare
o sapere ma conoscere… Un
tempo poco ordinario, per la verità.

ALBUM DEL GIORNO:
27 Novembre 2011, convegno su Fenomeni
Paranormali nella Sala S.Tommaso d'Aquino, con
il
prof. Aureliano Pacciolla, psicologo e psicoterapeuta,
Docente presso l’Università LUMSA e l’Università
Gregoriana di Roma, Supervisore, Consulente del
Tribunale Penale e Civile di Roma, Perito della
Sacra Rota. -
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